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Gioiella Prisma Taranto, Rizzo: “La nostra forza è proprio la squadra, il nostro gruppo”

Foto Aurelio Castellaneta

Gioiella Prisma Taranto, Rizzo: “La nostra forza è proprio la squadra, il nostro gruppo”

"Il campionato, come stiamo vedendo, è molto equilibrato. Però dobbiamo iniziare a comprendere che in ogni partita le occasioni ci possono essere e come lo fanno gli altri, possiamo farlo anche noi"

Marco Rizzo, classe 1990, di Galatina, arriva nella Gioiella Prisma per affrontare il campionato di Superlega Credem Banca per la stagione 2022/2023, nel ruolo di libero. Ha iniziato la sua carriera ad Ugento, Taviano e Gioia del Colle, finché poi arriva l’occasione di poter fare il salto di qualità con l’approdo in Superlega, nella quale milita da ben 9 anni. In Superlega gioca prima con Milano, poi gioca tre stagioni a Monza, fino ad arrivare nel 2019 a Vibo. Rizzo sarà, quindi, per la Prisma, un giocatore esperto che cercherà di dare ordine ed equilibrio sia in fase di ricezione che in fase di difesa.

Hai iniziato la tua carriera ad Ugento. Che ricordi hai di quella stagione?

“Io all’inizio giocavo a calcio, però siccome vivevo in un paesino piccolino, dove ci conosciamo tutti, anche tramite la scuola media, mancava un ragazzino nelle giovanili di pallavolo, così mi chiesero se potevo dare una mano e poi da lì, negli under 14 ho continuato a giocare senza mai smettere. Ho ricordi positivi. Alla fine eravamo tutti coetanei e amici, e nell’Ugento comunque ero a casa e ho bei ricordi.”

Da li poi hai avuto modo di poter girare tra varie squadre, come Gela, Genova, Molfetta, ed altre squadre. Cosa ti porti dietro come esperienze?

“Ho avuto la possibilità, soprattutto in A2, di girare e di cambiare squadra quasi ogni anno, da nord a sud senza limiti. Sono state esperienze diverse. In Sicilia sono stato molto bene, mi sentivo a casa, mi hanno accolto come una famiglia, sono stati anni belli, uno anche con la promozione, il mio primo anno in A2 e me lo sono proprio goduto. A Genova è stato un anno dove gli obiettivi erano alti, però poi alla fine i campionati bisogna giocarli, siamo usciti ai quarti di finale. Molfetta invece sono tornato al sud e abbiamo vinto il campionato in A2, quindi è stato un anno molto positivo. E poi c’è stata questa stagione a Sora un po’ così, senza ne arte ne parte, siamo usciti in semifinale play-off con la squadra che doveva vincere comunque il campionato. L’anno dopo Sora sono iniziati gli anni in A1.”

Dopo queste esperienze, è arrivato il salto di qualità, che ti ha permesso di arrivare a giocare in Superlega, prima nel Milano, poi nel Monza, per arrivare a Vibo. Ti aspettavi questo cambiamento? Puoi raccontarmi un po’ le prime esperienze in questa nuova serie come sono andate?

“Milano è stata proposta che mi è arrivata e come prime proposte avrei accettato tutto e ho scelto Milano per mettermi alla prova nella categoria superiore. Dopodiché è arrivata Monza, dove sono stato 4 anni, e sono stato molto bene, anche lì mi hanno fatto sentire a casa, altrimenti uno non rimane 4 anni nella stessa società. Però dopo questo, avevo la necessità di cambiare aria e quindi sapevo che Vibo era una società molto solida, molto valida, con un presidente storico e volevo avvicinarmi anche un pochino a casa, e quindi sono sceso di nuovo al sud, e infatti il secondo anno a Vibo penso sia stato una delle stagioni più belle della mia carriera, siamo arrivati quinti in classifica a due punti da una semifinale scudetto.”

Quest’anno arrivi a Taranto. Nella Gioiella Prisma. E’ stata una scelta per avvicinarti un po’ a casa o per altri motivi?

