Quattordici anni di servizio di ruolo nella scuola pubblica, a cui si aggiungono altri anni nel settore non statale, compresi quelli come docente nei progetti “Diritti a scuola” contro la dispersione scolastica. Un cumulo di contributi che le avrebbe consentito, al compimento dei 68 anni, di maturare 18 anni e 5 mesi di servizio. Ancora appena due anni scolastici e per un’insegnante della provincia di Taranto sarebbe arrivata l’agognata pensione.
E invece qualcosa è andato storto: il dirigente scolastico l’ha messa a riposo. In poche parole, a casa, senza stipendio e con il sogno della pensione destinato a svanire.
Le ragioni non sono chiare. «Non le conosciamo – afferma Viviana Lusso, segretaria generale della FLC CGIL – e fa una certa impressione constatare con quanta “leggerezza” e fatalità si possa giocare con il destino di qualcuno, senza accorgersi che non solo non si rispetta la legge, ma anche che quella superficialità nel mancato controllo dei requisiti diventa, di fatto, la condanna di una lavoratrice».
Così il patronato della CGIL di Castellaneta e Ginosa, con Pietro Pizzulli, insieme alla FLC, si è messo subito al lavoro. «Abbiamo rifatto i conteggi, scandagliato nella vita professionale di questa servitrice dello Stato e della scuola pubblica e dimostrato che la cessazione forzata imposta dal dirigente scolastico era priva di ogni fondamento», aggiunge Lusso.
Da mercoledì scorso l’insegnante è tornata a scuola. «È servita una diffida ufficiale – spiega la segretaria della FLC CGIL di Taranto – ma resta incomprensibile l’atteggiamento del dirigente, che con un provvedimento immotivato rischiava di decretare la fine della vita professionale di una persona».
«Una decisione arbitraria che avrebbe compromesso il futuro della lavoratrice, che, messa a riposo e senza stipendio, non avrebbe maturato la quota dei 20 anni necessari per accedere alla pensione – sottolinea il segretario generale della CGIL di Taranto, Giovanni D’Arcangelo – il tutto in un contesto difficile come Taranto e in una nazione dove già andare in pensione, anche per effetto della legge Fornero, è diventato sempre più arduo».
La FLC CGIL ha ottenuto l’annullamento in autotutela del decreto di diniego e il pieno ripristino della posizione giuridica della lavoratrice, che è rientrata in servizio anche se non in aula.
L’amministrazione pubblica, dopo l’intervento del patronato e dell’avvocato Giovanni Bufano, è stata costretta a riconoscere la prosecuzione del rapporto di lavoro. Attraverso una missiva legale, la FLC CGIL ha inoltre richiesto la corresponsione di tutte le differenze retributive maturate nel frattempo e la regolarizzazione contributiva integrale, comprensiva di interessi e rivalutazione monetaria.













