La posizione dell’allenatore dei portieri all’interno dello staff, integrazione del lavoro tra allenatore dei portieri e allenatori in prima.
Questo è l’argomento della tesi che un nostro ragazzo tarantino, Raffaele CATALDI, ha presentato a Coverciano (FI) superando brillantemente il Corso Centrale Allenatore dei Portieri. Raffaele, è uno ddei tanti ragazzi che spende la sua quotidianità sempre in prima linea per le lotte a favore della sua città ma che difficilmente si prende la vetrina, ma questa volta gli spetta di diritto.
Una vita passata tra campi polverosi, scuole calcio, giovanili rossoblù e le parentesi in prima squadra a Taranto e Messina con Michele Cazzarò. Oggi Mister CATALDI può aggiungere al suo curriculum il patentino di Allenatore dei portieri ottenuto a Coverciano (FI), casa degli allenatori.
Mister Cataldi, una bella soddisfazione…
Una soddisfazione che mi riempie di orgoglio. Calcisticamente parlando, dopo l’esordio in prima squadra nel 2015 come allenatore dei portieri del Taranto, squadra della mia città, città che amo follemente, questa è la soddisfazione più grande avuta. Quando ho fatto richiesta di partecipazione al corso sinceramente non credevo potessi farcela invece proprio durante il periodo di lockdown ho ricevuto la convocazione che mi ha riempito di gioia. Ho pensato che finalmente anni di studio e sacrifici venivano ripagati.
L’argomento della sua tesi, che ho avuto l’onore e il piacere di leggere, pone la figura dell’allenatore dei portieri in una posizione diversa rispetto al passato.
Una volta l’allenatore dei portieri lo si metteva da una parte e gli si faceva allenare il portiere tra i pali o nelle uscite. Oggi il ruolo del portiere è cambiato, è lui il primo calciatore che imposta la manovra, quindi diventa importante non solo tra i pali e nel passaggio semplice con i piedi, ma anche negli schemi dell’allenatore in prima, quindi è inevitabile la collaborazione tra i due allenatori affinchè il portiere sappia sempre cosa fare proprio come un calciatore di movimento.
La dedica della tesi è a suo padre Cesare, una vita tra i pali e i campi fino alla soddisfazione di allenare il Taranto nel 1997/98. Inutile dire che la sua è una passione nata in famiglia.
Mio padre, Cesare, è stato il mio primo modello d’ispirazione. Lui mi ha fatto crescere a pane e pallone, mi ha sin da piccolo inculcato la teoria dello studio, del lavoro, del rispetto. Mi ha sempre detto di credere nella meritocrazia e questo valore lo porto sempre in campo per trasmetterlo dai bambini delle scuole calcio ai ragazzi. Una cosa che ancora oggi mi dice è di avere sempre un comportamento da professionista anche lavorando in ambito dilettantistico. Gli devo tanto per quel che sono. La dedica gli era dovuta.
La sua discussione inizia dalla passione per il ruolo del portiere e fa emergere tutto il suo amore per la città di Taranto, città difficile e carente di strutture. C’è qualcosa che si sente di dire ai ragazzi che in questa città hanno voglia di emergere?
Il mio amore per Taranto è noto e mi impegno quotidianamente per cercare di donarle un futuro migliore. Per la città, per i nostri figli e per tutti noi. La mia passione per il ruolo del portiere come già detto, invece, è nata in famiglia ma senza un pizzico di follia personale forse non me ne sarei appassionato. Il portiere è sempre un po’ matto. Passione e sacrificio. Ai ragazzi dico di non perdere mai la passione e non arrendersi ai sacrifici, sono questi i due valori che portano ai risultati.
Dopo le esperienze di Taranto e Messina oggi è in attesa di una chiamata.
Si, due esperienze diverse ma entrambe altamente formative. Personalmente a livello professionale sono soddisfatto del lavoro fatto e il ricevere messaggi dai portieri che ho allenato oltre a far piacere conferma il buon lavoro. Dopo si sa, chi sceglie di fare l’allenatore è consapevole che ci possono essere momenti di riposo forzato. Periodo che va occupato continuando a studiare per farsi trovare pronto ad ogni chiamata. E sono fiducioso che qualcosa arriverà.
Maurizio Corvino













