Innanzitutto come stai? Come stai vivendo questo periodo di quarantena?
“Abbastanza bene, non mi sto fermando. Siamo sempre in contatto con lo staff, e ci stiamo allenando, ovviamente per quello che è possibile fare. In Sardegna il picco sta arrivando ora, perciò ci sono più restrizioni. Sono in casa con la mia famiglia, per fortuna sono riuscito a partire in tempo”.
Secondo te si ritornerà a giocare, e cosa è più giusto fare?
“Mi auguro che si possa tornare a giocare. Bisognerà vedere cosa deciderà il governo. L’obiettivo primario però è la sicurezza, poiché noi giochiamo uno sport di contatto e sarebbe molto pericoloso riprendere quando ancora questo incubo non sia terminato. Da quello che ho capito, potrebbe esserci anche la possibilità di giocare d’estate, l’importante è che non si superi il 2020, staremo a vedere”.
Cosa non è andato in questa annata?
“Questa stagione è stata molto complicata. Con il primo allenatore abbiamo provato dei concetti e delle trame di gioco, ma la squadra girava a tratti. Dopo il cambio di Mister tutti si sono voluti mettere in mostra, e lo si è visto nelle prime partite, ma successivamente abbiamo accusato un calo psicofisico. Volevamo trovare la quadra, ma non ci siamo riusciti. Dovevamo partire forte, per sopperire ai passi falsi che si possono fare durante la stagione, ma così non è stato, e ne abbiamo pagato le conseguenze. Con il campionato andato, l’obiettivo secondario é quello di centrare i play off, per rispettare e dare un po’ di dignità alla piazza di Taranto. Dico la verità sono dispiaciuto per come é andata a finire questa annata, a Giugno avevo firmato ad occhi chiusi, per cercare di vincere. Non ho pensato ai soldi, o a miei interessi personali, poiché l’anno prima mi sono reso realmente conto di quanto sia importante questa piazza. Vorrei che ci fosse un riscatto”.
Dopo Ragno cosa è cambiato con l’avvento di Mister Panarelli?
“Mister Panarelli si è trovato una compagine costruita non da lui, ma la squadra ha risposto ugualmente bene, poiché tutti si sono messi a sua completa disposizione. Le prime partite sono andate discretamente, ma dopo non ho idea di cosa sia successo. Con la cessione di alcuni calciatori si è venuta a creare un po’ di confusione, e una squadra che punta al vertice questo non può permetterselo. Ci deve essere sempre equilibrio, cosa che da quando sono a Taranto un po’ è mancato. A livello di nomi non ci si può nascondere, ci voleva forse un po’ di stabilità in più da parte di tutti”.
Rispetto all’annata precedente, credi che sia mancata la continuità?
“Si, secondo me è mancata la continuità sempre per una questione di equilibrio. L’anno scorso probabilmente eravamo leggermente meno forti, ma eravamo equilibrati in più situazioni”.
Questa è la tua seconda stagione in riva allo Ionio, l’anno prossimo vorresti ancora rimanere in rossoblù?
“Per me sarebbe un onore. Posso aver sbagliato tanto, ma quando uno arriva a firmare ad occhi chiusi per un progetto, vuol dire che ci tiene tanto. Fare due anni a Taranto significa veramente tantissimo, poiché è una piazza importante ed esigente. Qui bisogna essere professionisti al 150%, dentro e fuori dal campo, io credo di esserlo. Spero di rimanere e cercare di vincere questo benedetto campionato”.
Cosimo Lenti
N.B. Tutti coloro che volessero riprendere le dichiarazioni gentilmente fornite nella presente intervista al nostro giornale multimediale, in parte o nella loro totalità, sono pregati di riportarle fedelmente, inserendo inoltre a corredo il nome dell’autore e della testata giornalistica stessa come fonte.














