In un contesto internazionale sempre più teso, dove la questione israelo-palestinese ha raggiunto una delle fasi più complesse degli ultimi decenni, emerge una proposta innovativa e audace firmata dall’Avvocato Giovanni Di Stefano, noto come il “Devil’s Advocate”, titolare dello Studio Legale Internazionale con sedi in USA e Italia. Questa proposta, richiesta direttamente dal Governo della Federazione Russa, è stata formalmente redatta l’8 agosto 2025 e inviata ai principali leader mondiali e regionali coinvolti nella questione.
Il documento — dal titolo “Un Quadro di Pace
Realizzabile nella Regione Israele-Palestina-Gaza” — rappresenta un tentativo concreto di superare lo stallo politico e militare che ha caratterizzato per decenni la regione, proponendo un modello a tre Stati che garantisca sicurezza, sovranità, cooperazione economica e libertà di movimento per tutti i popoli coinvolti.
I destinatari della proposta
La lettera dell’8 agosto, inviata ufficialmente via canali diplomatici, è stata indirizzata a:
• S.E. António Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite
• S.E. Donald J. Trump, Presidente degli Stati Uniti d’America
• S.E. Vladimir Putin, Presidente della Federazione Russa
• S.E. Xi Jinping, Presidente della Repubblica Popolare Cinese
• S.E. Sergei Lavrov, Ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa
• S.E. Mahmoud Abbas, Presidente dello Stato di Palestina
• S.E. Benjamin Netanyahu, Primo Ministro dello Stato di Israele
Su esplicita richiesta, una copia ufficiale è stata inviata anche a Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, affinché l’Italia — storicamente ponte tra Oriente e Occidente — possa avere un ruolo attivo nel sostegno a questa iniziativa.
Il cuore della proposta: Il Modello a Tre Stati
Il documento individua come punto centrale la creazione di tre entità indipendenti ma interdipendenti:
1. Lo Stato di Israele
2. Lo Stato della Cisgiordania (sotto una riformata Autorità Palestinese)
3. Uno Stato Autonomo di Gaza (nome da definire), con piena amministrazione civile, ma con garanzie di sicurezza condivise.
Queste tre entità dovrebbero sottoscrivere un Patto di Mobilità e Cooperazione Economica Regionale, ispirato al modello dell’Accordo di Schengen dell’Unione Europea, denominato Patto di Libera Circolazione del Levante (PLCL).
Il PLCL prevederebbe:
• Libertà di movimento dei cittadini tra i tre territori, senza controlli di frontiera tradizionali, ma con sistemi biometrici di sicurezza.
• Riconoscimento reciproco della sovranità e dell’integrità territoriale.
• Cooperazione economica strutturata, con protocolli su manodopera, commercio e investimenti.
• Un Consiglio di Sicurezza Tri-statale, sotto supervisione ONU, per il coordinamento contro il terrorismo e per la difesa civile.
La reazione di Benjamin Netanyahu
Poche ore dopo la diffusione della proposta, Benjamin Netanyahu ha pubblicamente dichiarato, attraverso un post ufficiale, di non voler occupare Gaza, ma di volerla “liberare da Hamas”. Il Primo Ministro israeliano ha sottolineato che il suo obiettivo è una Gaza smilitarizzata, con una amministrazione civile pacifica, che non sia né Hamas né l’attuale Autorità Palestinese, né qualsiasi altra organizzazione terroristica.
In risposta, Giovanni Di Stefano ha ringraziato Netanyahu per aver considerato con serietà la proposta, precisando tuttavia che “ci deve essere tolleranza zero verso le vittime civili collaterali, perché ciò che tutti vogliamo è pace e sicurezza per tutte le parti”.
Questa apertura da parte di Netanyahu — seppur condizionata dalla necessità di garantire che Gaza non rappresenti alcuna minaccia per Israele — può essere interpretata come un passo concreto verso l’attuazione del modello a tre Stati.
Il contesto storico e gli esempi internazionali
Il modello proposto da Di Stefano non è privo di precedenti storici. Alcuni esempi significativi includono:
• La Jugoslavia socialista, che ospitava repubbliche autonome come la Voivodina e il Kosovo, con propri organi amministrativi e culturali, pur rimanendo parte integrante della federazione.
• Gli Stati Uniti d’America, che mantengono territori con status particolare, come Porto Rico, dotato di autogoverno interno ma soggetto alla sovranità USA.
• La Comunità dell’Africa Orientale (EAC) e l’ASEAN nel Sud-Est asiatico, dove stati sovrani cooperano in materia di commercio e mobilità senza rinunciare alla propria indipendenza.
Questi modelli dimostrano che un’autonomia amministrativa e politica, accompagnata da accordi di sicurezza e cooperazione economica, può funzionare in contesti geopolitici complessi.
La posizione della Federazione Russa
È importante sottolineare che la Federazione Russa, promotrice della richiesta della proposta di Di Stefano, ha interessi storici e strategici sia nella protezione dello Stato di Israele che nella salvaguardia dei diritti dei palestinesi.
La Russia ospita una delle comunità ebraiche più numerose al di fuori di Israele, e al contempo intrattiene rapporti storici con il mondo arabo. Questa doppia prospettiva conferisce a Mosca una posizione privilegiata come potenziale mediatore imparziale.
Un aspetto storico spesso dimenticato, e che Di Stefano stesso ha richiamato, è che furono i sovietici a liberare la maggior parte dei campi di concentramento nazisti alla fine della Seconda Guerra Mondiale, non gli americani o i britannici. Questo dato storico rafforza il ruolo morale che la Russia rivendica nel proteggere il popolo ebraico.
Gli imperativi immediati della proposta
La lettera dell’8 agosto individua tre passaggi fondamentali per avviare il processo:
1. Cessazione immediata delle ostilità, con monitoraggio da parte di osservatori ONU.
2. Rilascio incondizionato di tutti gli ostaggi da parte di Hamas, in parallelo con l’interruzione di ogni bombardamento israeliano.
3. Creazione di un Fondo Internazionale per la Ricostruzione di Gaza, con contributi significativi da Stati Uniti, Federazione Russa, Cina, Unione Europea e Paesi del Golfo, per un totale stimato di 550 miliardi di dollari.
Le prospettive di successo e le sfide
L’adozione di un modello a tre Stati comporterebbe indubbi benefici:
• Stabilità politica a lungo termine.
• Cooperazione economica regionale.
• Riduzione del rischio di conflitti armati.
Tuttavia, le sfide restano notevoli:
• La diffidenza reciproca tra le parti.
• Il rischio di infiltrazioni terroristiche.
• La complessità logistica di smilitarizzare Gaza garantendo al contempo la sicurezza israeliana.
Un’opportunità storica
Giovanni Di Stefano ha concluso la sua lettera con una citazione del Presidente Yasser Arafat, che ebbe modo di conoscere personalmente tra il 1993 e il 2004:
“Non vedremo la nascita della Palestina con la guerra, né la vedremo attraverso una mera dichiarazione. Dobbiamo costruirla con le idee, non con le armi.”
Il momento per tradurre quelle parole in realtà sembra essere arrivato. La disponibilità di Netanyahu a valutare positivamente la proposta, la mediazione della Russia, il coinvolgimento delle Nazioni Unite e il supporto potenziale dell’Italia rappresentano una convergenza di fattori rara nella storia del conflitto.
Se le parti coinvolte sapranno cogliere questa opportunità, il 2025 potrebbe essere ricordato come l’anno in cui la pace in Medio Oriente ha avuto una possibilità concreta.













