Abbiamo esaminato il momento che sta attraversando il calcio italiano e quello tarantino con uno delle bandiere rossoblù più rappresentative degli ultimi venti anni. Parliamo di Michele Cazzarò, centrocampista di corsa, generosità e tecnica in mezzo al campo, tecnico preparato che ha affrontato le difficoltà con tanto cuore, ovviamente rossoblù. La sua migliore stagione sulla panchina del Taranto quella dell’annata 2015-2016 terminata al secondo posto concise con il ripescaggio estivo del Taranto in Lega Pro sotto la presidenza Zelatore-Bongiovanni. Recentemente un’esperienza sfortunata alla guida dell’ACR Messina.
Italia fatica a decidere:”Dopo la fase iniziale della pandemia in cui tutti abbiamo temuto per la nostra salute, devo dire che la situazione si è normalizzata. Da parte dei tarantini e della nostra città c’è stato un comportamento esemplare, non avevo dubbi. Siamo stati molto disciplinati e questo ci fa onore. Ora speriamo di continuare così in questa fase che reputo più difficile perché tutti sono in giro, dobbiamo continuare così. Per quanto riguarda il calcio, il Consiglio Federale ha deciso di non decidere. Questi protocolli secondo me solo la serie A li può seguire, hanno un costo e ci vogliono le strutture. Probabilmente bisognava aspettare di vedere cosa succedeva dopo la ripresa in serie A e poi decidere il da farsi in B e C. L’Italia rispetto alle altre nazioni è sempre indietro, non decide mai. Ora bisogna aspettare quindi il parere del Governo del 28, hanno avuto tre mesi per prendere delle decisioni. É difficile mettere d’accordo quattro leghe. Ci sono giocatori e tecnici di serie D che nella vita fanno solo quello ma si allenano come professionisti.”
Esperienza a Messina: “L’avventura non è andata per il meglio ma ci sono tante attenuanti che è anche antipatico elencare. Abbiamo iniziato il campionato con calciatori quasi tutti under e ci vuole tempo. Gli over sono arrivati dopo ma avrebbero avuto bisogno di tempo per integrarsi nel gruppo. Messina è una piazza che somiglia tantissimo a Taranto. Anche la tifoseria siciliana soffre da vent’anni quasi per essere in categorie che non compete al loro blasone. La tifoseria è in lotta con la società e non è facile lavorare in questo ambiente. Però bisogna dire che erano sempre vicini alla squadra. In più a Messina ci sono due squadre, con l’ FC Messina che è più recente. Sono orgoglioso di essere stato in una piazza storica. Speravo che andasse meglio ma nel calcio non si può mai dire. Ormai però molti presidenti nel calcio non lasciano tempo ai tecnici di lavorare. Il calcio ritengo sia fatto anche di uomini e il tutto e subito non esiste.”
Nessuna chiamata-sempre tifoso del Taranto: Non ho sentito nessuno del Taranto, nessuno mi ha cercato. Io sono tifoso del Taranto e lo sarò sempre. Ho sempre cercato di dare del meglio, alle volte ho fatto bene altre male. Ricordo però che quando venne ripescato il Taranto questo risultato fù possibile anche grazie al lavoro mio e dei calciatori. Arrivammo secondi per merito di tutta la squadra.
Fallimento di questa stagione: “Io credo che quando un presidente allestisce una squadra come quella di quest’anno del Taranto, non riesco a capire perché poi debba essere contestato. Il Taranto era la squadra più forte sulla carta. Per riuscire a capire cosa è successo e cosa non è andato avrei dovuto vivere le cose da dentro. Ho avuto poco modo di seguire la squadra, ho fatto il corso a Coverciano per allenatore professionista. Su molte cose non posso giudicare ma per tutti gli addetti ai lavori il Taranto era la squadra più forte. Giustamente a Taranto ci si chiede perché capiti tutto a noi ma nel calcio le cose non girano bene. Mi chiedo se sia possibile che tutti gli allenatori passati da Taranto siano tutti scarsi, non credo. Quella della pressione è una fesseria, i giocatori prima di firmare se avvertono la pressione sapendo dove vanno a giocare dovrebbero pensarci. Tra l’altro lo stadio quest’anno era spesso vuoto e la pressione diventa una scusa. Il punto è che manca la cultura della sconfitta. Non sta scritto da nessuna parte che chiamarsi Taranto debba essere sinonimo di vittoria a mani basse. Questo concetto l’ho sempre espresso., il calcio non è più così. Tutti gli allenatori sono preparati e anche squadre di paesi piccoli recitano la parte del leone.”
scelte societarie: “Mandare via mister Ragno dopo 8 partite con quattro vittorie e quattro sconfitte quando si stava a quattro punti dalla vetta mi è sembrato affrettato. Poi si è andati a riprendere un tecnico che l’anno prima aveva fatto bene. I campionati s vincono a maggio, non a ottobre. Bisogna avere pazienza; tutti possono perdere e vincere. Vincerle tutte è impossibile. Il girone H si è sempre vinto all’ultima giornata, è la storia che lo dice. Se si sceglie un allenatore va sempre sostenuto a meno che non faccia quindici sconfitte. Anche quando ho letto dell’esonero di Mister Panarelli con il Direttore De Santis sono rimasto stupito. Credo che ci voglia rispetto delle persone, del lato umano. La società avrebbe potuto annunciare il mancato rinnovo del contratto una volta giunti al trenta giugno. Cosa costava aspettare due mesi?”Non mi aspettavo questa esternazione, il presidente lo conosco bene è una brava persona e mi è dispiaciuto per il direttore e allenatore.”
giovani e continuità: “ Quest’anno il Taranto col settore giovanile ha fatto molto bene; questa del settore giovanile a Taranto è sempre stata una nota dolente, ogni anno si cambia tutto e si ricomincia. Il settore giovanile serio si fa dando continuità, ripartendo dalla stessa intelaiatura. Noi come tifosi e allenatori dobbiamo essere pronti ad accettare che si preferisca puntare su un giovane di Taranto. Spesso i giovani calciatori tarantini non sono ben visti, fanno fatica ad emergere.”
De Liguori conosce la piazza: “Vincenzo è stato calciatore del Taranto, sa cosa lo aspetta a Taranto, conosce la piazza e potrebbe partire avvantaggiato. Però è importante che gli venga dato sostegno e modo di lavorare con calma.”
Legame con Taranto e futuro: “Ripeto io non ho sentito nessuno, sono solo voci. Non rinnego niente e sarò sempre fiero di essere tarantino. Ora mi godo la famiglia, nel frattempo ho conseguito il patentino per allenare sino alla lega pro e fare il vice in serie B e serie A. Nel frattempo continuo a tenermi aggiornato e guardarmi intorno”
Andrea Loiacono













