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| foto blunote.it |
Nella stagione ’94-’95 con la casacca del Taranto in Serie D trascinò i rossoblu alla promozione; era il Taranto allenato da Ivo Iaconi e composto da calciatori forti tecnicamente e umanamente: parliamo del trio d’attacco Caputo, Aruta e Cipriani, di giovani come Latartara, Panarelli e Triuzzi. Insomma, una squadra da record capace di vincere nello stesso anno la Coppa Italia di categoria. Noi del GiornaleRossoblu.it abbiamo rintracciato Piero Caputo che ha gentilmente risposto alle nostre domande.
Cosa ricordi degli anni vissuti a Taranto che vi hanno portato alla conquista della Serie C nel ’94-’95?
Ho ricordi bellissimi; avevamo una squadra molto forte con un bel gruppo e ragazzi forti come Panarelli, Triuzzi, Simonetti. Con Aruta e Cipriani formavamo un attacco esplosivo. A guidarci poi c’era un mister esperto e navigato come Ivo Iaconi.
Cosa voleva dire per voi giocare a Taranto davanti a 20.000 persone in Serie D? Oggi l’attaccamento nei confronti della squadra non è cambiato ma le presenze allo stadio sono diminuite.
Tutto dipende dai risultati della squadra; ho visto la partita di domenica scorsa e mi ha fatto una buonissima impressione il Taranto. Ha giocato bene e con determinazione. Dipende da loro far tornare la gente allo stadio. Anche perché domenica c’erano comunque 3.000 persone allo stadio. Io il Taranto lo seguo sempre.
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| Archivio Storico Franco Valdevies – foto Ninni Cannella |
Conosci qualcuno del Taranto?
Panarelli l’ho praticamente cresciuto nel Taranto. Io ero un over e lui un ragazzino, come gli under che ci sono adesso. Lo stesso dicasi per Triuzzi, Latartara e De Tommaso. Sono contento per Luigi che sta andando bene.
Diciamo che il Girone H con Cerignola, Bitonto, Savoia, Andria e altre non è proprio semplice, anche perché ne sale solo una.
Sì è difficilissimo; il campionato di D è composto da tante buone squadre ma il Taranto lo vedo superiore. Per vincere occorre che la squadra giochi serena e tranquilla e che il pubblico la sostenga sempre, anche nei momenti difficili.
Anche il Brindisi, squadra della tua città natale e in cui hai giocato, attraversa un momento difficile; cosa occorre agli adriatici per risollevarsi?
Il Brindisi ha allestito una buonissima squadra per fare un campionato di vertice; domenica c’è stata una sconfitta in casa ma è un campionato difficile e equilibrato, c’è tutto il tempo per risalire.
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| Archivio Storico Franco Valdevies – foto Ninni Cannella |
Mancini, il c.t. Della Nazionale, sostiene che per risollevare il calcio italiano si devono far giocare i giovani; in Serie D c’è questa regola degli under. Non è un po’ eccessivo costringere un allenatore a schierare 4 under?
Io non l’ho mai accettata neanche ai miei tempi. Penso che se una società possiede un giovane forte ha tutti gli interessi a farlo giocare. Credo che un calciatore under, se fosse davvero forte, giocherebbe comunque. Il problema più grosso credo siano le strutture dove potersi allenare anche con le giovanili. Penso che società come Brindisi e Taranto devono avere possibilità di far allenare bene prima squadra e settore giovanile.
Che ricordo hai dei tifosi del Taranto e dei tarantini?
L’ho sempre detto, per me Taranto rappresenta una seconda casa. Ho trascorso in riva allo Ionio anni indimenticabili e ho tanti amici. Spero e sono convinto che questo possa essere l’anno buono per il ritorno tra i professionisti.
Andrea Loiacono
















