di Enzo Ferrari – Buonasera24.it
Scatta un nuovo allarme per i Giochi del Mediterraneo 2026. A due anni dall’inizio della manifestazione che dovrebbe vedere la partecipazione di circa quattromila atleti di ventisei nazioni, torna l’incubo di non riuscire a realizzare gli impianti più importanti che dovrebbero ospitare le gare. Secondo il cronoprogramma fissato dal commissario straordinario Massimo Ferrarese, infatti, ad agosto dovrebbero partire le gare d’appalto per poi andare in aggiudicazione ad ottobre e aprire i cantieri a dicembre. Quindi resterebbero diciotto mesi per costruire le piscine e il centro nautico e rifare quasi completamento lo stadio Iacovone. Già così appare come una spericolata corsa contro il tempo. Ma ad oggi manca uno step fondamentale senza il quale non possono essere bandite le gare d’appalto. Mancano cioè i decreti attuativi da parte del governo centrale.
Senza questo fondamentale atto amministrativo non si può partire con le gare e ogni giorno che passa è un giorno tolto alla probabilità che gli impianti possano essere completati per tempo. In ballo ci sono il rifacimento dello stadio di calcio (60 milioni di euro), le piscine olimpiche nell’area di Torre d’Ayala (40 milioni), il Centro Nautico alla Stazione Torpediniere (15 milioni), la riqualificazione del Pala Ricciardi (25 milioni), oltre ai lavori di riqualificazione dello stadio di Lecce per i quali sono stanziati 36 milioni di euro. Per altre venticinque opere minori sparse negli altri comuni coinvolti nei Giochi non dovrebbero esserci grossi problemi, perché per queste ulteriori opere valgono i decreti emanati il 2 maggio scorso. Ma per i grossi impianti il problema resta tutto. Se già nelle prossime ore i decreti non dovessero essere pronti salterebbe tutto il cronoprogramma e a quel punto diventerebbe davvero difficile pensare ai Giochi 2026, almeno così come erano stati immaginati. Un altro ostacolo, quindi, sulla strada del commissario Ferrarese, che pure ha cercato di accelerare i tempi affidando le progettazioni senza attendere i decreti.
Intanto sull’iter dei Giochi si è pronunciata la Corte dei Conti.
«Il quadro complessivo di avanzamento degli interventi legati ai XX Giochi del Mediterraneo – Taranto 2026evidenzia alcune criticità, ma anche segnali di miglioramento nell’ultimo periodo. Tra questi, l‘esercizio dei poteri sostitutivi da parte del Commissario straordinario nella realizzazione di alcune opere, la stipula di convenzioni con società partecipate pubbliche e con diversi soggetti attuatori e la previsione di una piattaforma dedicata al controllo avanzamento lavori». È quanto emerge dalla delibera n. 21/2024/CCC, che il Collegio del controllo concomitante della Corte dei conti ha adottato nell’adunanza in composizione integrata con la Sezione regionale di controllo per la Puglia.
L’analisi della magistratura contabile – viene spiegato in una nota ufficiale della Corte – si è incentrata soprattutto sulla tardiva approvazione del cronoprogramma – peraltro già superato – delle opere infrastrutturali, sul rilevato aumento da 150 a 167,675 milioni di euro dei costi previsti, sulla necessità di alcune modifiche progettuali e sulla loro eventuale incidenza rispetto alle tempistiche, già molto strette, fissate. Attenzione è stata focalizzata anche sulla determinazione dei corrispettivi per le società a controllo pubblico di cui si vale la Struttura commissariale e sulla destinazione dei beni strumentali a fine edizione dei Giochi.
È al riguardo necessario – sottolinea la Corte – che il Commissario assicuri l’aggiornamento e il rispetto dei cronoprogrammi procedurali, nonché la funzionalità delle previste modifiche progettuali, sia nell’ottica del vincolo di destinazione delle risorse finanziarie disponibili, che della sostenibilità ed effettività dei costi degli affidamenti in favore delle società a controllo pubblico. La Corte ha specificato che tali affidamenti potranno effettuarsi senza previa pubblicazione del bando solo in presenza dei presupposti indicati in materia dall’Avvocatura dello Stato, invitando il Commissario straordinario a riferire entro sessanta giorni sulle eventuali misure adottate, a fini acceleratori, anche sul versante del monitoraggio sui soggetti attuatori.













