Cresciuto calcisticamente nel settore giovanile del Taranto, seconda punta molto abile non solo a segnare ma anche a fornire l’ultimo passaggio. Comincia giovanissimo la sua carriera in giro per l’Italia dove raggiunge anche le massime categorie, la serie A e la cadetteria. Al suo attivo anche tanta serie C a vincere. Parliamo di Francesco Passiatore ex calciatore del Taranto in pianta stabile dal 2002 al 2006. In precedenza ha vestito le maglie di Casarano, Brescia, Reggina, Andria, Benevento,Catania e Ascoli con cui conquista la serie B. Dopo aver concluso la sua carriera da calciatore indossando la maglia del Matera nel 2009. Nel 2010 prende l’incarico di allenatore della Berretti del Taranto; in seguito in C1 è subentra a Dellisanti come responsabile della prima squadra. L’anno successivo viene richiamato da D’Addario e rivestire il ruolo di vice di Dionigi. Poi la splendida avventura nella primavera del Bari dove ha scoperto e allenato Gaetano Castrovilli, centrocampista viola nel giro della nazionale. Poi è giunta la stagione più entusiasmante della sua carriera a Monopoli dove conquista la Coppa Italia nazionale di categoria. Il resto è storia recente, con le esperienze nel Roccella e Milano City con cui risulta attualmente sotto contratto.
Da allenatore del Milano City nessuno meglio di te in questo momento può descrivere la situazione che si vive in Lombardia e che il calcio al nord sta vivendo. Come vanno le cose?
“Nella sfortuna legata alla situazione del virus sono stato fortunato perché per motivi personali ho lasciato la regione prima che scoppiasse la pandemia. Per quanto riguarda il calcio, partiamo dal presupposto che egoisticamente mi manca la preparazione della gara durante la settimana e l’approccio alla gara. A prescindere da questo, si sono fatte tante supposizioni sulla data di ripartenza con visioni discordanti; credo però che sia tutto subordinato all’evolversi dell’emergenza sanitaria del covid-19. Credo che di settimana in settimana si valuterà il da farsi, ora è impossibile fare previsioni. É inutile esprimersi, gira tutto in base ai numeri di contagi; poi si potrà anche programmare. Già oggi che la situazione è statisticamente migliore si potrebbe anche programmare. Se ci si attiene al protocollo del Governo credo che si potrà ricominciare solo in serie A e credo che sia la cosa più giusta perché in questo modo si può programmare al meglio la prossima stagione. Poi si dovrà mettere i conto il rischio che il campionato rischierebbe di essere “falsato”. Riprendere dopo tutto questo tempo sarà difficile ma bisogna sapersi adeguare.”
C’è anche un discorso finanziario relativo a sponsor e diritti tv che rappresentano linfa vitale per le casse societarie, dalla serie A alle serie minori. Il Governo sarebbe in grado di risarcire queste perdite economiche alle società?
“Questo è chiaro, il calcio è la terza azienda in Italia e racchiude una grossa percentuale del fatturato. Poi per quanto riguarda gli aspetti tecnici e logistici di giocare una partita con questo virus in circolo, queste valutazioni andranno messe in preventivo. Dobbiamo comunque attendere l’evoluzione degli eventi, il resto è prematuro.”
Cosa ne pensi di un’ipotesi di riforma di campionati? Se i campionati dovessero sospesi, allo stato attuale nelle serie minori ci potrebbero essere tanti ricorsi…
“Credo che quando ci sarà la sospensione ufficiale dei campionati dalla serie B in giù, la Federazione prenderà le decisioni di comune accordo con il Governo. In questi modi i ricorsi si potrebbero affrontare con più tranquillità perché in ogni scelta ci sono contenti e scontenti.”
La stagione del Taranto è stata abbastanza fallimentare. Come si è arrivato a questo nonostante si fosse partiti con le migliori premesse?
“A prescindere da errori e sotto errori che sono stati commessi che non sta a me giudicare, vorrei poter avere la fortuna di allenare un giorno una squadra come quella del Taranto attuale che era davvero una Ferrari. Il Taranto per me era una squadra con un motore dai tanti cavalli, sicuramente non ha rispettato le aspettative. Sinceramente non credo alla teoria dei troppi giocatori tecnici e pochi da combattimento. I giocatori forti preferisco sempre averli con me. Non scendo nel dettaglio perché quando non vivi lo spogliatoio non puoi sapere le cose come stanno realmente, tuttavia spero di allenare un domani una squadra così forte.”
