«Per me tornare allo Iacovone è un’emozione molto forte». Lo ha detto Marco Lollobrigida, direttore di Raisport, alla vigilia dell’inaugurazione dei XX Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026. Un ritorno carico di ricordi per il giornalista, che proprio dallo stadio tarantino ha raccontato per anni le partite, insieme al commentatore tecnico Mario Faccio, scomparso negli anni scorsi.
«Non ho voluto vedere lo stadio – ha spiegato Lollobrigida – perché voglio riservarmi questa grande sorpresa domani». Un’emozione personale che si intreccia con la responsabilità del servizio pubblico nel raccontare una manifestazione che coinvolgerà 26 Paesi e 33 discipline.
Per Raisport, ha sottolineato il direttore, quella dei Giochi è una sfida importante. «È un impegno importante del servizio pubblico. I Giochi di 26 Paesi sono un grande evento e il nostro dovere è raccontare non soltanto il gesto sportivo e le discipline, ma anche il territorio».
Ed è proprio Taranto, con la sua storia e le sue contraddizioni, uno degli elementi centrali della narrazione Rai. «Di Taranto si parla spesso in termini difficili, legati all’Ilva e a quello che è accaduto negli anni. In realtà bisogna scoprire questa città e far capire che anche nei territori di difficoltà c’è una grande bellezza. È compito anche nostro, soprattutto nostro, raccontarla».
La Rai ha predisposto per l’evento circa 100 ore di programmazione, con Raisport al centro della copertura delle competizioni. «Durante le dirette ci occuperemo di tutto – ha spiegato Lollobrigida – mentre la sera, su Rai 2, avremo una rubrica nella quale racconteremo anche le storie degli atleti e del territorio».
Grande attenzione sarà riservata anche alla cerimonia inaugurale, in programma domani allo Iacovone e trasmessa in diretta su Rai 2. «È una grande storia della cultura di Taranto – ha sottolineato il direttore di Raisport – non soltanto dei Paesi partecipanti e degli atleti, ma anche della coreografia e della scenografia che raccontano il tessuto sociale della città».
Lollobrigida ha infine affrontato il tema del particolare paradosso che accompagna Taranto: da una parte un nuovo stadio costato circa 67 milioni di euro, dall’altra la squadra cittadina ripartita dall’Eccellenza. «Il calcio italiano è ostaggio di meccanismi economici che non gli hanno permesso di crescere – ha osservato –. Al contrario, nel tennis, nell’atletica e nel nuoto si è investito e i risultati si vedono».
Per il direttore di Raisport serve dunque «una visione diversa e meno dispersione economica». Una riflessione che guarda anche al sistema sportivo italiano: «È surreale – ha concluso Lollobrigida – che un Paese da sempre calciofilo non riesca a raccogliere ciò che dovrebbe, soprattutto dopo il 2006».














