Con una comunicazione urgente indirizzata al sindaco di Taranto, Fabio Matacchiera (Fondo Antidiossina) e Alessandro Marescotti (PeaceLink) chiedono il rinvio del voto in Consiglio Comunale previsto per il 30 luglio, relativo all’Accordo di Programma sull’ILVA. I due attivisti, noti per il loro impegno a tutela dell’ambiente e della salute pubblica, denunciano l’assenza di condizioni minime di legalità, trasparenza e partecipazione democratica.
A cinque giorni dalla votazione, il testo dell’Accordo non è ancora stato distribuito ai consiglieri comunali, rendendo impossibile ogni forma di analisi seria e informata. Inaccettabile, secondo i firmatari, che si proceda in tale contesto a un voto su un documento tecnico-giuridico di estrema complessità, che rimanda inoltre a un Parere Istruttorio Conclusivo di oltre 400 pagine non accessibile al pubblico.
“Questa fretta, imposta dal Governo, viola la Convenzione di Aarhus sul diritto alla partecipazione nei processi decisionali ambientali – scrivono Matacchiera e Marescotti – e mette a rischio un principio fondamentale della democrazia: quello della valutazione consapevole.”
La preoccupazione principale riguarda la riattivazione degli altiforni e dell’area a caldo, cuore della produzione ma anche principale fonte di inquinamento. “Si parla di decarbonizzazione, ma non c’è un acquirente. Quale Accordo si starebbe firmando, se manca il soggetto privato che dovrebbe attuarlo?”.
Gravi anche le perplessità sul fronte sanitario e ambientale: l’accordo contempla una nave rigassificatrice soggetta a normativa Seveso, ma nessuna valutazione sui rischi è stata resa pubblica. Inoltre, l’Autorizzazione Integrata Ambientale, già criticata dagli enti locali, viene di fatto reintrodotta, nonostante la recente sentenza della Corte di Giustizia UE che ribadisce la priorità del diritto alla salute.
“Taranto ha già pagato troppo – affermano i due attivisti – e oggi si rischia un inganno: la ripartenza degli impianti vecchi senza garanzie sui nuovi, e senza garanzie per la salute”.
Il comunicato si conclude con una diffida formale: se il voto dovesse avvenire in queste condizioni, sarà presentato un esposto alla Procura della Repubblica per l’eventuale configurazione del reato di pericolo per la salute pubblica. “Fermate questa procedura o saremo costretti a chiedere che venga fermata per vie legali.”
Matacchiera e Marescotti chiedono infine un rinvio del voto e l’avvio di un percorso realmente partecipato, documentato e trasparente, nel rispetto della Costituzione e della cittadinanza tarantina.













