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Editoriale, più provincia che città nelle squadre promosse in Serie C

I nove gironi di serie D hanno espresso i loro vincitori che almeno in cinque dei nove raggruppamenti rappresentano club di realtà medio - piccole della provincia italiana

Il campionato di serie D che il Taranto ha abbandonato, ufficialmente lo scorso 30 giugno, definito “il Torneo dei Comuni”, per le variegate realtà grosse, medie e piccole, partecipanti alla massima espressione del dilettantismo calcistico, ha visto esiti molto differenti.

“La provincia operosa spesso supera la tradizione della città!”, slogan che anche in quest’annata sportiva, post Covid – 19 con tutte le emergenze contingenti al contesto in cui si è disputata, non si è smentito e cercheremo, in questo post di spiegarne le motivazioni.

I nove gironi di serie D hanno espresso i loro vincitori che almeno in cinque dei nove raggruppamenti rappresentano club di realtà medio – piccole della provincia italiana le quali però hanno stupito per la loro forza, compattezza, spesso solidità economica, ma soprattutto organizzazione, sorpassando, in alcuni casi, club rappresentanti grossi centri, anche capoluoghi di provincia, mostratisi, quest’ultimi largamente inferiori.

Nel girone A, la società vincente è stata il Gozzano, formazione che difende i colori dell’omonimo comune della provincia di Novara e dei suoi 5.408 abitanti. Retrocesso dalla serie C, la scorsa stagione, ritornato in serie C ha comunicato ufficialmente la rinuncia alla terza serie per problemi economici e strutturali, vanificando l’impresa compiuta. I novaresi hanno giocato in un girone in cui erano presenti città importanti e di tradizione come Imperia e Varese, comunque la maggior solidità li ha fatti prevalere, purtroppo vanificata da ulteriori aspetti del contesto in cui hanno operato.

Nel girone B, in cui ha trionfato il Seregno, club dell’omonimo comune della provincia Monza e Brianza, con popolazione di 44.755 abitanti, i brianzoli hanno superato il Fanfulla di Lodi, mettendoli alle spalle e dimostrando come anche tra Comuni di analoga grandezza e di risorse economiche importanti della provincia lombarda, spesso prevale la programmazione, l’organizzazione, la struttura societaria, maggiori investimenti pur con un bacino d’utenza medio e di consolidate tradizioni economiche.

Il raggruppamento C, è stato ad appannaggio del Trento, espressione dell’omonimo capoluogo di provincia e di regione del Trentino Alto Adige, con popolazione di 120.709 abitanti, che ha messo in riga avversari di un certo nome, tra l’altro di importanti realtà, come Belluno e lo stesso Bolzano, cuore dell’Alto Adige, tra l’altro retrocesso in Eccellenza e, per antonomasia, acerrimo “nemico sportivo” dei trentini.

Il girone D, ha riproposto il ritorno in serie C del Fiorenzuola, (rappresentante Fiorenzuola d’Arda, comune della provincia di Piacenza, abitato da 14.785 abitanti), club eccellente nel recuperare la sua serie dì appartenenza (la C) frequentata in annate precedenti, mettendo in riga alcuni avversari che rispondevano ai nomi di Prato, Rimini, Forlì e Livorno (secondo club labronico, l’altro è fresco retrocesso dalla serie C) e proprio in questo raggruppamento la provincia emiliana (Fiorenzuola), ha battuto i capoluoghi di provincia, abbastanza nettamente, come si evince nel gap finale tra le varie posizioni di classifica.

Il girone E ha espresso il ritorno tra i professionisti del Montevarchi, club dell’omonimo comune della provincia di Arezzo con popolazione di 24.399 abitanti. I montevarchini hanno preceduto realtà importanti quali il Trastevere (Roma) e il Siena che hanno dovuto abdicare, in sequenza, per la forza espressa dalla formazione delle aquile. Il ritorno nella serie C, attesta e conferma la tradizione di questa realtà che rappresenterà la propria provincia, proprio in concomitanza della retrocessione dalla terza serie dell’Arezzo, condannato, al momento, a disputare la prossima stagione in serie D.