Che ricordi hai delle esperienze nei settori giovanili di Taranto e Bari? Anche considerando che ormai il calcio non può prescindere dagli under in ogni categoria? Cosa cambia nella gestione di un gruppo rispetto a calciatori adulti?
“Nei settori giovani puoi crescere, sperimentare tante cose. Sono cresciuto soprattutto a livello umano confrontandomi sempre con i ragazzi. Bisogna capire come trattare i giovani, è un lavoro molto affascinante che consiglio a chiunque voglia intraprendere la carriera da allenatore. Poi comunque stiamo parlando di settori giovanili importanti. Nel Bari ho scoperto e allenato Gaetano Castrovilli per due anni, a Taranto portai Murano dopo averlo preso da Campobasso. Ho bellissimi ricordi di queste esperienze. In quegli anni il Bari era in grossa crisi economica e con Angelozzi abbiamo fatto cose eccezionali.”
A Monopoli nel 2014-2015 il tuo periodo migliore?
“Iniziammo il campionato con risorse minime e non ipotecammo competere con Andria, che poi vinse il torneo, e Taranto. Allora visto che la squadra girava bene decidemmo volutamente di puntare alla Coppa Italia perché ancora all’epoca la vincente della Coppa aveva accesso ai play-off. Quell’anno infatti vincemmo la Coppa Italia a livello nazionale con una grande esperienza. Alla fine fummo riammessi in Lega Pro per meriti sportivi senza fondo perduto. Dopo quella stagione purtroppo sono stato fermo sette mesi. Fui poi chiamato dal Rovigo dove diressi la squadre per le ultime undici partite e fui riconfermato dopo nove vittorie.”
Hai girato tanti gironi, quali sono le differenze ambientali e tecniche?
“Giù il calcio si vive meglio anche a livello organizzativo, ci sono città dal grande bacino d’utenza. Ma anche al Nord, se un tecnico lavora con dedizione e impegno il calcio ha lo stesso valore.”
Che ricordi hai dell’esperienza con la maglia del Taranto dal 2002 al 2006?
“Di Taranto ho bellissimi ricordi, è la squadra della mia città che ho indossato sin da giovanissimo. Mi è capitato anche di giocarci contro ma questo ormai fa parte del passato. É
chiaro che quando si gioca contro il Taranto si avverte una certa emozione e rispetto ma poi quando si scende in campo bisogna essere professionisti per rispetto anche di chi crede in te dall’altra parte. Sono un uomo di calcio, giocavo e alleno per professione e bisogna essere in grado di scindere i sentimenti.“
Cosa ne pensi della situazione societaria attuale? Ci sono state tante contestazioni verso il Presidente Giove. Che idea ti sei fatto?
“Al netto degli errori tecnici o gestionali che ci sono stati nel corso della stagione, sfiderei chiunque a metterci tanta passione e denaro come ha fatto lui. Le cose purtroppo non sono andate ma ho appreso che ha pagato tutti gli stipendi allo staff fino a fine febbraio e saldato i canoni per gli affitti dello stadio col comune. Nessuno avanza soldi dal Taranto, cosa si pretende di più in tempi simili?”
La società nonostante la probabile chiusura anticipata della stagione non è rimasta inerme, né dal punto di vista amministrativo e tanto meno tecnico. Si susseguono voci sui ruoli dirigenziali e tecnici. Da dove bisogna ripartire?
“A quanto pare in questo periodo Giove collaborando con Vittorio Galigani sotto forma di consulenza. Ritengo che quest’ultimo sia un conoscitore di calcio è la persona adatta per relazionarsi con gli altri organi dello sport.”
Per il direttore sportivo si parla tanto di un tuo ex compagno di squadra, Vincenzo Deliguori. Potrebbe essere lui il prossimo DS del Taranto?
“Io non sono d’accorso con chi afferma che il DS e l’allenatore debbano essere necessariamente esperti. A me piace parlare di persone e addetti ai lavori che abbiano passione e competenza. Per tutti noi, anche i grandi allenatori c’è sempre la prima volta. De Liguori lo consiglio perché è un ragazzo eccezionale, competente che gira stadi per aggiornarsi e soprattutto ha giocato a Taranto e conosce tutte le sfaccettature della piazza- Per quanto riguarda l’allenatore deve essere il DS a sceglierlo. indispensabile che lavorino insieme in sinergia. Il DS deve scegliere l’allenatore perché le responsabilità tecniche devono ricadere anche su di lui. Deve essere l’ammortizzatore tra i calciatori, l’allenatore e la società.”
Andrea Loiacono













