Visto il momento particolarmente delicato, abbiamo contattato un esperto in materia “calcio” come Vittorio Galigani, già in passato direttore generale del Taranto, nonché attuale uomo di fiducia del presidente rossoblu Massimo Giove. Questo per capire cosa potrebbe succedere da qui al prossimo futuro non solo a riguardo del Taranto, ma anche per quanto riguarda il contesto della Serie D e del calcio stesso nel proprio complesso:
Che ruolo ricopre nel Taranto? La possiamo definire direttore generale? O comunque sarà presto nominato?
“Non ho nessun ruolo nel Taranto, sono solo un amico di Massimo Giove. Quando lo ritiene opportuno, mi chiama e ci facciamo delle belle chiacchierate. Preferirei parlare di calcio in generale più che del Taranto, sebbene sia logicamente molto legato ai colori rossoblù”.
Con il presidente Giove a prescindere da quello che sarà l’esito dell’attuale stagione, state già programmando la prossima?
“Non avendo un incarico ufficiale, non sono a conoscenza di queste cose. Credo però che al momento la testa sia altrove, vista la situazione difficile dell’Italia intera in questo periodo. Non si sa se e quando si tornerà a giocare e se in questa stagione sportiva. Al momento la scelta più logica sarebbe quella di ritenere concluso il campionato, nonostante la volontà del Presidente della LND, Cosimo Sibilia, il quale ci tiene a riprendere con il calcio giocato. Autorità permettendo però. Se non si avranno dei segnali importanti, da parte di chi gestisce la situazione, credo che sarà difficile pensare di poter ricominciare a breve. Siamo ad Aprile e sicuramente né questo mese e né il prossimo si giocherà. Finito Giugno si dovrà obbligatoriamente pensare alla prossima annata”.
Secondo una sua opinione, questo campionato sarà annullato o verrà assegnata la vittoria del torneo al Bitonto?
“Ieri a Sportitalia è stato ospite proprio il Presidente Sibilia, che ha ribadito il concetto di voler comprendere quali siano le condizioni per poter riprendere questa stagione, nel frattempo a livello di Consiglio Federale si dovrà valutare se cristallizzare o meno le classifiche attuali, per quelle che erano nell’ultima giornata giocata, o magari se annullare tutto. Questo però lo potremo dire solo nel momento in cui sarà deciso se si torna a giocare o meno. La UEFA e la FIFA parlano di voler riprendere i campionati, ma in Belgio si è deciso di cristallizzare tutto nei gironi di Serie A e B. Altrettanto hanno deciso in Inghilterra. Perciò oggi qualsiasi cosa affermiamo, rischiamo soltanto di fare brutte figure”.
Qualora venga data la vittoria al Bitonto, non ritiene che Foggia e Cerignola siano penalizzate?
“Qualsiasi provvedimento venga preso, nel momento in cui si decide di cristallizzare la classifica, è chiaro che ci saranno delle critiche da parte di qualcuno. Però non ci potranno eventualmente essere strascichi giudiziari e contestazioni sportive, perché le decisioni che verranno assunte sono tutte cause di forza maggiore. Inconfutabili. L’amaro in bocca potrebbe rimanere a tanti, però oggi di reale c’è che il Bitonto, come il Grosseto, come la Lucchese, come tutte le altre regine dei gironi, sono in testa alla classifica”.
Ritiene possibile il ripristino della serie C2? Oppure un allargamento dei Gironi di C a 20 squadre?
“L’Italia è l’unica nazione in Europa che ha cento squadre professionistiche, solo l’Inghilterra ne ha di più, però lì ci sono i denari, qui purtroppo non ce ne sono più. Nella nostra nazione, a livello di calcio, si producono un miliardo e duecento milioni di diritti televisivi, mentre in Gran Bretagna l’appannaggio è di tre miliardi e cinquecento milioni all’anno. Nella prossima stagione inoltre scade il contratto tra la Lega Nazionale di Serie A e SKY. Tutte le società hanno già scontato i diritti anche per il prossimo campionato. Deduco quindi che l’azienda calcio, ad oggi, è una azienda che poggia su basi d’argilla. La riforma del calcio italiano è indispensabile. Bisogna comprimere il numero dei club professionisti e limitare i costi in generale. Importante creare un cuscinetto così detto di Elìte gestito dalla Lega Nazionale Dilettanti”.
Qualora si dovessero creare le condizioni, il Taranto potrebbe essere ripescato?
