Il futuro dell’ex Ilva continua a rappresentare una delle principali incognite per l’economia tarantina. Dopo la decisione della Corte d’Appello di Milano, che ha disposto la chiusura dell’area a caldo dello stabilimento entro 90 giorni, interviene il presidente di CONFAPI Taranto, ing. Fabio Greco, lanciando un appello alla politica e alle istituzioni affinché vengano adottate soluzioni concrete per evitare una crisi occupazionale senza precedenti.
“La nostra storia industriale potrebbe ancora giocare un ruolo da protagonista nel complesso processo di transizione tecnologica che si sta faticosamente cercando di attuare – afferma Greco – ma tutto rischia di essere vanificato senza soluzioni urgenti e strutturali. Perché in questo modo qualsiasi tipo di diversificazione economica partirebbe con un passo sbagliato”.
Il presidente dell’associazione delle piccole e medie imprese ioniche guarda con preoccupazione allo scenario che potrebbe delinearsi per lo stabilimento siderurgico, anche in vista del confronto tra Governo e parti sociali previsto per il 28 luglio.
“Diciamolo chiaramente – sottolinea Greco –: adesso più che mai il rischio di chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva è lo scenario più realistico. Ma poi di questo stabilimento, alla fine, che cosa se ne farà? Si chiuderà e non si bonificherà visto che pare non ci siano i soldi per farlo? Alla fine a Taranto cosa rimarrà?”.
Domande che, secondo il presidente di Confapi Taranto, rappresentano il nodo centrale della vertenza. “Non posso immaginare che dopo tutti questi anni e dopo tutti i finanziamenti utilizzati per salvare lo stabilimento strategico dell’acciaio italiano ad oggi la soluzione resti la probabile chiusura”.
Greco richiama quindi il Governo al rispetto degli impegni assunti nel tempo: “Tante promesse serve che oggi vengano mantenute. Il Governo faccia in modo di rispettare quanto dichiarato perché il tempo perso ormai non può tornare indietro e il futuro che si prospetta non è accettabile”.
Secondo il presidente di Confapi Taranto, diversi fattori rendono oggi complesso il percorso verso una soluzione positiva: “L’assenza di solidi potenziali acquirenti, la mancanza di liquidità e di future eventuali risorse pubbliche, una decarbonizzazione non ancora operativa – nonostante se ne parli dal 2014 – ed un piano occupazionale sostenibile che nessuno tenta di abbozzare”.
Per Greco, la politica avrebbe dovuto assumere da tempo decisioni più coraggiose: “Già da tempo ci sarebbe voluto un atto di coraggio, ma stiamo vedendo che ogni decisione che può sembrare risolutiva si blocca, anzi si allontana proprio quando si crede di essere vicini al traguardo”.
Sul tema della riconversione tecnologica, il presidente di Confapi evidenzia le difficoltà legate ai tempi e agli investimenti necessari.
“Si parla tanto di riconversione dello stabilimento grazie all’utilizzo di tecnologie in grado di ridurre drasticamente l’impatto sanitario ed ambientale – spiega – però i tempi lunghi di attuazione e i previsti investimenti miliardari stanno forse facendo riflettere chi dovrebbe decidere”.
Greco cita anche il dibattito sulle soluzioni energetiche alternative: “Per quanto concerne soluzioni che rimandano all’utilizzo di impianti di rigassificazione c’è un chiaro orientamento negativo da parte delle istituzioni locali. E tutto questo mentre incombono le prescrizioni imposte dalla magistratura e dall’Unione Europea”.
L’analisi finale del presidente di Confapi Taranto riguarda il futuro complessivo del territorio. “Una rivoluzione tecnologica, se governata male, ha un solo effetto: aumenta le diseguaglianze. Se invece è governata in maniera adeguata, i divari si riducono e si genera benessere”.
Secondo Greco, Taranto non può più dipendere da un unico modello industriale ed energetico: “Dobbiamo essere capaci di diversificare operando scelte oculate che non penalizzino salute, ambiente ed occupazione”.
Confapi Taranto ribadisce quindi la propria disponibilità a collaborare con istituzioni, associazioni, sindacati e stakeholder del territorio. “Abbiamo presentato un progetto di rilancio della città, abbiamo chiesto una cabina di regia in grado di dettare le direttrici da seguire e abbiamo prestato la nostra disponibilità a lavorare insieme”.
L’obiettivo, conclude Greco, è evitare lo scenario più temuto: “Servono soluzioni urgenti e strutturali, di cui ne usufruiranno tutti i comparti economici, perché la città non può permettersi quello che, senza troppi giri di parole, sarà un ‘collasso occupazionale’. Ed in tal caso sarebbe un fallimento per tutti”.














