Attenzione, maneggiare con cura! Il calcio è da sempre un affare delicato: lo è in un contesto di normalità, figurarsi in un quadro storico a dir poco complicato e in cui il mondo si sta maledettamente impantanando. Come reagirà il pallone alla fine di questo virale tsunami? Quale destino potrebbe attendere il Taranto? Quesiti legati indissolubilmente e a cui ha provato a rispondere il presidente rossoblu Massimo Giove.
Presidente, come sta trascorrendo la sua quarantena?
«La mattina sono in ufficio, poi nel pomeriggio a casa come da disposizioni governative, perché purtroppo è tutto fermo».
Il campionato di Serie D è congelato da un mese: il Taranto è favorevole alla sua ripresa o alla sua chiusura?
«Né favorevole, né contrario: il Taranto rispetterà quanto deciso dal presidente Sibilia e dalla Federazione. Non vorrei essere nei panni di chi dovrà decidere, perché qualunque cosa si faccia il numero degli scontenti non sarà trascurabile. Rispetteremo ogni decisione, perché il mondo del calcio non sarà più lo stesso alla fine di questa pandemia».
Ecco, come cambierà il calcio?
«Intanto bisognerà capire che tipo di valutazioni verranno fatte per la Serie A e le competizioni europee, perché entrambe dipendono dagli introiti legati ai diritti televisivi. E non a caso si sta cercando in ogni modo di giocare non appena le condizioni lo permetteranno. Tutto ciò si ripercuoterà sul calcio dilettantistico. Qualunque cosa si stabilisca sarebbe opportuno un intervento del governo».
Cosa accadrà nei campionati dilettantistici? Dovrebbero seguire un cammino diverso da quelli professionistici?
«La Serie A e B, la C e la D hanno esigenze differenti: per ciascuna categoria dovrà esserci una soluzione. Sono sempre stato un grande sostenitore, soprattutto per la C, di categorie composte da squadre che abbiano un elevato bacino d’utenza. Città sopra i 150.000 abitanti dovrebbero fare di diritto la Serie C. Ragiono da imprenditore e ritengo che una partita come Taranto-Bari, per le televisioni, sia più appetibile di altre».
Quali sarebbero le soluzioni utili per aiutare le società dilettantistiche?
«La Lega dilettanti ha un grande presidente che sta cercando la migliore via d’uscita possibile, che però va trovata d’intesa con il Governo Nazionale».
Durante questo periodo ha avuto modo di sentirsi con il presidente della LND Sibilia o con il coordinatore Barbiero?
«Non ho l’abitudine di sentirli: sono molto riservato e non ho intenzione di influenzare nessuno. Sono un semplice presidente e non ho mai fatto politica federale; loro hanno più esperienza di me, hanno sinora lavorato molto bene e non hanno bisogno dei miei consigli».
Qual è l’umore dei suoi colleghi presidenti: alla Lega chiederete ausilio in ordine sparso o in modo unitario?
«Mi sono sentito con altri presidenti del girone H e tutti hanno la volontà di attendere, innanzitutto, la fine della pandemia. Se si decidesse di giocare anche in estate, accetteremo la decisione, ovviamente bisognerebbe capire come cambiare i contratti che scadranno a breve e tutta una serie di altre importanti situazioni».
In Serie A si parla di taglio degli stipendi; in D cosa dovrebbe accadere?
«Mi atterrò a quanto deciso dalla Lega Nazionale Dilettanti».
Quando ha avuto modo, l’ultima volta, di parlare con De Santis e Panarelli?
«Sento tutti, sia loro che la squadra. Da questo punto di vista, oltre a essere un imprenditore, sono anche un padre di famiglia. La cosa più importante è che tutto si risolva presto, ma credo che ci vorrà del tempo. Il calcio è solo un tassello dell’economia mondiale».
Fonte: Giuseppe Di Cera – Corriere dello Sport













