Una legge speciale per Taranto, capace di superare la logica degli interventi emergenziali e di avviare un programma pluriennale di rilancio economico e sociale. È la richiesta avanzata da Casartigiani Puglia al Governo e alle istituzioni coinvolte nella gestione della crisi industriale del territorio ionico, sempre più esposto alle conseguenze delle difficoltà della siderurgia e alle ricadute sull’intero sistema produttivo locale.
Secondo l’associazione, non sono più sufficienti misure temporanee o nuovi tavoli istituzionali. Servono finanziamenti certi, scadenze definite e obiettivi verificabili, attraverso un percorso condiviso con le rappresentanze economiche e sociali. Casartigiani ricorda di aver già rappresentato, nel corso dei vertici istituzionali a Palazzo Chigi, la necessità di una normativa specifica per Taranto, accompagnata da risorse dedicate, strumenti fiscali straordinari e interventi strutturali.
«Taranto non può continuare a vivere nell’incertezza, sospesa tra promesse, tavoli istituzionali e prospettive industriali che non si traducono in opportunità concrete. La crisi della siderurgia sta producendo conseguenze che vanno ben oltre i cancelli dello stabilimento, coinvolgendo imprese artigiane, autotrasportatori, attività commerciali, servizi e migliaia di famiglie», dichiara il coordinatore regionale di Casartigiani Puglia, Stefano Castronuovo.
Agevolazioni fiscali e sostegno alle imprese
La legge speciale proposta da Casartigiani dovrebbe riconoscere la straordinarietà della situazione tarantina e mettere a disposizione strumenti adeguati per favorire la nascita di nuove attività e consolidare quelle già esistenti. Tra le misure indicate figurano una fiscalità di vantaggio per le imprese che operano e investono nell’area ionica, agevolazioni contributive per le nuove assunzioni, contributi a fondo perduto per la creazione di attività produttive e finanziamenti agevolati destinati agli investimenti delle piccole e medie imprese.
L’obiettivo è favorire un modello economico alternativo, capace di ridurre la dipendenza del territorio dalla siderurgia e di ampliare le opportunità occupazionali.
«Taranto non sta affrontando soltanto una crisi industriale. Stiamo assistendo al progressivo indebolimento del tessuto economico e sociale di un intero territorio, con il rischio concreto di una frattura sociale ed economica irreversibile. Non possiamo permettere che alla crisi dell’acciaieria segua il collasso economico della città», sottolinea Castronuovo.
Tutelare le aziende dell’indotto e salvaguardare il lavoro
Accanto agli incentivi per i nuovi investimenti, Casartigiani richiama la necessità di sostenere le imprese che già operano sul territorio. Manutentori, autotrasportatori, aziende artigiane, operatori della logistica e fornitori di servizi rappresentano una componente importante dell’economia ionica, esposta alle ripercussioni della crisi industriale.
Per queste realtà, l’associazione propone misure straordinarie a sostegno della liquidità, un accesso più agevole al credito, strumenti per la ristrutturazione aziendale e la diversificazione delle attività, oltre a incentivi per raggiungere nuovi mercati.
La salvaguardia delle imprese, secondo Casartigiani, deve procedere parallelamente alla tutela dei lavoratori. Per questo vengono richiesti percorsi di riqualificazione professionale e politiche attive del lavoro collegate alle prospettive produttive del territorio, così da accompagnare le trasformazioni industriali senza disperdere competenze e professionalità.
Porto, logistica e turismo per diversificare l’economia
La proposta guarda anche oltre la crisi della siderurgia, individuando nel porto di Taranto, nella logistica, nell’economia del mare, nella cantieristica, nell’artigianato, nel turismo, nella manifattura e nei servizi alcuni dei settori sui quali costruire nuove prospettive di sviluppo.
Per rendere concreta questa strategia, Casartigiani ritiene necessario intervenire sulle criticità infrastrutturali che limitano le potenzialità dello scalo ionico. Tra le priorità indicate figurano collegamenti più efficienti, investimenti nelle infrastrutture portuali e retroportuali, una maggiore integrazione con la rete ferroviaria e stradale e una strategia di attrazione di nuovi traffici commerciali e investimenti produttivi.
Il porto, nelle intenzioni dell’associazione, dovrebbe diventare uno dei motori della diversificazione economica, generando opportunità anche per le piccole imprese e per il comparto dell’autotrasporto.
Parallelamente, le bonifiche e la riqualificazione ambientale dovrebbero essere integrate nei programmi di rigenerazione economica, favorendo il coinvolgimento delle imprese locali nel rispetto delle competenze e dei requisiti richiesti.
«Ogni impresa che chiude indebolisce il territorio»
La richiesta di interventi straordinari nasce anche dalla preoccupazione per le conseguenze che la crisi prolungata può determinare sul tessuto sociale. La perdita di posti di lavoro, la chiusura delle attività economiche, la contrazione dei consumi e l’allontanamento dei giovani rischiano di alimentare un processo di declino difficile da invertire.
Il territorio tarantino, evidenzia Casartigiani, paga da decenni un prezzo elevato sul piano ambientale, sanitario ed economico. Per questo la trasformazione del sistema produttivo deve essere accompagnata da misure in grado di preservare il patrimonio di competenze e capacità imprenditoriali già presente.
«Quando un’impresa chiude non perdiamo soltanto posti di lavoro. Perdiamo competenze, capacità produttiva, reddito per le famiglie e opportunità per i nostri giovani. Ogni attività che scompare rende più fragile il sistema economico e sociale del territorio», afferma Castronuovo.
L’associazione ribadisce quindi la propria disponibilità a collaborare con le istituzioni per definire un percorso di riconversione economica e sociale, portando al centro del confronto le esigenze dell’artigianato, delle piccole imprese e delle attività produttive locali.
«Non chiediamo assistenzialismo – precisa il coordinatore regionale – ma condizioni concrete per consentire alle imprese di continuare a produrre ricchezza e occupazione».
L’appello al Governo: «Servono decisioni immediate»
La posizione di Casartigiani Puglia è netta: Taranto ha bisogno di una prospettiva economica credibile, sostenuta da risorse adeguate e decisioni tempestive. La legge speciale viene indicata come lo strumento attraverso il quale affrontare una situazione che, secondo l’associazione, richiede risposte proporzionate alla gravità delle criticità accumulate nel corso dei decenni.
«Il Governo deve comprendere che il tempo a disposizione si sta esaurendo. Non possiamo attendere che la crisi produca conseguenze ancora più profonde prima di intervenire», avverte Castronuovo.
La richiesta è quella di trasformare gli impegni istituzionali in misure operative, evitando che l’incertezza sulle prospettive industriali finisca per compromettere ulteriormente la tenuta delle imprese e dell’occupazione.
«Il futuro di Taranto non può finire con quello dell’acciaieria. Ma senza interventi straordinari il rischio è che alla fine di un modello industriale segua la desertificazione economica e sociale di un intero territorio. E questo lo Stato non può permetterlo», conclude il coordinatore regionale di Casartigiani Puglia.















