di Francesca Raguso
Mister Papagni, nato a Bisceglie nel 1956, dopo una lunga esperienza da calciatore ha iniziato la carriera da allenatore nel 1995 come coordinatore del settore giovanile del Bisceglie. Da allora ha intrapreso un percorso importante sulle panchine di diverse squadre. A distanza di qualche anno abbiamo il piacere di ascoltarlo e di viaggiare tra i suoi ricordi e l’attualità.
Hai iniziato la carriera da allenatore giovanissimo, guidando diverse squadre come Sorrento, Bisceglie, Fasano, Taranto, Cavese, Benevento, per citarne alcune. Dove ti sei trovato meglio, dove hai i ricordi più belli e, magari, qualche rimpianto?
“Le piazze a me più vicine sono le tre pugliesi: il Bisceglie, dove ho iniziato ad allenare in C2, la Fidelis Andria e il Taranto. Sono squadre alle quali sono fortemente legato e che resteranno sempre nel mio cuore. Detto ciò, in ogni città e società ho bei ricordi. A Torre Annunziata, con il Savoia, per esempio, ho vissuto un’esperienza speciale: avevo una squadra che non percepiva stipendi e riuscimmo comunque a disputare un ottimo campionato, arrivando ai play-out. Ho tanti ricordi anche a Cava de’ Tirreni. L’unico vero rimpianto è Benevento: avevo una squadra importante, eravamo a 2-3 punti dal primo posto quando venni esonerato dopo 12 partite. È stato un peccato, perché lì ci sarebbe stata la possibilità di andare in Serie B. In generale, però, ho pochi rimpianti: quando uno mette a disposizione tutto se stesso, dando il massimo con onestà, sincerità e professionalità, non può averne.”
Sei stato a Taranto diverse stagioni, anche se non consecutive. Qual è la cosa che ti è rimasta più impressa, i ricordi più belli? E hai qualche rammarico?
“A Taranto ho tantissimi bei ricordi. Sono arrivato l’anno della promozione in C1: al girone d’andata eravamo fuori dai play-off, poi abbiamo disputato un ritorno straordinario, vincendo i play-off e conquistando la C1. È un ricordo indimenticabile, con uno stadio pieno d’affetto e di grande tifo. L’anno successivo, ai play-off per la Serie B, rimase un po’ di rammarico per quel gol subito dall’Avellino a 4 minuti dalla fine, ma sono sicuro di aver dato il massimo anche in quella stagione. Un altro dispiacere è non essere stati promossi in Serie D nel 2013/2014, anche se ci sentiamo virtualmente promossi: in 25 partite facemmo 53 punti e il Matera fu deferito per tentato illecito, ma solo dopo 14 mesi gli vennero tolti 4 punti. Se la giustizia sportiva fosse stata più celere, saremmo stati promossi, visto che arrivammo a soli 2 punti da loro. Ho detto già in un’altra intervista che rimasi molto male per l’esonero in Serie C, quando eravamo stati ripescati: dopo appena 8 partite, con la squadra al 9° posto, fui sollevato dall’incarico. Purtroppo fu l’anno in cui il Taranto arrivò ultimo, cambiando altri due allenatori. L’unica cosa che mi fece piacere fu che la squadra venne poi affidata a Fabio Prosperi, mio ex collaboratore e capitano.”
Negli anni hai continuato a seguire le vicende del Taranto. Che idea ti sei fatto?
“Ha avuto diverse difficoltà, soprattutto a livello di gestione societaria. Più volte è stato detto che bisogna ripartire da una società più forte e solida, con l’intenzione di portare la città nella categoria che merita. Taranto ha una tifoseria innamorata della squadra e merita palcoscenici molto importanti.”
Cosa pensi dell’attuale società e della nuova squadra guidata da mister Danucci?
“Credo che sia stata fatta una scelta seria. I Ladisa rappresentano una garanzia dal punto di vista economico, anche grazie all’esperienza maturata con il Monopoli: sono ripartiti dall’Eccellenza e sono arrivati in C2, se non sbaglio. È una società solida e la prima decisione giusta è stata affidare a Riccardo Di Bari la scelta dell’allenatore. Credo che quella di Danucci sia una nomina corretta. Certo, ci sono delle difficoltà: l’episodio di ieri in Coppa Italia dimostra che ci sono sempre ostacoli. Per questo è importante avere persone preparate alla guida, da tutti i punti di vista.”
Dopo il pareggio contro il Galatina di domenica scorsa, il Taranto è, per ora, secondo in classifica a un punto dalla prima. Cosa ne pensi?
“Trovarsi lì è importante. Consideriamo che il Taranto è partito in ritardo e non era scontato vederlo a un solo punto dalla vetta. Con pochi giorni di preparazione e la squadra ancora incompleta non era certo che vincesse le prime quattro partite. È già un buon risultato avere questa classifica. Mi dispiace, invece, per il virus che ha colpito una decina di giocatori: è sicuramente un danno che sarebbe stato meglio evitare.”
Domenica i rossoblù affronteranno in casa il Bitonto, che ha tre punti in meno. Come dovrebbe prepararsi la squadra di mister Danucci?
“Questa ulteriore tegola crea nuovi problemi a una squadra che stava cercando di recuperare soprattutto la condizione fisica. Avere dieci giocatori colpiti da questo virus intestinale è un problema serio. Davvero, è un punto interrogativo: questo episodio va al di là delle normali difficoltà di una squadra. È fondamentale recuperare ogni minima energia.”













