È stata depositata oggi al Senato un’interrogazione parlamentare indirizzata ai Ministri dell’Economia e delle Finanze e della Cultura, a prima firma del Senatore Mario Turco, vicepresidente del MoVimento 5 Stelle, e sostenuta alla Camera dall’Onorevole Gaetano Amato, membro della Commissione Cultura. L’iniziativa riguarda la recente decisione del Ministero dell’Economia e delle Finanze di estendere l’applicazione dell’articolo 48-bis del DPR 602/1973 anche ai contributi pubblici vincolati per attività culturali e di spettacolo.
Attraverso l’interrogazione, i parlamentari chiedono ai Ministri competenti di chiarire quali siano le basi giuridiche che giustificherebbero il superamento della deroga introdotta nel 2008 dalla Ragioneria Generale dello Stato, la quale aveva fino ad oggi escluso tali contributi dall’applicazione della norma. L’attivazione dei controlli automatici e dei pignoramenti fiscali, sostengono i firmatari, rischia infatti di compromettere la continuità operativa di associazioni, festival, compagnie teatrali, cooperative e imprese culturali, in un momento già estremamente fragile per il settore.
«Non possiamo permettere che automatismi fiscali pensati per altre realtà colpiscano indiscriminatamente il mondo della cultura e dello spettacolo» dichiarano il Sen. Turco e l’On. Amato, che aggiungono: «Si tratta di contributi vincolati, erogati con finalità pubblica, ed è inaccettabile che vengano equiparati a pagamenti ordinari e sottoposti a blocchi o pignoramenti, senza una chiara base legislativa e in contrasto con i principi costituzionali».
Nell’interrogazione si richiamano in particolare gli articoli 9, 97 e 3 della Costituzione, il principio di buon andamento dell’amministrazione, nonché la giurisprudenza consolidata della Corte di Cassazione, della Corte dei Conti e del Consiglio di Stato, secondo cui i contributi pubblici vincolati non possono essere pignorati, né equiparati a somme liberamente disponibili nel patrimonio del beneficiario.
«Chiediamo al Governo – concludono Turco e Amato – di fare immediata chiarezza e di valutare una sospensione dell’applicazione del nuovo orientamento del MEF, in attesa di un confronto parlamentare e di eventuali correttivi legislativi. Il sostegno pubblico alla cultura non può trasformarsi in un’occasione di prelievo forzoso».













