Le organizzazioni sindacali Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno formalmente richiesto un incontro urgente ai vertici di Acciaierie d’Italia in Amministrazione Straordinaria per affrontare la crescente complessità della vertenza ex Ilva, che continua a intrecciare criticità su sicurezza degli impianti, tutela ambientale, condizioni occupazionali e assetti produttivi dello stabilimento di Taranto.
La richiesta arriva all’indomani dell’ennesimo grave incidente mortale, che – secondo i sindacati – ha confermato tutte le fragilità più volte denunciate negli ultimi anni. Episodi che rendono ormai improcrastinabili interventi manutentivi ordinari e straordinari, necessari per garantire livelli adeguati di sicurezza e tutela della salute dei lavoratori.
A destare ulteriore preoccupazione è l’accelerazione impressa dal Governo al processo di vendita del gruppo ex Ilva, in una fase in cui – sottolineano le sigle sindacali – il piano di marcia non risulta ancora completato. In particolare, il piano di attuazione del cosiddetto ciclo corto rischierebbe di tradursi, nei fatti, in una chiusura definitiva degli impianti, con pesanti conseguenze industriali e occupazionali.
Nel documento inviato ai Commissari Straordinari, al Direttore Generale, al Direttore di Stabilimento e alla Direzione Risorse Umane, Fim, Fiom, Uilm e Usb chiedono l’apertura immediata di un tavolo di confronto su alcuni punti ritenuti prioritari. Tra questi, un piano dettagliato di spesa e investimenti manutentivi, alla luce dell’ultimo Decreto-Legge approvato dalla Camera il 20 gennaio scorso.
Altro tema centrale è la richiesta di istituire un Comitato di Stabilimento sulla sicurezza, con la partecipazione di RLS e RSU, che operi per singole aree produttive e con il coinvolgimento diretto dei responsabili aziendali. Secondo i sindacati, le riunioni annuali previste dall’articolo 35 del D.Lgs. 81/08 non sono più sufficienti a garantire un’analisi approfondita dei rischi in uno stabilimento complesso e di grandi dimensioni come quello di Taranto.
Nel mirino anche la gestione della cassa integrazione, con la richiesta di un monitoraggio puntuale dei numeri e delle mansioni coinvolte, soprattutto per i lavoratori addetti alla manutenzione, alla sicurezza e all’ambiente, in applicazione del D.L. 63/2024. Forte attenzione viene infine posta sulla situazione degli appalti, con la richiesta di una mappatura delle aziende operanti nello stabilimento e dei contratti collettivi applicati, per contrastare fenomeni di dumping contrattuale e garantire standard di sicurezza omogenei.
I sindacati chiedono inoltre un cambio di rotta rispetto alle scelte degli ultimi anni, che hanno portato alla cessazione di storiche attività del territorio, con la perdita di competenze e professionalità considerate strategiche.
Fim, Fiom, Uilm e Usb ribadiscono che il confronto non è più rinviabile e avvertono: in assenza di risposte concrete da parte dell’azienda, torneranno a mobilitarsi.













