L’ultima giornata dei Mondiali di nuoto a Singapore si tinge ancora d’azzurro grazie a Benedetta Pilato, che conquista il bronzo nei 50 rana, confermandosi per la quinta volta sul podio mondiale da quando aveva appena 14 anni. Alle sue spalle, ma con una prova di maturità, Anita Bottazzo chiude quarta, ormai pienamente inserita tra le protagoniste della specialità. Quarto posto anche per la 4×100 mista maschile, che sfiora il podio per appena dieci centesimi e si conferma tra le staffette più promettenti a livello globale.
L’Italia del direttore tecnico Cesare Butini archivia il Mondiale con un bilancio estremamente positivo: sette medaglie nel nuoto (1 oro, 4 argenti e 3 bronzi) e la consapevolezza di aver costruito una squadra competitiva e futuribile. Sommando anche i risultati nei tuffi, il bottino totale sale a 19 medaglie (2 ori, 11 argenti e 6 bronzi) e vale il nono posto nel medagliere complessivo.
“È stata un’Italia straordinaria, al di sopra di ogni aspettativa — ha dichiarato Butini a Rai Sport —. I giovani ci hanno dato la spinta che speravamo. D’Ambrosio, Bacico, ma anche i più esperti come Martinenghi e Ceccon hanno risposto presente. E poi Quadarella, la ‘giovanissima’ Di Pietro, la splendida 4×100 stile… ogni giorno la squadra ha reagito con carattere”.
Nel bilancio azzurro, accanto alle medaglie, ci sono anche le note dolenti: le difficoltà fisiche di Gregorio Paltrinieri, il podio sfiorato da Ceccon nella 4×100 mista e alcune finali amare. Ma resta il segnale forte di un gruppo in evoluzione, in grado di rinnovarsi.
Nella finale dei 50 rana, Pilato nuota con cuore, tecnica e determinazione, andando oltre una condizione fisica non perfetta. Il suo bronzo, dietro la lituana Ruta Meilutyte (oro) e la cinese Tang Qianting (argento), arriva con un tempo non eccezionale, ma in una gara dove contava solo toccare prima il muro.
“Sono contentissima — ha dichiarato la tarantina —. Questa medaglia serviva, dopo una stagione difficile. È frutto dell’abnegazione e del lavoro. Salire sul podio per la quinta volta consecutiva non è facile. Questa è la gara che mi ha fatto conoscere e che segna sempre un punto nella mia carriera”.
Applausi anche per Anita Bottazzo, che ha sfiorato il podio e ha ben difeso l’Italia nei 100 rana, a detta della stessa Pilato “una gara dura anche da vedere da spettatrice”.
Amaro epilogo, invece, per la staffetta 4×100 mista maschile: l’Italia chiude quarta in 3’28”72, a soli dieci centesimi dagli Stati Uniti, bronzo con 3’28”62. Oro alla Russia (sotto bandiera neutrale) con record europeo (3’26”93), argento alla Francia trascinata da una superba frazione a farfalla di Maxime Grousset.
“Mi sentivo bene, volevo la quarta medaglia — ha raccontato Thomas Ceccon —. È dura perdere così, ma ho dimostrato ancora una volta di essere in forma”.
Martinenghi: “C’è rammarico. Ero esausto ma ho dato tutto. Staffette così si decidono su dettagli. Chiudiamo comunque da grandi”.
Burdisso: “Mi sento un po’ responsabile, ma ho dato tutto. Riparto da qui, da un Mondiale che mi ha restituito sensazioni importanti”.
D’Ambrosio: “Ho provato a resistere a un avversario partito fortissimo, ma negli ultimi cinquanta metri ho sofferto troppo. Ho provato a reagire, ma non è bastato”.
Chiude in bellezza anche la nazionale di tuffi, con tre medaglie (1 oro e 2 bronzi), due quinti posti e la partecipazione a ben nove finali. Un risultato storico per un gruppo giovane e in piena crescita, con due debuttanti come Elisa Pizzini e Simone Conte.
“È stato un mondiale indimenticabile — ha dichiarato il dt Oscar Bertone —. Insieme alle medaglie, abbiamo visto una nazionale giovane che cresce. Il futuro è dalla nostra parte”.
Singapore consegna all’Italia un Mondiale da ricordare: non solo per le medaglie, ma per la crescita di un’intera generazione pronta a raccogliere il testimone della tradizione azzurra. E a brillare già nelle prossime sfide internazionali.













