Taranto non parte da zero. È questo il punto di partenza dell’analisi di Confartigianato Taranto sul futuro della nautica e della cantieristica nel territorio ionico. Un settore che, secondo l’associazione, può rappresentare uno degli elementi della diversificazione economica della città, a condizione che alla realizzazione degli scafi segua una filiera locale capace di occuparsi anche di allestimenti, componentistica, manutenzione e servizi ad alto valore aggiunto.
A rilanciare il tema è Fabio Paolillo, segretario generale di Confartigianato Taranto, dopo aver seguito uno speciale televisivo dedicato al Salone Nautico Internazionale di Genova. Una parola, racconta Paolillo, è tornata più volte durante la trasmissione: artigianalità.
«Si parlava di mercato, cantieri, imbarcazioni e prospettive, ma dietro quel mondo emergeva con forza il ruolo delle competenze, dei mestieri e del saper fare», osserva.
Il ragionamento parte dalle caratteristiche del territorio. Taranto dispone di due mari, di un grande porto, dell’Arsenale della Marina Militare e di una consolidata tradizione navalmeccanica. A queste infrastrutture si affiancano imprese, lavoratori e competenze già presenti nel settore.
La domanda, secondo Confartigianato, è quindi quale ulteriore sviluppo possa avere questa economia e quanto lavoro possa essere generato sul territorio.
Una filiera che va oltre il cantiere
Il valore economico della nautica, sottolinea l’associazione, non si esaurisce nella costruzione dell’imbarcazione. Attorno a un cantiere ruota una filiera composta da motori, accessori, componentistica, allestimenti, manutenzione, refitting, charter e servizi.
Un sistema nel quale trovano spazio numerose professionalità: meccanici, carpentieri, impiantisti, elettricisti, falegnami, arredatori, tappezzieri, frigoristi, verniciatori e tecnici specializzati.
Secondo i dati richiamati da Confartigianato, nel 2025 la nautica da diporto italiana ha raggiunto 8,72 miliardi di euro di fatturato, mentre l’export della cantieristica ha toccato il record di 4,4 miliardi di euro. L’Italia detiene inoltre il 52% degli ordini mondiali di superyacht. Gli addetti diretti sono oltre 32 mila, mentre l’occupazione complessiva della filiera arriva a circa 170 mila persone.
Numeri che, secondo Paolillo, mostrano come il valore di un’imbarcazione si distribuisca lungo una catena produttiva molto più ampia rispetto al solo cantiere.
Le opportunità di Taranto
Secondo Confartigianato, il territorio ionico dispone già di una base industriale sulla quale costruire una filiera più articolata.
A Buffoluto, sul Mar Piccolo, esiste un nucleo di attività legate alla cantieristica e alla nautica. Nell’area opera una realtà impegnata nella costruzione, manutenzione e refitting, con scafi destinati anche a grandi yacht.
Accanto si trovano gli storici ex Cantieri Tosi, acquisiti nell’ambito di un progetto di rilancio e ampliamento della cantieristica navale. L’area dispone di due darsene e di uno scalo e, secondo quanto evidenziato da Confartigianato, sono previsti interventi per il recupero delle strutture destinate alla cantieristica navale e meccanica, un nuovo porticciolo diportistico e una scuola di formazione navale.
Un ulteriore progetto riguarda l’area dell’ex Yard Belleli, nel porto di Taranto, dove è previsto un nuovo insediamento dedicato alla cantieristica da diporto, con attività di progettazione, costruzione e assemblaggio di scafi e sovrastrutture in metallo per mega e giga yacht. Il progetto indica, a regime nel 2032, 227 occupati diretti qualificati.
La sfida della diversificazione
È in questo scenario che Confartigianato inserisce il tema della diversificazione economica di Taranto, anche alla luce delle trasformazioni che interesseranno il comparto siderurgico.
«Mentre discutiamo del futuro dell’ex Ilva e di quale economia possa svilupparsi accanto a una siderurgia destinata comunque a cambiare profondamente, dobbiamo dare alla parola diversificazione nomi, settori, imprese, investimenti e posti di lavoro», sostiene Paolillo.
Per l’associazione, la nautica può rappresentare uno di questi settori, ma la sfida è aumentare la capacità della filiera locale di trattenere sul territorio una quota maggiore del valore generato.
«Le imbarcazioni costruite a Taranto devono essere anche allestite e completate a Taranto», afferma Paolillo. Lo stesso principio, secondo Confartigianato, dovrebbe valere per le imbarcazioni che arrivano in città per attività di manutenzione o refitting.
L’obiettivo è sviluppare competenze e imprese anche negli allestimenti, negli arredi, nell’impiantistica, nella componentistica, nell’elettronica e nelle finiture, evitando che una parte consistente delle lavorazioni venga affidata fuori dal territorio.
“La grande impresa deve far crescere anche quella piccola”
Per Confartigianato, la ricaduta territoriale degli investimenti dovrebbe essere valutata anche sulla base delle imprese coinvolte, delle competenze sviluppate e del lavoro generato localmente.
«Non possiamo limitarci a realizzare gli scafi e poi vederli partire», sostiene Paolillo. «Dobbiamo far crescere sul territorio competenze e imprese anche negli allestimenti, negli arredi, nell’impiantistica, nella componentistica, nell’elettronica, nelle finiture e nelle altre lavorazioni ad alto valore aggiunto».
L’associazione annuncia quindi l’intenzione di partire dalle imprese già presenti sul territorio, individuando le competenze disponibili, le aziende che possono entrare immediatamente nella filiera nautica e quelle che potrebbero farlo attraverso nuove specializzazioni e certificazioni.
L’obiettivo è mettere queste realtà in relazione con cantieri e committenti, verificando quali lavorazioni oggi affidate fuori Taranto possano essere realizzate localmente.
«È così che una filiera cresce: non sulla carta, ma quando più imprese cominciano davvero a lavorarci», sottolinea il segretario generale di Confartigianato Taranto.
Il ragionamento si lega anche all’esperienza industriale del territorio. «Per decenni abbiamo ospitato una delle più grandi fabbriche d’Europa senza riuscire a trasformare quella presenza industriale nella crescita di un sistema produttivo locale altrettanto forte e diversificato», osserva Paolillo.
Da qui la necessità, secondo Confartigianato, di evitare che i nuovi investimenti riproducano lo stesso schema: «La grande impresa deve far crescere anche quella piccola. L’investimento deve produrre indotto locale. Il lavoro deve generare altro lavoro».
Una sfida che, nelle intenzioni dell’associazione, dovrà coinvolgere istituzioni, Autorità Portuale, associazioni imprenditoriali, imprese, università e sistema della formazione.
«Guardando Genova ho pensato che Taranto ha davanti un’occasione concreta», conclude Paolillo. «La nautica può essere uno dei pezzi della sua diversificazione economica. Dobbiamo fare in modo che questa crescita metta radici nel territorio».















