In merito alle affermazioni rilasciate in diretta televisiva dal giornalista Enzo Magistà, secondo cui le cozze di Taranto verrebbero allevate “nel Mar Piccolo inquinato dalla diossina”, l’Amministrazione comunale ritiene necessario fornire alcuni chiarimenti a tutela della verità, della salute dei cittadini e della dignità di un comparto produttivo che rappresenta una risorsa economica e identitaria della città.
È noto che il Primo Seno del Mar Piccolo sia sottoposto da anni a restrizioni sanitarie e a monitoraggi stringenti per la presenza di diossine e PCB, con ordinanze regionali che regolano puntualmente le attività di mitilicoltura. Tuttavia, non corrisponde al vero l’affermazione secondo cui tutte le cozze allevate a Taranto sarebbero inevitabilmente contaminate.
Arpa Puglia, insieme agli altri enti competenti, effettua controlli sistematici e annuali sullo stato delle acque e sui mitili, come previsto dalla normativa nazionale ed europea. Gli ultimi monitoraggi disponibili (anno 2023) hanno confermato la conformità dei parametri delle aree designate alla vita dei molluschi. Inoltre, è in corso un progetto interistituzionale che valuta i tempi e le modalità di decontaminazione dei mitili trasferiti in aree idonee, come il Mar Grande, a ulteriore garanzia di sicurezza alimentare.
Il sistema di tracciabilità e vigilanza oggi in vigore impedisce la commercializzazione di prodotti non conformi, assicurando che soltanto i mitili rispondenti ai requisiti di legge arrivino sul mercato e sulle tavole dei consumatori. Peraltro, le acque del Secondo Seno, dove si completa la crescita della cozza, sono classificate “A”: ciò significa che i mitili, una volta prelevati, possono essere portati direttamente ai centri di spedizione o di trasformazione senza subire il processo di stabulazione.
Possiamo pertanto affermare che, ad oggi, le cozze tarantine sono le più controllate d’Italia e ribadiamo che la produzione mitilicola locale, se svolta nel rispetto delle regole e sotto il controllo delle autorità preposte, non rappresenta un pericolo per la salute pubblica. Dichiarazioni generalizzanti e prive di adeguata contestualizzazione rischiano solo di danneggiare un’intera comunità di produttori che opera legalmente e in piena collaborazione con le istituzioni.
Questa comunicazione distorta rischia di colpire ulteriormente le tante famiglie per bene che con grandi sacrifici lavorano quotidianamente nella mitilicoltura, rispettando le regole e collaborando con le istituzioni per garantire qualità e sicurezza.
Invitiamo quindi a trattare con equilibrio e senso di responsabilità un tema così delicato che merita rigore scientifico, rispetto per la verità e attenzione verso chi lavora onestamente per il rilancio e la sicurezza di un settore identitario per Taranto e per la Puglia.
Francesco Cosa
Assessore allo Sviluppo Economico