“Il virus porta a fare delle grandi riflessioni. Quando si ricomincerà a giocare, tutti gli imprenditori-presidenti dovranno riflettere, anche per la crisi inevitabile che coinvolge le loro aziende. Le condizioni in cui versano i loro dipendenti. Porto su tutti l’esempio del presidente della Feralpisalò, che è uno dei più importanti uomini della siderurgia italiana. Nel post quarantena ci dovrà essere sicuramente una attenzione maggiore nel rimodulare e ridefinire gli stipendi di tutti i calciatori, di qualunque categoria. Guardando verso il basso. Se però la governance del calcio mettesse in atto delle norme concrete, che lo prevedano, da una immane disavventura si potrebbe avere il passaggio a una situazione notevolmente positiva. Ad esempio le parcelle dei procuratori. Ad oggi hanno dei valori milionari. Dovremmo pertanto darci tutta una regolata e dare il giusto valore al denaro, cosa che forse nel calcio italiano degli ultimi anni non si è fatto. Ogni stagione vengono radiate tre o quattro società e questa è la conferma che qualcosa di poco concreto è stato fatto nelle gestioni più recenti”.
Lei ha vinto diversi campionati in carriera, ma di tutti gli allenatori con cui ha lavorato, chi riporterebbe o porterebbe sulla panchina del Taranto?
“Tutti quelli che ho avuto come allenatori vorrei poterli riportare in riva allo ionio. Con Nando Veneranda, purtroppo scomparso, facemmo benissimo ricordo i famosi spareggi di Napoli. Con Toni Pasinato si fecero cose egregie nella gestione Fasano. Ho poi chiamato Roberto Claguna, che ha lasciato nell’ambiente un ottimo ricordo. Successivamente Ivo Iaconi con cui vincemmo in in’annata indimenticabile il campionato di serie D e lo scudetto. Nell’era Blasi portammo Aldo Papagni, con cui fummo promossi in C1. Poi con Marco Cari andammo a fare le finali per la B malamente sfuggita ad Ancona. Tutti avrebbero numeri importanti e qualità per ritornare sulla panchina ionica”.
In virtù della sua esperienza, può fare l’identikit dell’allenatore ideale per vincere un campionato?
“Per vincere un campionato è necessario il coinvolgimento di tutte componenti. Nessuno nel calcio è protagonista solitario in assoluto. L’insieme delle componenti di cui sopra portano alla vittoria. Non esiste un identikit specifico. Tutte le risorse umane devono andare in un’unica direzione, rispettando il progetto della società. Di sicuro è determinante il contributo dei tifosi e dell’ambiente in generale”.
Panarelli in una recente intervista ha dichiarato che la cessione di D’Agostino è stata imposta. Col senno di poi ritiene giusto il divorzio col calciatore?
“Parlo da uomo di calcio e da direttore, non del Taranto, ma di azienda. Ho letto in una recente intervista il calciatore D’Agostino affermare di avere avuto nel corso della stagione alcuni problemi di natura fisica. Ciò nonostante sarebbe rimasto volentieri in riva allo Ionio. E ci credo. Resta il fatto però, come da lui stesso asserito, che la sua preparazione settimanale era condizionata da questo suo “handicap” fisico. Tenere in rosa un giocatore con quel genere di fastidio si fa un dispetto all’allenatore e non solo. Durante la settimana tutti debbono dare il massimo nell’addestramento, malati cronici non fanno bene alla causa. Non è giusto che un calciatore che accusa dei costanti fastidi rimanga nel gruppo. Si deve dare la dimostrazione allo spogliatoio che non esistono privilegiati per nessuna ragione. Quanto sopra è stato confermato dal rendimento alterno offerto quest’anno dal ragazzo mai al meglio della condizione e mai in grado di essere determinante ai fini del risultato”.
Da un punto di vista societario ci sono stati imprenditori che hanno avvicinato Giove? Il presidente è determinato ad andare avanti?
“Come sapete tutti Giove ha delegato me nella trattativa con Tilia, personalmente oltre a quella non sono venuto a conoscenza di altre. Il presidente ed il sottoscritto non abbiamo avuto rispondenza, a prescindere dal piano economico, alle garanzie che richiedeva Massimo, le quali non sono state mai fornite. Giove ove decidesse di alienare la società, lo vorrà fare cedendola, responsabilmente, in mani sicure. Persone o soggetti giuridici in possesso di una forza economica maggiore alla sua. In grado di presentare un importante piano industriale con obiettivi certi. In quella trattativa queste caratteristiche non state riscontrate.”
A cura di Cosimo Lenti
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