Il possibile ritiro della cordata di Federacciai dall’acquisizione degli impianti dell’ex Ilva riaccende il confronto politico sul futuro dello stabilimento siderurgico e, in particolare, sulle prospettive industriali e occupazionali di Taranto. A intervenire è Mario Turco, vicepresidente nazionale del Movimento 5 Stelle e delegato alle Politiche economiche e fiscali, che attribuisce al Governo Meloni la responsabilità dello stallo nella gestione della vertenza.
«Il possibile ritiro della cordata di Federacciai dall’acquisizione dell’ex Ilva rappresenterebbe l’ennesima conferma del fallimento della strategia industriale del Governo Meloni», dichiara Turco. Secondo l’esponente pentastellato, dopo oltre tre anni di annunci, promesse e risorse pubbliche impiegate, il Paese sarebbe ancora privo di una soluzione concreta e di un acquirente per il gruppo siderurgico.
I dubbi sulle condizioni degli impianti
Nel mirino di Turco anche le condizioni degli stabilimenti. La cordata composta da quindici imprese siderurgiche italiane, secondo quanto riferito dal vicepresidente del M5S, sarebbe interessata esclusivamente agli impianti dell’area a freddo e avrebbe riscontrato criticità tali da considerare insostenibile l’investimento.
Una circostanza che, se confermata, rappresenterebbe un segnale preoccupante sullo stato degli impianti e sulla loro capacità di attrarre investimenti. Per questo Turco chiede all’esecutivo di fare chiarezza sulle condizioni del sito industriale e di rendicontare le risorse pubbliche già impiegate nella gestione della crisi.
La richiesta di Meloni in Parlamento e le dimissioni di Urso
L’esponente del Movimento 5 Stelle sollecita un intervento immediato della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, chiedendo che riferisca in Parlamento sul futuro dell’ex Ilva, sulla mozione del M5S relativa a Taranto e sulle risorse da destinare al territorio.
Nel suo intervento Turco chiama direttamente in causa anche il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, chiedendone le dimissioni e attribuendogli la responsabilità politica della gestione della vertenza.
«Basta tavoli e tavolini inconcludenti a Palazzo Chigi, quando la gente non ce la fa più», afferma il vicepresidente nazionale del M5S, indicando la necessità di superare una fase caratterizzata, a suo giudizio, da confronti senza risultati concreti.
La proposta: un Accordo di programma per Taranto
La strada indicata da Turco è quella di un Accordo di programma che preveda risorse certe e impegni definiti per la chiusura dell’area a caldo, le bonifiche, la tutela dei lavoratori e dell’indotto e la riconversione industriale.
Una proposta che pone al centro il futuro ambientale, sociale ed economico della città, in una vertenza che da anni coinvolge migliaia di lavoratori e le prospettive di un intero territorio.
«Taranto non può continuare a pagare due volte: prima con la salute e l’ambiente, oggi con il rischio di non avere più futuro», conclude Mario Turco.
Le dichiarazioni del vicepresidente del Movimento 5 Stelle si inseriscono in una fase particolarmente delicata per la vicenda ex Ilva, nella quale il possibile disimpegno della cordata di Federacciai potrebbe aprire nuovi interrogativi sul percorso di rilancio industriale e sulle garanzie da assicurare alla città di Taranto.















