di Francesca Raguso
Con un lavoro certosino, Radio Cittadella sta effettuando una panoramica sui soci di Fondazione Taranto 25. L’obiettivo è quello di far conoscere ogni singolo componente per il proprio ruolo ma soprattutto per il valore aggiunto come persona. In un’intervista approfondita, è intervenuto il prof. Nico Monfredi, responsabile dell’area sport per la Fondazione Taranto 25, nonché responsabile del Medical Center Taranto, main sponsor di GiornaleRossoBlu.it.
La Fondazione Taranto 25 riunisce importanti imprese, prestigiosi studi professionali di Taranto, con l’obiettivo di fare cultura, di organizzare degli eventi ma soprattutto di concentrare tutte le qualità personali, professionali, di tante persone insieme. Nicola Monfredi, in questi giorni ci sono stati dei risvolti importanti rispetto allo sport come medicina, proprio per entrare nel profondo del tessuto giovanile della nostra città.
“La Fondazione è nata con il nostro presidente Tagarelli per l’amore nei confronti dello sport e sappiamo quanto sia ormai importante lo sport. È diventata, ormai da tempo, la terza agenzia educativa nel mondo e per lo sviluppo dei giovani futuri lavoratori di un tessuto sociale che si andrà a creare. Sappiamo benissimo che la famiglia è la prima agenzia educativa, la seconda è la scuola e la terza lo sport, dove molte figure professionali stanno lì ad ascoltare tutte le problematiche dei ragazzi e della loro crescita, che è importante, che sarebbero la fase della fanciullezza, preadolescenza e adolescenza.”
Lei è il coordinatore sportivo della Fondazione, ma c’è un forte legame tra tutti voi della Fondazione Taranto 25, personalmente la cosa che più le sta a cuore qual è?
“Io sono responsabile dell’area sport ma sono circondato da tanti colleghi e amici, che magari non fanno neanche sport però condividono questa cosa. Io immagino la Fondazione come una grande famiglia nella quale c’è un contenitore che emana felicità. All’interno di questa famiglia si racchiude il nostro padre, il capo famiglia, che è il Presidente e tutti noi che siamo i suoi figli. Ma la cosa più importante, per qualsiasi decisione che si faccia e che si prenda all’interno della fondazione è condivisa pienamente, anche perché siamo talmente tanti e sono talmente tanti i settori che andiamo a rappresentare e ad interessarci in città, che ognuno di noi riesce ad esprimersi a modo suo. Questa è la cosa più bella, per cercare di migliorare la società in qualsiasi suo aspetto.”
Io penso che tra tutte le Fondazioni conosciute, la peculiarità di Fondazione Taranto 25 sia proprio quella del valore aggiunto di ogni singolo elemento visto anche nella sua globalità. Questo è speciale. Vi sentite parte di un tutt’uno?
“Noi ci sentiamo parte di un tutt’uno, il nostro fine è anche un fine culturale ricreativo, sportivo-sociale ma anche religioso. Infatti ultimamente, tramite le nostre competenze all’interno della Fondazione, è stato presentato un progetto, che si chiama “Atleti in classe, capitale sociale” proprio per evitare la dispersione dei ragazzi nell’ambito scolastico che a Taranto è molto diffuso, specialmente nei quartieri meno abbienti. Questa cosa ha fatto sì che potessimo collaborare con le parrocchie di questi quartieri. Siamo entrati così nell’ambito di quello che prima erano gli oratori, dove molti di noi sono cresciuti, io per esempio frequentavo l’oratorio di San Giovanni Bosco. Prima negli oratori si formava il ragazzo sotto tutti i punti di vista.”
Questo progetto garantisce quindi l’accesso allo sport per tutti i minori senza distinzioni.
“Ci mancherebbe altro. Questa poi è una porta che si sfonda. Io sono insegnante di educazione fisica, quindi vivo costantemente insegnando in una scuola del quartiere Tramontone dove queste realtà sono molto presenti. Il ruolo del professore di educazione fisica insegna che lo sport è aggregante, perché hai più tempo per gestire i ragazzi e per poter parlare con loro dei propri problemi, dei propri disagi sociali che vivono anche all’interno della famiglia.”
Lei può quindi avere contezza di tutto quello che è cambiato anche nell’aspetto fisico dei ragazzi, anche per il fatto che stanno più seduti in casa piuttosto che stare per strada.
“E’ cambiato tutto. Questo è il dannoso problema che si avverte nelle scuole, i ragazzi mi arrivano che non sanno più lanciare, non sanno bloccare un pallone, non sanno cadere e non sanno correre o camminare. Ci sono quelli che possono permettersi di andare in società sportive dove ci sono delle persone che fanno un lavoro ottimo ma sono soltanto loro i ragazzini più preparati. Ci sono però ragazzi che non hanno un patrimonio genetico adatto a fare calcio piuttosto che il tennis o il basket, così dopo i primi mesi e vari tentativi abbandonano e si chiudono in se stessi, non crescendo e non avendo capacità coordinative. Arrivano con un bagaglio culturale dal punto di vista sportivo e motorio davvero molto mediocre.”
Intervista tratta da Radio Cittadella