“Ci sono tanti motivi per cui ho scelto di venire qui, sia perché, come hai detto tu, volevo avvicinarmi a casa se si fosse presentata l’opportunità e così è stato. Col fatto che è nata mia figlia volevo cercare di godermela ogni giorno, cercando di fare anche il mio lavoro. Secondo, volevo anche lavorare con Vincenzo, sono anni che ci conosciamo però non ce n’è stata mai l’occasione. Come terza cosa, i presidenti e la società li conosco da quando ero piccolino, perché feci un provino tanti anni fa per Taranto, però poi anche se non si è verificato questo matrimonio, comunque i rapporti e la conoscenza è sempre rimasta viva, quindi sapevo che persone erano. Sapevo di venire in una società dove i presidenti ci mettevano il cuore, la passione, e a me piacciono molto questi elementi, quindi non ci ho pensato un attimo a firmare e a venire qui.”

La società ha riposta in te tanta fiducia, come negli altri. Hai un ruolo importante nella squadra, che è quello di dare equilibrio sia in fase di ricezione che in difesa. Che campionato ti aspetti?

“Il campionato, come stiamo vedendo, è molto equilibrato. Però dobbiamo iniziare a comprendere che in ogni partita le occasioni ci possono essere e come lo fanno gli altri, possiamo farlo anche noi, dobbiamo prendere consapevolezza di questo, senza guardare più di tanto a chi c’è dall’altra parte. Ci sono sicuramente squadre più blasonate, con un budget più alto, però alla fine quando si scende in campo non è mai detto. Le occasioni si possono verificare, dobbiamo essere bravi noi a crearle e se gli avversari poi ce lo concedono, dobbiamo essere bravi anche a sfruttarle, perché non è bello arrivare alle ultime partite o aspettare quelle partite che chiamiamo scontri diretti, che poi gli scontri diretti ti possono andare bene come anche male. Bisogna capire ed essere capaci di sfruttare un intero campionato.”

Parlando di pallavolo giocata, che partita è stata quella di domenica a Trento? C’è qualche rammarico per la partita, soprattutto dopo un secondo set dove eravate riusciti al sorpasso, ma non siete riusciti a mantenerlo? Cosa non andava?

“Nessuno ci ha mai chiesto di andare a vincere a Trento, sapevamo la forza dell’avversario. Il mio rammarico più grande è l’atteggiamento, perché entrare in campo, da quello che ho visto, tra virgolette già sconfitti, non mi piace, non mi piace vedere questo atteggiamento perché non siamo noi e lo abbiamo dimostrato. Quindi dobbiamo capire e reagire anche quando le cose non vanno. La nostra forza è proprio la squadra, il nostro gruppo. Dobbiamo aggrapparci e aiutarci l’un l’altro e venirne fuori. Poteva essere Trento come poteva essere qualsiasi altra squadra, è una considerazione che faccio io in generale. Dobbiamo capire che siamo un gruppo unito e che se giochiamo di squadra come abbiamo già dimostrato, giocando anche contro Monza, Verona, anche con Padova dove, anche se abbiamo perso i due punti al tie break, abbiamo giocato di collettivo. Solo così possiamo toglierci delle soddisfazioni.”

Ora con che mentalità e spirito preparerete la gara interna contro Modena?

“Contro Modena sicuramente noi vogliamo fare una bella partita, poi il risultato, se giochiamo bene, verrà da sé. Ma principalmente vogliamo prepararci bene questa settimana, ci aspettano due partite importanti, Modena in casa e Siena fuori casa. Quindi non ci sono scuse e alibi di niente, dobbiamo lavorare in palestra, prepararci bene ed essere tutti sul pezzo, tirare tutto quello che abbiamo per cercare di portare a casa punti, che alla fine poi è quello che conta in questo campionato così equilibrato dove le partite sono queste.”

Che obiettivi presenti e futuri ci sono sia per te che per la squadra?

“L’obiettivo fondamentale, unico e principale penso sia quello della salvezza, prima la si raggiunge e prima tutti noi, l’ambiente, la società, saremo tranquilli. I miei obiettivi personali sono quelli di crescere partita dopo partita, nei miei fondamentali, ed essere comunque un elemento di riferimento, insieme ad altri, nella mia squadra, sia per il collettivo e sia per la società.”

Francesca Raguso

Tags: Prisma Taranto Volley
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