Massimiliano Marsili, nel corso della sua carriera può ora annoverare anche un insolito stop delle attività per emergenza sanitaria: com’è cambiata la sua settimana-tipo?
«Trascorro le giornate in casa, in compagnia di moglie e figli: è una situazione inaspettata, ma è necessario che ognuno di noi svolga la sua parte affinchè quest’incubo termini al più presto. Cerco, inoltre, di mantenere la giusta forma fisica attraverso gli allenamenti quotidiani: le sedute in campo sono completamente differenti, ma anche tra le mura domestiche, con l’ausilio di strumenti quali cyclette e tapis roulant, è possibile svolgerle al meglio».
Giorni delicati ai vertici del calcio: si discute circa la possibile ripresa delle attività. Secondo lei sussistono le condizioni per completare la stagione?
«Il gioco del calcio implica assembramenti e contatti continui: rispettare gli obblighi sanitari, di conseguenza, diverrebbe complicato. È possibile, inoltre, discutere di controlli accurati attraverso test e tamponi soltanto nei contesti calcistici principali, mentre sul fronte-dilettanti la situazione sarebbe incontrollabile: è difficile ripartire, ma ci atterremo alle decisioni degli organi competenti».
Bitonto è l’ennesima tappa pugliese della sua carriera: cosa l’ha convinta ad accettare il progetto prospettatogli dal club neroverde?
«Nel corso degli anni mi sono relazionato con diverse società: potrebbe sembrare un pensiero retorico, ma a Bitonto ho incontrato gente seria e ambiziosa sia sul fronte dirigenziale che tecnico. Ho avvertito subito quel feeling necessario per poter raggiungere grandi obiettivi: l’unione del gruppo ci ha consentito di duellare per la C e, al di là dell’esito della stagione, siamo soddisfatti di quanto conquistato finora. Dopo le promozioni ottenute a Nocera Inferiore e Matera, vorrei riuscirci anche a Bitonto».
Mister Taurino la ritiene imprescindibile non soltanto in mediana, ma per l’intera zona nevralgica neroverde: è soddisfatto della sua stagione?
«È un ruolo che ricopro con estremo piacere perchè, dal punto di vista tattico, consente di fornire il giusto equilibrio alla squadra sia in fase di ripartenza, che di non possesso. Ritengo che, prima della sosta, la squadra stesse interpretando al meglio le richieste del mister. La sospensione ha intaccato i dettami tecnico-tattici costruiti con sacrificio durante ogni allenamento e di questo c’è rammarico, ma la salute è assolutamente prioritaria: a livello individuale, però, sono più che soddisfatto».
Importanti anche i suoi trascorsi a Taranto, nonostante l’inaspettato addio maturato in estate.
«Il mio legame con Taranto va oltre l’aspetto calcistico: è la città in cui vivo da 12 anni e la considero ormai una seconda casa. Mi sarebbe piaciuto rimanere: si tratta di una piazza blasonata che, con la Serie D, non ha nulla a che vedere. L’addio, però, non è dipeso da me, ma da scelte tecnico-societarie ben precise che non posso far altro che rispettare. Auguro ai rossoblù il meglio».
In Puglia lei vanta anche esperienze ad Andria, Brindisi e Martina: quali ricordi conserva in merito?
«Ricordi assolutamente positivi, anche perché nella maggior parte dei casi sono state sfide particolari: ad Andria, ad esempio, centrammo un’insperata salvezza in C, mentre a Brindisi e Martina mi volle fortemente mister Ciullo, nonostante la sua prima esperienza itriana si interruppe ancor prima dell’inizio della stagione».
10 aprile 2005: Bruno Conti, nella trasferta di Udine, le dà la possibilità di debuttare in A con la maglia della Roma a soli 17 anni. Ricorda ancora quell’istante?
«Si trattò di un’emozione unica: purtroppo, però, quella fu una stagione difficile per la Roma, tant’è che ci salvammo a Bergamo alla penultima giornata. Forse, in un altro periodo storico, avrei potuto dare di più. Ricordo con estremo piacere anche le due apparizioni in Coppa Italia nel 2007 con Spalletti in panchina».
Mantiene ancora contatti con alcuni dei veterani giallorossi?
«Mantengo diversi contatti, ma in particolare ho un buon rapporto con Daniele De Rossi. Per me è un idolo e ho sempre cercato di ispirarmi a lui: è una persona umile, oltre che un atleta di spessore e qualità. Ho anche avuto la fortuna, ai tempi della Roma primavera, di essere allenato per quattro anni da suo padre, Alberto De Rossi, altra persona straordinaria».
Ha un desiderio particolare per quel che riguarda il finale della sua carriera?
«Ho 32 anni e sento di poter giocare con continuità almeno per i prossimi quattro-cinque anni: non ho un desiderio particolare, poiché ogni mia esperienza è subordinata soprattutto alla concretezza del progetto in questione. Nel calcio è di fondamentale importanza che tutte le componenti funzionino al meglio».
Fonte: Vito Di Noi – Corriere dello Sport













