Sulla panchina del Taranto nella stagione 2007/08, nella quale arrivò terzo in campionato e perse la finale play-off contro l’Ancona. Tante piazze importanti in carriera, Salerno, Arezzo, Perugia e Rimini le più blasonate. Queste le sue dichiarazioni ai nostri microfoni:
Ci racconti il suo anno sulla panchina del Taranto.
“Sono passati un po’ di anni ma sono bellissimi ricordi, sia a livello di risultati che a livello di ambiente. È stata una delle annate più belle della mia carriera da allenatore ma rimane il rammarico della finale persa contro l’Ancona e ancor di più quello della partita di campionato in casa contro la Massese, persa a tavolino. Con quei 3 punti le possibilità di vincere il campionato sarebbero state tante. C’è il rammarico anche della partita di Pescara con la quale da secondi siamo diventati terzi, dovendo giocare la finale di ritorno in trasferta. A campi invertiti, secondo me, saremmo andati noi in B. Il ricordo della tifoseria e della città è bellissimo, anche se non c’era un vero e proprio rapporto tra società e pubblico, il presidente era costantemente criticato e questo non ci aiutava molto. A Taranto ho lasciato tanti amici, quando posso ci torno volentieri.”
Quanto ha influenzato la stagione quell’episodio contro la Massese? Ha il rimorso di non essere riuscito a vincere con una squadra così forte come quella?
“La partita con la Massese è un passaggio fondamentale perchè ci ha un po’ messo il bastone fra le ruote dato che era un periodo in cui vincevamo sempre. Sicuramente ci ha creato per un po’ di tempo qualche problema a livello mentale anche perchè ci abbiamo messo un po’ di tempo a rientrare nel campionato. È stata una vera e propria mazzata. La squadra era molto forte dall’inizio ma lo divenne ancor più dopo il mercato di gennaio, nel quale vennero fatti acquisti mirati. Il girone di andata non fu molto esaltante, poi cominciammo a viaggiare su buoni ritmi per poi arrivare a fare la differenza in campionato. A livello umano anche era un gruppo vero, importante. È l’unica squadra con la quale ogni giovedì sera andavamo a cena, una cosa che nacque per puro caso fino a diventare poi un’abitudine. “
Ha seguito le vicende del Taranto nell’ultima stagione? Cosa ne pensa della situazione attuale dei rossoblu?
“Seguo da parecchio tempo il Taranto, anche con i miei ex calciatori, quando c’erano Dionigi e Prosperi. Non è certamente facile dare dei giudizi dall’esterno, ma c’è un dato di fatto il quale dice che la squadra da ormai 7 anni fa la Serie D. Penso che ci voglia un bel bagno di umiltà di tutte le componenti, nessuno escluso. Reputo il campionato di Serie D un vero e proprio inferno, il peggiore del calcio italiano, per giunta il Girone H è anche il più difficile. Per uscirne fuori bisogna remare tutti dalla stessa parte, con calma, tranquillità e soprattutto ognuno deve fare il proprio lavoro. Un esempio lampante è Manuel Pera, un ragazzo che ho allenato e che ha sempre segnato, ovunque abbia giocato, ma a Taranto non ce l’ha fatta e un motivo ci sarà. Io ho vinto la D a Rimini nonostante nelle prime 7 partite avessimo fatto solo 5 punti. Dopo abbiamo vinto 25 delle successive 27, con 20 giocatori nuovi, ma dove ognuno svolgeva il proprio ruolo senza impicciarsi del lavoro degli altri. Mi dispiace dire queste cose ma purtroppo è la realtà.”
Come mai è fermo? Tornerebbe ad allenare a Taranto?
“Sono fermo da un paio di anni perchè cerco qualcosa di serio. In D mi hanno cercato, ma si tratta di cose improvvisate. Se dovesse capitare di tornare a lavorare, vorrei avere intorno a me gente professionale che mi fa lavorare in serenità. Se trovo qualcosa del genere sarei molto felice di tornare in campo perchè ho ancora voglia. Dopo le cose che ho già detto, la risposta credo sia scontata, a Taranto ci tornerei sicuramente.”
Simone Pulpito















