Il caso Giovanni Malagò entra nella fase decisiva. A meno di 48 ore dalla riunione nella quale il Coni dovrà pronunciarsi sul possibile commissariamento della Federcalcio, arrivano i contropareri giuridici richiesti dalla Figc e il quadro delineato dai cinque esperti interpellati si contrappone nettamente alle conclusioni dei giuristi scelti dal Comitato olimpico.
A fornire i pareri sono stati Sabino Cassese, Bernardo Giorgio Mattarella, Antonio Nuzzo, Saverio Ruperto e Pietro Sirena. Al centro delle consulenze due questioni fondamentali: se il tesseramento rappresenti un requisito essenziale per la candidatura alla presidenza della Figc e se l’eventuale mancanza possa configurare una «grave violazione» dello Statuto tale da giustificare il commissariamento della Federazione.
Secondo i pareri richiesti dalla Federcalcio, la risposta a entrambe le domande sarebbe negativa.
Il tesseramento non sarebbe un requisito essenziale
Secondo l’interpretazione fornita dai cinque giuristi, il tesseramento non avrebbe natura di requisito essenziale per la candidatura.
In particolare, Cassese attribuirebbe maggiore rilevanza giuridica all’«accredito» da parte di una delle componenti federali quale requisito per la candidabilità, considerando invece il tesseramento una questione prevalentemente burocratica.
Una lettura che, se confermata dagli organi del Coni, porterebbe a conclusioni diametralmente opposte rispetto a quelle contenute nei pareri commissionati dallo stesso Comitato olimpico.
«Non ci sono i presupposti per il commissariamento»
Nei pareri, in particolare nelle valutazioni formulate da Ruperto, Nuzzo e Mattarella, viene inoltre esclusa l’ipotesi del commissariamento della Figc.
La mancata sussistenza del tesseramento non sarebbe infatti considerata una «grave violazione» dello Statuto federale. Di conseguenza, secondo questa impostazione, non vi sarebbero gli elementi necessari per intervenire sull’assetto della Federazione attraverso il commissariamento.
Una posizione destinata ad alimentare il confronto giuridico e istituzionale che nelle prossime ore accompagnerà la decisione del Coni.
Ruperto: «L’elezione di Malagò non può essere ribaltata»
Particolarmente significativa è la posizione espressa da Saverio Ruperto, secondo il quale l’elezione di Malagò non potrebbe comunque essere rimessa in discussione.
Il giurista richiama infatti i termini previsti per l’impugnazione della candidatura, fissati in sette giorni. In occasione della candidatura di Malagò, l’unica opposizione sarebbe stata presentata da Renato Miele, con un ricorso poi dichiarato inammissibile, senza che altri soggetti legittimati abbiano presentato contestazioni nei termini.
Da questa premessa deriverebbe, secondo il parere, l’impossibilità di incidere oggi sulla validità di un’elezione ormai consolidata. Un’eventuale contestazione da parte del Coni potrebbe quindi produrre iniziative di altra natura, ma non avrebbe effetto su una nomina divenuta, secondo questa ricostruzione, ormai inattaccabile.
Due interpretazioni completamente opposte
Il nodo della vicenda nasce dalla contrapposizione tra i pareri richiesti dalla Figc e quelli commissionati dal Coni.
I quattro giuristi interpellati dal Comitato olimpico – Scoca, Medugno, Coccia e Angeletti – avevano infatti espresso una valutazione diametralmente opposta: il tesseramento sarebbe un requisito essenziale per la candidatura e l’elezione di un soggetto non tesserato sarebbe da considerarsi invalida.
Da una parte, dunque, l’interpretazione secondo cui il tesseramento rappresenterebbe una condizione fondamentale per poter essere candidato alla presidenza della Federazione; dall’altra, la tesi secondo cui l’accredito della componente federale avrebbe maggiore rilevanza e la mancata iscrizione non sarebbe sufficiente a determinare l’invalidità dell’elezione.
Martedì la decisione del Coni
Il prossimo passaggio sarà ora quello istituzionale. Martedì la Giunta del Coni, oppure successivamente il Consiglio Nazionale in seconda battuta, sarà chiamata a pronunciarsi sulla questione.
Lo scenario resta quindi aperto e, qualunque sarà la decisione, non è esclusa la possibilità di ulteriori ricorsi davanti agli organi della giustizia sportiva e amministrativa, dal Collegio di Garanzia del Coni al Tar fino al Consiglio di Stato.
Il futuro di Giovanni Malagò alla presidenza della Figc resta dunque al centro di una complessa disputa giuridica. Due interpretazioni opposte si confrontano sul valore del tesseramento e sugli effetti che la sua eventuale assenza può produrre sull’elezione.
La parola passa ora agli organi del Coni. E il destino di Malagò, almeno per il momento, resta tutt’altro che definito.















