di Giuseppe Lamanna
Quando da piccoli eravamo colpevoli e combinavamo un guaio, sentivamo subito una frase: “Ecco, il gatto non c’è, i topi ballano.” Così, quando i nostri genitori tornavano a casa, trovavano tutto sottosopra. Metaforicamente, oggi Montecitorio è lo specchio di questa frase.
Il “gatto” è Bergoglio, e i “topolini” (spaesati e ipocriti) sono i parlamentari italiani, che si accusano reciprocamente come in un gioco di ruolo. Volano colpe, frecce e schiaffi politici. Volano accuse, manifestazioni di sobrietà religiosa e pietismi improvvisi. Volano recitazioni degne di un premio Nobel. Un gatto invisibile, poiché quando era in vita non lo ascoltava nessuno. Ma si sa, si acquista valore solo post mortem, e così Bergoglio diventa un quadro di Van Gogh: tutti lo vogliono, ciascuno conosce a memoria la sua parte nel copione. Un gioco da maestro.
E così, quella famosa sobrietà richiesta non vale per gli inquilini di Montecitorio: l’allenatore è in panchina, non gioca. Nell’ordine, abbiamo assistito a dichiarazioni di ogni tipo. Renzi, maestro della comunicazione acchiappa-applausi (qualche cittadino potrebbe dire “schiaffi”), cita De André: “Nel vedere quest’uomo che muore, madre, io provo dolore, madre, ho imparato l’amore.” Conte e Schlein parlano di ipocrisia, mentre Meloni si mette la mano nei capelli.
Ognuno ha acquistato il suo piccolo pezzetto di eredità, mangiato una fetta del lascito morale di Bergoglio, dimenticato. Dalla cravatta al crocifisso, il passo è brevissimo, in una sindrome in cui mente e cuore sono distaccati: non si spreca, spesso, una parola sulle carneficine in Palestina (atteggiamento tipico del centrodestra), ma ci si riscopre vicini ai valori cristiani ed evangelici di questo pontificato. Così anche il centrosinistra (Pd e Azione in primis, eccetto AVS e 5 Stelle) diventa portatore della retorica della guerra e delle armi, contrario a un modus operandi pacifista.
E allora sì, il pontefice non c’è più e i parlamentari ballano. Danzano a suon di ipocrisie e chiedono sobrietà. Ci vorrebbe un alcol test a distanza e sarebbero tutti penalmente perseguibili, anche da casa. Ponzani, nel corso della trasmissione Otto e Mezzo, sottolinea la contraddizione del concetto di sobrietà, richiamando Salvini con la maglietta “Il mio Papa è Benedetto”, o gli innumerevoli utilizzi molto poco sobri dei crocifissi e dei rosari nei comizi politici.
Emblematico il giuramento sul Vangelo di Salvini, in un celebre comizio a Milano di qualche anno fa. Chiusa una porta, si apre un portone. È morto Bergoglio, e la maschera è caduta. Gli italiani, mi auguro, sapranno distinguere le manifestazioni cristiane da quelle falsate, la coerenza dall’ipocrisia.














