di Domenico Ciquera
Il giorno dopo la pesante sconfitta per 3-0 rimediata sul campo del Canosa, il direttore sportivo del Taranto Francesco Montervino interviene per fare chiarezza sul momento attraversato dalla formazione rossoblù. Ospite della trasmissione di Blunote “Gol Eccellenza”, condotta da Anthony Carrano, il dirigente ha affrontato diversi temi, dalle reazioni dell’ambiente alle scelte di mercato, passando per il rendimento della squadra e per la necessità di mantenere equilibrio dopo un risultato certamente negativo.
L’appello alla serenità
Montervino parte proprio dalle reazioni seguite alla partita di Canosa e da quanto emerso sui social e sulle diverse testate. Il direttore sportivo non nasconde il proprio disappunto, pur ribadendo la necessità di assumersi le responsabilità dopo una prestazione negativa.
«Quando perdi, soprattutto quando perdi male, devi stare zitto, metterti tutto sulle spalle e lavorare. Però rileggendo quello che è stato scritto vedo alcune cose che non mi tornano e rischio di perdere lucidità. In questo momento non posso permettermelo».
Il dirigente sottolinea quindi come, a suo giudizio, sia necessario evitare che una singola partita possa compromettere il percorso intrapreso dal nuovo gruppo di lavoro. Montervino rivendica inoltre la volontà di mantenere un atteggiamento equilibrato, anche di fronte alle critiche.
«Sto cercando di intervenire sempre meno davanti alle telecamere, ma sono costretto a difendere il mio lavoro, quello dell’allenatore e quello della proprietà».
Le responsabilità sulle scelte
Un passaggio importante riguarda anche i ruoli all’interno della società e le rispettive responsabilità. Montervino chiarisce che le scelte di mercato spettano al direttore sportivo, mentre le decisioni tecniche sono di competenza dell’allenatore.
«Le scelte su chi acquistare e chi vendere le faccio io. L’allenatore sceglie chi gioca e la proprietà non si è mai permessa di indicare chi deve scendere in campo».
Il direttore sportivo respinge quindi l’idea che il momento negativo possa essere ricondotto esclusivamente alla mancanza di una determinata pedina offensiva. Il problema, secondo Montervino, riguarda piuttosto il rendimento complessivo della squadra e la capacità di trasformare il possesso palla in occasioni concrete.
L’analisi della partita di Canosa
Sul 3-0 maturato al “San Sabino”, Montervino prova a ricostruire l’andamento della gara. Secondo il dirigente, il risultato finale non racconta completamente quanto accaduto nella prima parte dell’incontro.
«Non è un problema di attaccante. Ieri siamo arrivati poco davanti e dobbiamo capire perché e correre ai ripari, ma non è una questione di uomini. Tolti i primi sette minuti del Canosa, per gli altri 38 minuti del primo tempo abbiamo avuto noi il possesso palla e li abbiamo messi in difficoltà».
La svolta negativa sarebbe arrivata nella ripresa. Il Taranto aveva programmato alcuni cambi per provare a modificare l’inerzia della partita, ma gli eventi hanno preso una direzione diversa.
«Volevamo inserire Saraniti, Falzerano, Rajkovic e altri giocatori importanti per provare a vincere la partita. Non abbiamo fatto in tempo: dopo quattro minuti abbiamo preso un rigore evitabile e, mentre stavamo effettuando il cambio, è arrivato un gol da circa 28 metri. La partita si è spaccata e abbiamo rischiato una brutta figura».
Una sconfitta pesante, dunque, ma che secondo il direttore sportivo non deve trasformarsi in una crisi.
«Bisogna rimanere calmi. Non si può fare una tragedia per una sola partita. Dobbiamo analizzare gli errori, curare le ferite e andare avanti».
Nessuna responsabilità sul passato
Un altro capitolo riguarda la costruzione della rosa ereditata dalla precedente gestione tecnica e dirigenziale. Montervino chiarisce di non voler essere giudicato per quanto accaduto prima del suo arrivo, pur assumendosi le responsabilità per il lavoro attuale.
«Io non posso pagare le conseguenze del lavoro degli altri. Non mi interessa quello che hanno fatto prima di me. Io mi assumo le responsabilità della rosa che ho trovato».
