La nuova economia di Taranto dovrà necessariamente poggiare su più gambe e, tra queste, il porto rappresenta una delle infrastrutture strategiche per il futuro del territorio. È da questa considerazione che parte l’analisi di Confartigianato Taranto, che richiama l’attenzione sui livelli di traffico dello scalo ionico e sulla necessità di imprimere una svolta concreta al processo di diversificazione.
«Mentre discutiamo di diversificazione e del futuro dell’ex Ilva, una delle più grandi infrastrutture che abbiamo continua a produrre molto meno di quanto potrebbe», sottolinea Fabio Paolillo, segretario generale di Confartigianato Taranto, ponendo una serie di interrogativi sul futuro dello scalo: «Chiediamo cosa si farà, chi dovrà farlo e in quanto tempo. Taranto non può più aspettare».
I numeri del traffico portuale
Secondo i dati richiamati da Confartigianato, tra il 2016 e il 2025 il traffico complessivo del porto di Taranto sarebbe passato da 24,7 a 12,2 milioni di tonnellate, con una contrazione superiore al 50%.
Nel 2025 le navi arrivate nello scalo sono state 729, il 9% in meno rispetto all’anno precedente. L’82,5% delle merci movimentate era costituito da rinfuse solide e liquide, comparti nei quali continuano a incidere in maniera significativa i grandi insediamenti industriali presenti sul territorio, dall’acciaieria alla raffineria.
Anche i dati relativi ad agosto 2026, citati dall’organizzazione, evidenziano una contrazione: sono state movimentate 894 mila tonnellate, il 24,4% in meno rispetto allo stesso mese del 2025, mentre le rinfuse solide hanno registrato una diminuzione del 76,5%, in particolare a causa della ridotta attività dell’ex Ilva.
Per Confartigianato, tuttavia, il tema non riguarda soltanto la quantità di merci movimentate. La questione centrale è rappresentata dalla capacità dello scalo di generare nuovi traffici, servizi, valore economico e occupazione per il territorio.
La sfida della diversificazione
L’organizzazione sottolinea come la diversificazione dell’economia tarantina debba passare anche dal porto. Le attività crocieristiche, secondo Confartigianato, dimostrano che lo scalo può sviluppare funzioni differenti rispetto ai traffici tradizionalmente legati alla grande industria.
Il confronto con gli altri porti pugliesi viene proposto non come una classifica, ma come elemento di riflessione sulle potenzialità ancora da sfruttare.
Nel 2025 Taranto ha registrato 729 navi arrivate. Bari, nei primi nove mesi dello stesso anno, aveva già raggiunto 1.480 accosti. Nello stesso periodo, il porto di Brindisi aveva registrato 1.170 accosti, oltre 96 mila camion e trailer e più di 3 milioni di tonnellate di traffico Ro-Ro.
A Taranto, invece, nell’intero 2025, il traffico Ro-Ro indicato da Confartigianato è stato di appena 479 tonnellate.
«Non diciamo che Taranto debba replicare il modello di Brindisi», precisa l’organizzazione. «Diciamo che deve costruire una pluralità di traffici, senza dipendere prevalentemente dalla grande industria».
Dal container al retroporto
La strategia indicata da Confartigianato si articola su diversi settori: container, Ro-Ro e Autostrade del Mare, logistica, merci varie, intermodalità ferroviaria, cantieristica, eolico offshore, retroporto e servizi.
L’obiettivo dichiarato è trasformare il porto in uno degli strumenti attraverso cui costruire la diversificazione economica della città.
In questo quadro, particolare attenzione viene dedicata al Molo Polisettoriale, considerato un caso emblematico delle difficoltà incontrate dallo scalo nel processo di rilancio.
La concessione alla San Cataldo Container Terminal, controllata da Yilport, risale al 2019. Nel 2025 Taranto ha movimentato 9.374 TEU e, per il periodo compreso tra marzo 2023 e febbraio 2024, l’Autorità portuale avrebbe contestato il mancato raggiungimento del traffico minimo garantito.
Confartigianato precisa di non voler distribuire responsabilità, ma chiede di individuare con chiarezza i prossimi passaggi: «Quanto altro tempo deve passare? Non possiamo accettare che ogni ritardo venga spiegato dal precedente e ogni problema giustifichi quello successivo. A un certo punto una comunità ha il diritto di chiedere non più perché non si è potuto fare, ma quando si farà».
Il porto e l’economia del territorio
Per l’organizzazione, un porto sottoutilizzato produce conseguenze che vanno oltre i dati delle statistiche portuali. Meno traffici significano infatti meno opportunità per autotrasportatori, imprese della logistica, manutentori, artigiani e fornitori di servizi.
«Ogni traffico che Taranto non intercetta significa fatturato, occupazione e opportunità prodotti altrove», sostiene Confartigianato.
Lo scalo, viene evidenziato, non è però riconducibile esclusivamente alla figura del presidente dell’Autorità di Sistema Portuale. Attorno al porto operano istituzioni, amministrazioni, concessionari, organismi e rappresentanze economiche e sociali. Per questo, secondo l’organizzazione, anche chi partecipa da anni alla vita e agli organismi portuali dovrebbe misurare il proprio contributo sulla base dei risultati ottenuti.
La nuova governance e la richiesta di un cronoprogramma
Confartigianato guarda quindi anche alla nuova governance dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio, guidata da Giovanni Gugliotti, prima come commissario e successivamente come presidente.
L’organizzazione riconosce che sarebbe ingiusto attribuire alla nuova governance problemi sedimentati nel corso degli anni. Proprio per questo, però, chiede una discontinuità nel metodo e una programmazione concreta.
La proposta è quella di promuovere un confronto tra l’Autorità portuale, le istituzioni e le rappresentanze economiche e sociali, con l’obiettivo di definire una strategia operativa per la diversificazione dell’economia portuale, accompagnata da un cronoprogramma pubblico e verificabile.
Tra i dossier indicati figurano infrastrutture e dragaggi, Molo Polisettoriale e concessione, nuovi traffici e operatori, intermodalità, retroporto ed eolico offshore.
Per ciascun ambito, la richiesta è di individuare «obiettivo, responsabilità, scadenza e risultato».
Non solo tonnellate e navi
Confartigianato propone infine di ampliare i criteri con cui valutare l’efficacia delle politiche portuali.
Il successo dello scalo, secondo l’organizzazione, non dovrebbe essere misurato esclusivamente attraverso il numero delle navi o delle tonnellate movimentate, ma anche attraverso il lavoro generato per le imprese, i servizi attivati, gli investimenti attratti e l’occupazione prodotta sul territorio.
Da qui nasce anche la riflessione sul rapporto tra il porto e il futuro dell’ex Ilva. Secondo Confartigianato, la ripartenza della grande industria non dovrebbe rappresentare una condizione preliminare per il rilancio dello scalo, soprattutto se l’obiettivo dichiarato è ridurre progressivamente la dipendenza dell’economia tarantina da un unico grande comparto.
«Non possiamo aspettare la ripartenza dell’ex Ilva per rilanciare il porto se vogliamo che proprio il porto contribuisca a ridurre la dipendenza di Taranto dalla grande industria», afferma Paolillo.
La richiesta, conclude Confartigianato, non viene presentata come una contrapposizione a singoli soggetti, ma come un appello rivolto all’intero territorio: utilizzare pienamente una delle principali infrastrutture a disposizione della città e trasformarla in uno dei motori della nuova economia tarantina.
«Il porto è una delle gambe sulle quali deve correre la nuova Taranto. Quella gamba va liberata. Adesso».