Il Campobasso (club del capoluogo di regione del Molise con 49.320 abitanti), dopo quasi quarant’anni è tornato in serie C, vincendo il girone F, precedendo una pattuglia di competitors tutti rappresentanti la sana e bella provincia italiana delle Marche, Umbria, Abruzzo, Molise. La portabandiera del Molise vorrà tenere alto il nome del suo capoluogo (di provincia e regionale), soprattutto rilanciare una realtà assente da troppi anni dal calcio che conta.

Nel girone G, il Monterosi (club dell’omonimo comune viterbese di 4.657 abitanti), ha compiuto una cavalcata che nel corso stagionale ha demolito i suoi diretti avversari, ad iniziare dal Latina, ma anche Torres e Latte Dolce (rappresentanti la città di Sassari), hanno subito abbandonato sogni di grandezza e costretti alla disputa di un campionato deludente e non secondo la tradizione sassarese, ma anche il Carbonia, club dell’omonima città capoluogo provvisorio del Sud Sardegna, partito con programmi di stagione di vertice, non è riuscito a tenere il passo dei laziali.

Il girone H, sappiamo vinto dal Taranto, rappresentante una città capoluogo di provincia di 188.903, in un raggruppamento che vedeva realtà di città capoluoghi di grosse e medie dimensioni, come Andria e Brindisi anche club, di comuni importanti, magari con risorse interessanti ma che con la programmazione limitata, la organizzazione minima (tra l’altro sufficiente per affrontare una serie D), sicuramente l’assenza di introiti da biglietteria ed abbonamenti, nonchè l’interesse per le pay-tv nazionali, al termine della stagione hanno pagato questo gap con le posizioni in classifica.

L’ultimo gruppo, quello I, vinto dal Acr Messina (club del capoluogo di provincia con 236.962 abitanti), ha visto i ragazzi del patron Sciotto, prevalere sull’Fc Messina (club rappresentate la provincia, l’ex Peloro per intenderci), in un duello fratricida arrivato fino all’ultima giornata, nel girone in cui i due Messina l’hanno fatta da padrone e battuta abbastanza nettamente le province siciliana e calabrese.

Quindi come si evince, per i centri grossi, capoluoghi di provincia e di regione, la serie D, frequentemente, appare un campionato minato dove è più facile per le formazioni della provincia riescano a strutturarsi, organizzarsi, magari senza pressione da parte dell’opinione pubblica, ma, probabilmente, è più facile intercettare risorse economiche e fiumi di euro, tali da poter programmare campionati tranquilli che spesso si trasformano in cavalcate straordinarie, complici, probabilmente, la natura tecnica dei competitors, ma a volte anche la spensieratezza e la gioventù che esprimono queste formazioni, magari con costi più contenuti.

La promozione degli ionici, metterà a confronto il Taranto con altre realtà importanti e per alcune di queste le risorse messe a monte farebbero impallidire molti club della provincia italiana e non è un caso che le neopromosse in serie B (dalla C) sono state Como, Perugia, Ternana e, dai play off nazionali, Alessandria, club di centri capoluoghi di provincia o regione, ma tutte di medie realtà.

Non è un caso che il girone C conterrà tanti capoluoghi di provincia, qualche capoluogo di regione, comunque realtà importanti dell’Italia calcistica, alcune delle quali hanno calcato platee della serie A.

Adesso, però, concentriamoci su questa annata 2021 – 22, il cui start è il prossimo 26 luglio, con il ritiro di San Giovanni Rotondo, location idonea per preparare una stagione importante e con il conseguimento di una tranquilla salvezza.

Questa sarà un’altra storia da scrivere, prossimamente.

Fabrizio Di Leo

Tags: Serie C
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