La raccolta differenziata è un sistema che consente di separare i rifiuti in base al materiale di cui sono composti, facilitandone il riciclo e lo smaltimento. Questo processo riduce il volume di rifiuti destinati alla discarica e permette il recupero di risorse.
A Taranto, la raccolta differenziata è stata introdotta attraverso il sistema “porta a porta”, con cadenze settimanali per ciascuna tipologia di rifiuto. Tuttavia, al momento il servizio ha coinvolto solo alcuni quartieri della città, e i disagi non sono mancati. Il continuo abbandono di sacchetti nei luoghi dove prima erano presenti i cassonetti per la raccolta indifferenziata segnala un crescente malcontento, che molti interpretano come un segnale di fallimento del sistema attuale.
In questo contesto, Pino Lessa e Floriana De Gennaro avanzano una proposta alternativa, finalizzata a semplificare il sistema e a migliorarne l’efficacia, con l’obiettivo di raggiungere le soglie comunitarie per la raccolta differenziata e ottenere così i relativi incentivi economici.
«La nostra idea – spiegano – è quella di una raccolta differenziata non totalmente a carico del cittadino. Proponiamo l’introduzione di soli due cassonetti, con raccolta giornaliera: uno dedicato all’organico e uno per tutti gli altri rifiuti. Il cittadino dovrà solo separare il rifiuto umido e conferirlo nell’apposito contenitore; tutto il resto andrà nell’altro cassonetto».
Il materiale organico verrebbe poi indirizzato direttamente ai centri di compostaggio, mentre il resto dei rifiuti sarebbe trasportato presso centri di raccolta gestiti da Kyma Ambiente. Qui, sarebbero i dipendenti della municipalizzata a occuparsi della separazione di plastica, vetro, carta e altri materiali destinati al riciclo.
«Con questo sistema otterremmo tre risultati – concludono Lessa e De Gennaro –: raggiungere gli obiettivi imposti dall’UE, aumentare l’occupazione in Kyma Ambiente, i cui costi sarebbero coperti dai fondi ottenuti grazie al raggiungimento della soglia comunitaria, e generare nuove risorse economiche da reinvestire a beneficio della comunità jonica».













