Tratto dall’intervista della Gazzetta del Mezzogiorno a cura di Emiliano Fraccica
Per la Gioiella Prisma Taranto non c’è tempo per rimpianti, né spazio per la rassegnazione. La retrocessione dalla Superlega è una ferita ancora aperta, ma la società rossoblù ha già scelto la via del rilancio. L’obiettivo? Ricostruire con passione e concretezza, e tornare a rappresentare con orgoglio la città di Taranto nel panorama della pallavolo nazionale.
A spiegare la filosofia del club è la vicepresidente Elisabetta Zelatore, che ai microfoni della Gazzetta del Mezzogiorno nell’intervista di Emiliano Fraccica racconta la voglia di riscatto che anima l’intero ambiente:
«Quella appena conclusa è stata una stagione complicata, segnata da tante difficoltà, ma l’amore per questa città e per il nostro progetto sportivo ci impedisce di arrenderci. Abbiamo una responsabilità verso i tifosi, i giovani e la comunità intera: vogliamo essere un esempio positivo, dentro e fuori dal campo.»
Il futuro della Prisma si costruisce già ora, tra valutazioni tecniche e pianificazione strategica. Nulla viene lasciato al caso, nemmeno l’ipotesi — ancora aperta — di un possibile ripescaggio in Superlega:
«Se si dovesse presentare l’opportunità di tornare nella massima serie — precisa Zelatore — saremo pronti a coglierla. Siamo consapevoli delle difficoltà, ma anche convinti della nostra solidità e della nostra capacità organizzativa.»
Intanto, la società si concentra sul rafforzamento delle sue fondamenta, confermando figure dirigenziali e staff tecnico, mentre il direttore generale Vito Primavera e il segretario Stefano De Luca sono già al lavoro per programmare la nuova stagione.
«La priorità — sottolinea Zelatore — è quella di costruire un gruppo solido, capace di indossare la maglia con professionalità e orgoglio, mantenendo intatti i valori sportivi che ci contraddistinguono.»
Ma la vice presidente va oltre la semplice pianificazione tecnica e lancia un appello alle istituzioni e al tessuto cittadino:
«Lo sport tarantino merita rispetto e sostegno. Non possiamo più permetterci di delegare o rimandare: è arrivato il momento che la città, anche attraverso le sue istituzioni, riconosca il valore sociale ed educativo che realtà come la nostra portano ogni giorno sul territorio.»
Per Taranto, la retrocessione non è un punto d’arrivo ma un passaggio obbligato di un percorso più ampio, dove l’ambizione resta la parola chiave:
«Siamo pronti a ricostruire, con sacrificio, passione e idee chiare. Con o senza Superlega, Taranto deve tornare a sognare. Noi siamo qui per questo.»














