Svolta nelle indagini sull’omicidio di un imprenditore edile di Pulsano, ucciso in un agguato nel 2013: i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Taranto hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di due 57enni, entrambi pregiudicati, ritenuti presunti responsabili, a vario titolo, di omicidio aggravato dalla premeditazione e dal metodo mafioso, nonché di detenzione e porto illegale di arma da fuoco.
Il provvedimento è stato emesso dal GIP del Tribunale di Lecce su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, al termine di una complessa attività investigativa condotta in sinergia con la Procura della Repubblica di Taranto.
Un delitto rimasto irrisolto per oltre un decennio
I fatti risalgono al 14 ottobre 2013, quando l’imprenditore venne assassinato mentre rientrava a casa, colpito da almeno dieci proiettili calibro 9 mentre si trovava a bordo della propria auto. Un agguato che sconvolse profondamente la comunità locale e che, per anni, è rimasto senza colpevoli, complice un contesto segnato da omertà e dalla capacità degli autori di eludere le indagini.
Oggi, grazie a nuove attività tecniche e a riscontri investigativi sul campo, gli inquirenti sono riusciti a riaprire il caso e a ricostruire l’intera vicenda, individuando un presunto mandante – ritenuto a capo di un gruppo criminale – e l’esecutore materiale. Uno dei due era già detenuto nell’ambito della recente operazione “Argan”, condotta nel dicembre scorso.
Il movente: vendetta e controllo mafioso
Secondo quanto emerso, il delitto avrebbe una chiara matrice mafiosa. Alla base vi sarebbero contrasti legati all’attività lavorativa dell’impresa edile, ma soprattutto un violento episodio precedente, in cui il presunto mandante sarebbe stato disarmato, sopraffatto e gravemente ferito dalla vittima.
Un affronto che, nel contesto criminale di riferimento, avrebbe rappresentato una grave perdita di prestigio e autorità. Da qui la decisione di “lavare l’onta” con un’azione punitiva esemplare, finalizzata a ristabilire gli equilibri e riaffermare il proprio potere.
Le indagini hanno evidenziato una pianificazione accurata del delitto, con la predisposizione di un alibi e il ricorso a un esecutore scelto anche per la sua minore riconducibilità al contesto territoriale.
Indagini complesse tra depistaggi e silenzi
Il lavoro investigativo è stato particolarmente complesso, anche a causa dei tentativi degli indagati di ostacolare l’accertamento della verità, attraverso comunicazioni ambigue e il condizionamento di persone informate sui fatti.
Decisivo è stato il lavoro di ricostruzione nel tempo, supportato anche dall’analisi di precedenti dichiarazioni di collaboratori di giustizia e da nuovi elementi emersi nel corso delle indagini, che hanno consentito di delineare un quadro indiziario grave, preciso e concordante.
Un segnale nella lotta alla criminalità
L’operazione rappresenta un importante risultato nella lotta alla criminalità organizzata e dimostra la capacità dello Stato di fare luce anche sui casi più complessi, a distanza di anni, riaffermando i principi di legalità e giustizia.
Il procedimento è attualmente nella fase delle indagini preliminari: per gli indagati vige il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.












