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Ex Ilva, dieci offerte per l’acquisizione degli stabilimenti

Ex Ilva, il tempo passa e le soluzioni non arrivano: Confapi chiede chiarezza sul futuro di Taranto

Nessuna comunicazione ufficiale sul Tavolo di crisi annunciato dal ministro Urso. Sullo sfondo il ricorso in Cassazione contro la chiusura dell’area a caldo, i dubbi sul futuro dello stabilimento e le crescenti difficoltà delle imprese dell’indotto

La vertenza ex Ilva continua a rimanere sospesa in un quadro di forte incertezza. A dieci giorni dall’annuncio del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, il Tavolo di crisi che avrebbe dovuto riunire Governo, Regione Puglia, Comune e Provincia di Taranto non ha ancora prodotto, secondo quanto rilevato da Confapi, comunicazioni ufficiali né indicazioni concrete sul percorso da intraprendere.

L’organizzazione degli imprenditori sottolinea come la gravità della situazione avrebbe lasciato pensare a un’accelerazione nell’insediamento del tavolo e, soprattutto, nell’elaborazione di un programma capace di affrontare quella che viene ormai definita da più parti una vera e propria “bomba sociale”.

In questi giorni di Ferragosto, l’unica novità di rilievo riguarda l’iniziativa assunta dall’azienda in Amministrazione straordinaria, che ha depositato un ricorso in Cassazione contro il provvedimento della Corte d’Appello di Milano relativo alla chiusura dell’area a caldo dello stabilimento entro ottobre. L’obiettivo del ricorso è ottenere la revoca della decisione.

Per il resto, osserva Confapi, prevale l’incertezza. E proprio da questo scenario nascono una serie di interrogativi sul futuro dell’impianto siderurgico e, soprattutto, sul destino del territorio tarantino.

Il futuro dello stabilimento

Uno dei nodi principali riguarda le prospettive industriali. Accanto alle indiscrezioni relative a possibili investitori stranieri, si parla anche di una cordata italiana interessata a rilevare la fabbrica. Ma, si chiede Confapi, esiste un progetto industriale concreto? Quali sono le reali intenzioni per il futuro dello stabilimento?

Tra le ipotesi che destano preoccupazione c’è quella di una gestione concentrata esclusivamente sull’area a freddo, con l’importazione delle bramme necessarie alla produzione. Una soluzione che, secondo l’associazione, rischierebbe di essere compromessa dagli elevati costi e di rendere inefficace il progetto industriale.

Da qui anche il timore che possa prendere forma il cosiddetto “spezzatino”, scenario che, secondo Confapi, rischierebbe di accompagnare Taranto verso la conclusione del proprio ciclo siderurgico senza garantire una reale prospettiva di sviluppo.

Lavoro, salute e bonifiche

Per Confapi, la città e i suoi cittadini, alla vigilia dei Giochi del Mediterraneo, hanno bisogno di risposte e non di ulteriori rinvii. La sfida, viene ribadito, è quella di riuscire a coniugare lavoro e salute.

In questo quadro si inserisce anche la questione delle bonifiche. Qualora la chiusura degli impianti dovesse essere confermata, occorrerà comprendere quali siano i programmi per la messa in sicurezza e la bonifica delle aree interessate dagli impianti e, soprattutto, chi dovrà mettere a disposizione le risorse necessarie per sostenere gli interventi.

Un ulteriore interrogativo riguarda le aree che, secondo le ultime dichiarazioni, sarebbero immediatamente disponibili per eventuali nuovi investimenti e che attualmente risultano nella disponibilità di ILVA in Amministrazione straordinaria. Confapi chiede di chiarire se il Governo abbia già previsto una forma di nazionalizzazione di tali aree e quali garanzie saranno assicurate ai creditori che su quei beni fanno affidamento per il recupero delle somme dovute.

L’indotto: crediti e imprese in difficoltà

Particolarmente delicata è la situazione delle imprese dell’indotto, molte delle quali attendono ancora di essere ristorate per crediti maturati nell’ambito della prima Amministrazione straordinaria ILVA del 2015.

A questo si aggiungono i crediti ammessi al passivo con attribuzione della prededuzione nello stato passivo di ILVA in Amministrazione straordinaria e non ancora soddisfatti.

Confapi ritiene quindi necessarie risposte urgenti sulla tutela dei crediti concorsuali, sulla salvaguardia dei crediti correnti maturati per ordini già eseguiti o ancora in corso di esecuzione a favore delle aziende del Gruppo ADI e sui diritti risarcitori eventualmente derivanti dalla risoluzione di ordini già assegnati ma non ancora completati.

Una situazione che, secondo l’associazione, rischia di mettere ulteriormente sotto pressione imprese già chiamate da anni a sostenere sacrifici e a fronteggiare una crisi dagli effetti sempre più pesanti sui propri bilanci.

Il nodo dell’Amministrazione straordinaria

Un altro capitolo riguarda la prosecuzione dell’Amministrazione straordinaria. La possibile cessazione dell’attività dell’area a caldo, evidenzia Confapi, non avrebbe soltanto conseguenze industriali, ma potrebbe incidere profondamente anche sul futuro della procedura.

La chiusura priverebbe infatti l’Amministrazione straordinaria di una delle principali fonti di attivo necessarie per soddisfare i creditori e potrebbe rendere difficilmente attuabile il programma della procedura stessa. Da qui il problema della permanenza dei presupposti previsti dal decreto-legge 347/2003 per la prosecuzione dell’Amministrazione straordinaria, con il conseguente interrogativo su un’eventuale conversione in liquidazione giudiziale.

Un passaggio di particolare rilevanza per i creditori, anche in relazione alla possibilità di recuperare l’IVA versata sui crediti concorsuali rimasti insoluti.

“Non si può abbandonare il sistema delle imprese”

Il quadro delineato da Confapi è quello di una crisi che non riguarda più soltanto il futuro della grande fabbrica siderurgica, ma l’intero tessuto economico e produttivo del territorio.

Le imprese dell’indotto, sottolinea l’associazione, rischiano di trovarsi davanti a un punto di non ritorno, con aziende che potrebbero essere costrette a cessare le proprie attività. Per questo viene richiamata anche la responsabilità degli amministratori delle società, chiamati a rispettare le norme che disciplinano le procedure concorsuali e la gestione delle imprese in difficoltà.

Il messaggio finale guarda direttamente a Taranto. La vertenza ex Ilva, secondo Confapi, non può essere considerata esclusivamente una questione industriale. Al centro ci sono la città, i lavoratori, le imprese e il futuro di un intero territorio.

Taranto sta cercando di costruire un nuovo percorso di sviluppo e di lasciarsi alle spalle anni difficili. Ma per Confapi, senza una strategia chiara e senza la tutela del sistema imprenditoriale, quel processo rischia di essere compromesso.

La domanda, dunque, resta aperta: come può risorgere una città, e più in generale un Paese, se proprio le imprese, considerate il motore dell’economia, vengono lasciate sole ad affrontare una crisi di questa portata?

Tags: pol
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