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Taranto, quinta mostra di cimeli e maglie: la fotogallery

Emergenza Coronavirus, il Covid-19 divide tutto il mondo dello sport e del calcio in particolare

Nei campionati minori (si fa per dire) come la C, la D e i dilettanti, l'orientamento sarebbe quello di dichiarare chiusa la stagione (sul modello FIP), ma anche in questi tornei la spinta di alcuni club (quelli ancora in lizza per degli obbiettivi importanti) è quello di ultimare la stagione

L’emergenza Covid – 19 che sta bloccando l’attività nazionale, nonché la quotidianità dell’Italia intera ormai oltre tre settimane, ha creato una netta frattura nel mondo sportivo che il Coni, al momento, anche su indicazioni governative, non è riuscito a delimitare, consentendo alle Federazioni Sportive di andare “in ordine sparso” nell’affrontare l’emergenza.

Premessa importante è quella che a livello internazionale le principali manifestazioni sportive (esempio le Olimpiadi in Giappone) sono differite quasi tutte al 2021; molte Federazioni continentali e mondiali hanno ritenuto di sospendere l’attività, ritenendola, in alcuni casi, procrastinabile nel tempo in un periodo medio – lungo (minimo 12 mesi) per evitare problemi con il Coronavirus.

In Italia, venendo a noi, la Federazione Rugby è stata la prima a decidere la conclusione dell’attività, dalla serie A all’ultima serie giovanile, decidendo per la non assegnazione dei titoli sportivi, quali scudetto, promozioni e retrocessioni.

La Federazione Nuoto, comprendente la disciplina della pallanuoto, ha sospeso l’attività già dal 1° marzo per le manifestazioni a carattere regionale, mentre per i campionati maggiori maschili e femminili, l’8 marzo è stato l’ultimo giorno di competizioni.

Il basket, in maniera pilatesca e su spinta delle Leghe maggiori, tramite il Presidente , dott. Petrucci, ha ritenuto, dopo un mese di sospensione, di concludere la stagione sportiva per l’attività gestita da Comitati Regionali (ovvero per i campionati senior – C gold, C silver, D. Promozione, 1^ Divisione e quelli femminile (B e C), oltre a tutta l’attività giovanile maschile e femminile nonché il settore minibasket. Le serie maggiori ovvero A/1, A/2 e B maschile nonché A/1 e A/2 femminile, sono momentaneamente sospese in attesa di ulteriori decisioni che vedrebbero le Leghe maggiori intente a ricercare spiragli per la conclusione dei campionati.

Nel calcio, venendo a noi, si è operato, come nel basket, ovvero si sta cercando di riprendere assolutamente la serie A, mentre per la B, C, D e la galassia sia giovanile che dilettanti, l’orientamento è la conclusione dei campionati e, specificatamente, in extrema ratio, per le serie B, C e D, possibilmente la ripresa, al massimo, tra giugno e metà luglio non andando oltre la metà agosto.

Perché questa differenziazione? Il motivo è semplice. Il campionato di A muove interessi enormi, flussi di denaro che servono ai club (più ai grandi club che ai medi e piccoli) di poter effettuare campagne faraoniche e accontentare i calciatori con ingaggi, molto spesso favolosi, mentre per la maggior parte delle formazioni per la sopravvivenza. In effetti, a cominciare dalla Juventus, si stanno rivedendo gli ingaggi degli atleti che, non impegnati, dal 1° marzo, contattati, si stanno riducendo gli ingaggi, nella segreta speranza di poter riprendere il campionato, terminandolo e raggiungere i tanto agognati obbiettivi (Scudetto, Coppe e retrocessioni).

Nei campionati minori (si fa per dire) come la C, la D e i dilettanti, l’orientamento sarebbe quello di dichiarare chiusa la stagione (sul modello FIP), ma anche in questi tornei la spinta di alcuni club (quelli ancora in lizza per degli obbiettivi importanti) è quello di ultimare la stagione.

Sì, ma quando sarebbe fissato il termine della ripresa? E quale quello della chiusura dei campionati? Alcuni addetti ai lavori propongono una ripresa tra fine maggio e giugno, per poter ultimare il tutto entro il mese di luglio, massimo prima metà di agosto, ma qui sorgono alcune questioni: Come si riprenderebbe la stagione in corso, da ultimarla nell’annata 2020 -21? Giuridicamente, quale sarebbe la posizione degli atleti, in termini contrattuali e di tesseramento, dopo il 30 giugno, termine di chiusura della stagione 2019 -20? Come si articolerebbe il calcio mercato estivo (più autunnale, a dir la verità) e come si concilierebbe, con una preparazione da svolgersi nel mese di luglio/agosto, dopo il giorno 15, dando il via ad una stagione molto compressa per via degli Europei del giugno 2021?

Nella serie D, l’orientamento è quello classico, soprattutto per la maggior parte degli addetti ai lavori, ovvero conclusione definitiva della stagione, ma senza annullamento dei risultati di un campionato svolto per oltre i 3/4 (26 giornate sulle 34) oppure ripresa, magari con la decretazione di promozioni e retrocessioni (senza play off e play out, probabilmente) oppure ripresa delle ostilità (quando?) cercando di portare a termine i campionati (come?) per definire promozioni e retrocessioni (quante?), ovviamente senza andare incontro a probabili contenziosi legali e, soprattutto, sportivi.

Il Taranto è indifferente sulla eventuale , o meno, ripresa, in quanto non è in lotta per obbiettivi importanti (al massimo si giocherà un posto play off con il Casarano), ma richiamare gli atleti, farli riprendere il lavoro settimanale culminante nell’evento agonistico domenicale non sarebbe cosa semplice. Il rammarico che si nota in tutta questa corposa argomentazione è che si è trascurato il problema salute degli addetti ai lavori ed ai tifosi perché non si capirebbe l’ostinazione della FIGC a voler per forza chiudere i campionati di A e B con i verdetti finali, contrariamente ai campionati cosiddetti “minori” ma che tali non sono.

Il Ministro dello Sport, Spadafora, ha già sentenziato che anche le serie maggiori dovrebbero fermarsi, la salute innanzi tutto, ma anche l’Aia, tramite il suo presidente, Nicchi, ha chiesto garanzie per i suoi associati (arbitri e assistenti) che ovviamente non possono mettere a repentaglio la loro salute.

Insomma, un bailamme; intanto si deve attendere la data del 3 aprile per capire qualcosa in più anche se, realisticamente, il sacrificio di restare a casa, come reclusi ai domiciliari, dovrà durare ancora del tempo (molto o poco non è dato sapere), dando a tutti noi, sicuramente un segno di noia, per le lunghe domeniche orfane di sport e di calcio, in particolare, ma il motto resta quel “Io ci credo”, “Resto a casa”, poi, in prossimità della Santa Pasqua, capiremo quali scenari futuri ci saranno prospettati dai nostri governanti.

La Redazione

Tags: Editoriali
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