di Emanuele Villani
Una narrazione che diventa racconto epico, confessione intima e riflessione universale. Con Otto Infinito. Vita e morte di un Mamba, andato in scena il 24 febbraio 2026 al Nuovo Teatro Verdi di Brindisi, Federico Buffa ha riportato sul palcoscenico il suo stile inconfondibile, trasformando la figura di Kobe Bryant in una storia capace di parlare ben oltre lo sport.
Il teatro brindisino ha accolto un pubblico numeroso e attento fin dai primi minuti dello spettacolo iniziato alle 21.00. In scena Buffa si muove con la naturalezza del grande narratore, alternando cronaca sportiva, aneddoti personali e riflessioni esistenziali. Il risultato è una costruzione narrativa solida e avvolgente, dove il ritmo del racconto si intreccia con la musica eseguita dal vivo da Alessandro Nidi al pianoforte, Sebastiano Nidi alle percussioni e Filippo Nidi al trombone.
Il titolo Otto Infinito richiama immediatamente il numero simbolo di Bryant, trasformato da Buffa in metafora visiva e filosofica: il segno dell’infinito diventa la rappresentazione della tensione continua al miglioramento che ha caratterizzato la vita del campione americano. Attraverso questa chiave interpretativa, lo spettacolo si sviluppa come un percorso umano prima ancora che sportivo.
Buffa costruisce il ritratto di Kobe Bryant senza indulgere nella celebrazione retorica. Il Mamba emerge come figura complessa, attraversata da contraddizioni, ossessioni e fragilità. L’attenzione si concentra sulla disciplina quasi ascetica dell’atleta, sul valore del fallimento e sulla necessità di superare continuamente i propri limiti. È proprio questa dimensione profondamente umana a rendere la narrazione coinvolgente anche per chi non segue il basket.
La regia di Maria Elisabetta Marelli accompagna il racconto con discrezione, lasciando spazio alla parola ma valorizzando l’impatto visivo attraverso le immagini di Francesco Poroli e le animazioni curate da Mattia Galione. Le luci disegnate da Luca De Candido contribuiscono a creare un ambiente essenziale e suggestivo, in cui il narratore resta sempre al centro della scena.
Uno dei punti di forza della serata è stata la componente musicale dal vivo, mai semplice accompagnamento ma vera e propria controparte emotiva della narrazione. Pianoforte, percussioni e trombone dialogano con la voce di Buffa creando pause, tensioni e momenti di sospensione che amplificano il coinvolgimento del pubblico.
Il racconto si spinge oltre la carriera sportiva per diventare una meditazione sul senso della dedizione e sull’eredità che ogni individuo può lasciare. La vita di Bryant diventa così un simbolo universale: il percorso di chi trasforma l’ambizione in vocazione e il talento in lavoro quotidiano.
Gli applausi finali, lunghi e calorosi, hanno confermato il successo di una serata capace di unire emozione e riflessione. Otto Infinito. Vita e morte di un Mamba si conferma uno spettacolo maturo e potente, in cui Federico Buffa dimostra ancora una volta la sua capacità di trasformare lo sport in grande racconto teatrale.
Più che il ritratto di un campione, quello visto al Nuovo Teatro Verdi è stato un viaggio dentro l’idea stessa di eccellenza: una storia in cui il mito di Kobe Bryant si trasforma in una lezione di vita destinata a restare.













