Claudio De Luca, ex allenatore del Brindisi, è stato ospitato nella trasmissione FootBall Club, organizzata dalla redazione di GiornaleRossoBlu.it. Il mister ha affrontato vari temi, rispondendo alle domande che gli sono state poste dal direttore Maurizio Mazzarella e dagli altri opinionisti presenti in rosa.
I RECUPERI DI IERI – Ho visto allo stadio Bitonto-Altamura, era una partita importante per i play off, il pareggio rispecchia l’andamento della partita. Il Taranto, non l’ho visto in diretta. Penso che il punto non sia da buttare, quando non si può vincere, è importante non perdere. Questo è un campionato difficile, l’Aversa è una squadra ostica da affrontare in casa. Contro l’Andria, il Taranto dovrà continuare a fare bene. Secondo me, è la rosa costruita meglio, completa in tutti i reparti e ben gestita dal mio collega Laterza.
LA STAGIONE IN CORSO – Questo campionato è particolare, lo si sapeva dall’inizio. Ritengo che una classifica rispecchi quasi sempre i valori delle rose e delle società stesse. In questo campionato, chi ha una rosa troppo corta, può andare in difficoltà.
LA COSTRUZIONE DI UNA SQUADRA – Quest’anno, ho disputato il mio settimino campionato in questo girone, il più difficile della Serie D. Le rose devono essere costruite con grande attenzione, scegliendo gli under con accuratezza. Spesso, non serve avere trenta giocatori. Basta un undici importante contornato da giocatori giovani, con fame di vittoria e che sappiano aspettare il loro momento. Bisogna essere uomini prima che calciatori. È importante creare un mix fra giovani ed esperti. Spendere più soldi ed avere una squadra tecnica, non sempre ripaga al meglio. Oltre alla rosa, è importante che la stessa sia affiancata da una società solida. Il Taranto è riuscito in ciò. Penso che si debbano dare i meriti al Taranto e non parlare dei demeriti delle altre compagini.
LA DIFFICOLTÀ DEL GIRONE H – Si dice che questo campionato stia perdendo di anno in anno valore, ma non è così. Quello di quest’anno, è uno dei campionati più difficili. Bisogna dare i meriti a tutte quelle società che, nonostante la crisi, sono riuscite a costruire una rosa competitiva. Chi vincerà questa stagione, lo avrà meritato, c’è chi ha giocato ogni tre giorni, riuscendo ad andare oltre gli infortuni, la stanchezza e la crisi causata dal COVID. Dietro il successo di una squadra, c’è il lavoro dello staff medico e dei fisioterapisti.
LA ZONA DI BASSA CLASSIFICA – Per la lotta alla retrocessione, è ancora tutto aperto. Penso che dal Fasano in giù, sia tutto possibile. Nel calcio, nulla è scontato. Anche io, a Brindisi, ho conquistato dei punti con Bitonto e Picerno, squadre ben costruite. A questo punto del campionato, le partite si decidono grazie alla motivazione.
LA ROSA DEL TARANTO – La classifica, dice che il Taranto deve preoccuparsi in primis del Picerno. Se fossi io l’allenatore del Taranto, non guarderei neanche la classifica. I rossoblù devono continuare a giocare come hanno dimostrato di saper fare. Sono un gruppo molto compatto, fatto di uomini come Marsili, che è un capitano serio, uno di quei giocatori che tutti i tecnici vorrebbero avere a disposizione, per carisma e qualità tecniche. Io, preferirei costruire sempre le squadre con tanta tecnica. Bisogna ricordare, però, che in campo ci sono gli avversari. Il Taranto ha una squadra completa, con difensori tecnici, centrocampisti di quantità e attaccanti come Diaz che, secondo me, è uno dei migliori attaccanti di questo girone. Anche gli under sono un punto di forza di questa rosa. Devo dire anche che, il Taranto, abbina tecnica e fisicità. Può capitare però una partita in cui si soffre, è normale, soprattutto in questa fase della stagione.
L’ULTIMA ESPERIENZA – Preferisco non commentare quanto accaduto a Brindisi. Sono dell’idea che, ciò che accade in uno spogliatoio e in una società, non debba uscire al di fuori. Penso che, in Italia, si sia sviluppata la tendenza di cambiare troppo spesso l’allenatore. A volte, non si capisce che, esonerare un allenatore per una sconfitta, scuote in negativo tutto l’ambiente. Una delle cose più importanti, è la progettualità, e in Italia, non lo si capisce.
Flavio Graps