Il direttore sportivo riconosce il valore dei calciatori già presenti, pur ammettendo che avrebbe costruito la squadra secondo criteri differenti.
«Ho accettato una rosa composta da buoni calciatori. Io non l’avrei costruita così, ma sono tutti giocatori forti».
Montervino rivendica inoltre il percorso compiuto nelle ultime settimane, facendo riferimento anche alla risposta del pubblico tarantino.
«In 23 giorni abbiamo portato 13 mila persone allo stadio e ricreato entusiasmo. In 21 giorni abbiamo portato 12.500 persone allo Iacovone, facendolo diventare un esempio. Mi arrivano messaggi da ogni parte».
Il mercato e i nuovi innesti
Sul fronte del mercato, il direttore sportivo conferma la volontà di intervenire ancora per completare l’organico. Gli ultimi arrivi hanno però bisogno di tempo per inserirsi nei meccanismi della squadra.
«Abbiamo fatto entrare giocatori importanti come Joshua, Bonavolonta e Falzerano: tre calciatori di grande livello che hanno l’umiltà di calarsi in questa realtà e fare bene».
Montervino spiega anche la strategia societaria relativa alle uscite.
«Le entrate prevedono anche delle uscite, ma questo non significa che prima non si possano fare acquisti. La società mi ha dato la possibilità di fare prima le entrate e poi le uscite. Adesso lavoreremo per sistemare i numeri».
Il dirigente sottolinea inoltre l’attenzione riservata all’aspetto economico, ricordando l’uscita di Loiodice.
«Quando faccio investimenti importanti sono molto attento ai numeri. Non mi piace sperperare soldi».
Il peso delle ultime operazioni
Un elemento importante nell’analisi della gara di Canosa riguarda anche i tempi di inserimento dei nuovi giocatori. Joshua, Bonavolonta e Falzerano sono arrivati infatti negli ultimi giorni e non hanno avuto la possibilità di lavorare con il gruppo per un’intera settimana.
«Alcune operazioni sono state fatte negli ultimi giorni e proprio per questo non hanno iniziato a Canosa. Con una settimana intera di allenamento li avremmo probabilmente visti dall’inizio».
Il progetto, dunque, resta orientato sul medio-lungo periodo.
«Noi contiamo di raggiungere l’obiettivo alla lunga».
La questione dell’attacco
Tra gli argomenti affrontati anche quello relativo al reparto offensivo, finito inevitabilmente sotto osservazione dopo la gara di Canosa.
Montervino invita però a valutare con attenzione le caratteristiche e il rendimento dei giocatori a disposizione.
«Abbiamo davanti un attaccante che l’anno scorso ha fatto 27 gol e un altro che ne ha segnati 14 o 15 a Brindisi, oltre a Rajkovic, che ha fatto meno bene. Anche qui serve tempo per trovare gli attaccanti giusti e con le caratteristiche giuste».
Una valutazione che lascia aperta la possibilità di ulteriori interventi, ma senza trasformare il problema offensivo nell’unica spiegazione della sconfitta.
La critica e il rapporto con la piazza
Montervino distingue infine tra critica costruttiva e atteggiamenti che, a suo giudizio, rischiano di alimentare tensioni inutili.
«La critica, quando è costruttiva, deve essere sempre accettata. Oggi, però, alcune parole sono rivolte a due o tre persone che sistematicamente iniziano a scrivere certe cose appena le cose vanno male».
Il direttore sportivo precisa di non voler rivolgere le proprie parole alla tifoseria nel suo complesso.
«Lungi da me attaccare il tifoso tarantino, che soffre come me. Ma c’è chi va oltre».
L’abbraccio ai tifosi
In chiusura, Montervino sceglie di rivolgersi direttamente alla parte della tifoseria che continua a sostenere la squadra, sottolineando il legame personale con la città e con il popolo rossoblù.
«Vedere soffrire i veri tifosi mi fa male, perché so quanta gente ci tiene. Io sono un ragazzo del quartiere e so quanto questo popolo tenga al Taranto».
Il messaggio finale è quindi un invito all’unità, soprattutto in un momento nel quale la squadra è chiamata a reagire dopo il passo falso di Canosa.
«Il mio messaggio e il mio abbraccio vanno a loro: abbracciamoci tutti, stiamo tutti insieme, perché solo insieme siamo più forti».















