di Luca Pietranelli
Due partite, due vittorie, sei punti. Il Taranto parte col piede giusto in Eccellenza, battendo all’esordio lo Spinazzola e confermandosi poi contro il Polimnia. Un bottino pieno che porta entusiasmo e fiducia, ma che fotografa anche una squadra ancora lontana dall’essere compiuta: condizione atletica deficitaria, reparti da rinforzare e intesa collettiva da costruire sono le problematiche emerse nelle prime due apparizioni stagionali. Nonostante ciò, i rossoblù hanno mostrato carattere, capacità di soffrire e doti tecniche individuali in grado di spostare gli equilibri.
La prima trasferta a Ruvo, contro lo Spinazzola, ha raccontato di un Taranto in difficoltà fisica, soprattutto nella parte centrale del match; eppure, la squadra ha saputo stringere i denti, restare compatta e colpire al momento giusto. Decisivi i lampi di Souaré, l’esperienza di Di Paolantonio e soprattutto il ritorno di Nicolino Russo, entrato nella ripresa con la verve del leader, capace di servire un assist e colpire una traversa.
La seconda sfida, contro il Polimnia, davanti al proprio pubblico, ha confermato le fragilità della retroguardia, spesso in affanno. Soprattutto dopo l’uscita di Konaté, la difesa ha iniziato a traballare, subendo una rete evitabile a pochi minuti dalla fine dell’incontro. Ma davanti ci hanno pensato Imoh, incontenibile con la sua doppietta, e Calabria, autore del gol vittoria che ha deciso il match e regalato tre punti preziosissimi.
Un dato non trascurabile è stato il cambio di modulo. Danucci ha iniziato entrambe le gare con la difesa a tre, cercando di sfruttare fisicità ed esperienza, ma pagando in copertura sugli esterni e in velocità contro avversari più freschi atleticamente. La svolta, sia a Ruvo che contro il Polimnia, è arrivata quando l’allenatore ha abbandonato il 3-5-2 per passare a una difesa a quattro più solida e lineare. Gli ionici hanno guadagnato equilibrio e sbocchi offensivi. È stato proprio questo switch tattico, unito agli ingressi dalla panchina, a permettere al Taranto di ribaltare le inerzie negative e prendersi due vittorie che altrimenti sarebbero state a forte rischio.
Se la difesa appare al momento il reparto più vulnerabile, con ritardi di condizione e meccanismi da oliare, il centrocampo ha mostrato segnali contrastanti: Etchegoyen e Marino sono apparsi ancora opachi, mentre Di Paolantonio ha già dimostrato caratteristiche da leader. Souaré, capace di illuminare l’esordio, è stato invece meno lucido nella gara di Massafra.
L’attacco sembra il comparto più assortito e pronto, nonostante l’assenza di un centravanti vecchio stampo, da doppia cifra, almeno sulla carta. Imoh si sta dimostrando una spina nel fianco costante, mentre Russo ha subito preso per mano la squadra. Dammacco, seppur a sprazzi, ha mostrato qualità superiori alla categoria.
Il Taranto, dunque, è partito con due successi che pesano, costruiti più sul cuore che sulla brillantezza e resi possibili dalla duttilità tattica del suo allenatore. La strada è ancora lunga, la rosa va completata e la condizione migliorata, ma intanto sei punti in due gare, disputate a distanza di tre giorni, rappresentano la migliore delle basi su cui costruire un futuro ambizioso.













