A distanza di settimane dalla riapertura della procedura relativa al rigassificatore previsto al Molo Polisettoriale, Confartigianato torna sul tema. L’associazione lo fa perché, al di là delle posizioni istituzionali già espresse, continua a colpire la limitata attenzione pubblica che sembra accompagnare una delle scelte più importanti e potenzialmente più impattanti per le prospettive della città.
Una scelta che riguarda il porto, il territorio e, più in generale, il modello di sviluppo che Taranto intende costruire nei prossimi decenni. Eppure, secondo Confartigianato, il confronto pubblico appare ancora debole, limitato, quasi assente.
“C’è una cosa che colpisce più del progetto stesso del rigassificatore: il silenzio”, si sottolinea nella nota. Un silenzio che avvolge la città, il dibattito pubblico e gran parte delle rappresentanze economiche e sociali, quasi che non si stesse discutendo della possibile realizzazione di una delle più grandi infrastrutture energetiche del Mezzogiorno, capace di condizionare per molti anni le prospettive di sviluppo del territorio.
Il progetto prevede un impianto fisso a terra in grado di gestire fino a 12 miliardi di metri cubi di gas naturale liquefatto. Una dimensione che, si evidenzia, dà la misura della rilevanza dell’opera e dei suoi possibili effetti sul territorio, sul porto e sugli equilibri economici della città.
In Italia esiste un solo rigassificatore onshore storico, quello di Panigaglia, in Liguria, di dimensioni sensibilmente inferiori rispetto a quelle previste per Taranto. La sua storia, secondo Confartigianato, dimostra quanto complesso possa essere il rapporto tra infrastrutture di questo tipo e i territori che le ospitano.
L’associazione richiama inoltre il tema della diversificazione economica della città: da anni, si sottolinea, Taranto viene sollecitata a sviluppare turismo, cultura, portualità, cantieristica, servizi e piccola impresa, senza dipendere esclusivamente dall’industria pesante.
“Poi però ci ritroviamo a discutere dell’insediamento di una nuova grande infrastruttura industriale”, si osserva, evidenziando la necessità di interrogarsi sulla coerenza di tale scelta rispetto al percorso di diversificazione auspicato.
Confartigianato precisa di non essere contraria all’industria o all’energia, ma invita a valutare se il futuro della città debba continuare a basarsi su nuove servitù industriali oppure su un modello più equilibrato e diversificato.
Secondo l’associazione, il tema del rigassificatore è ormai diventato oggetto di posizioni contrapposte: da un lato chi lo ritiene funzionale alla decarbonizzazione e al rilancio dell’ex Ilva, dall’altro chi lo considera incompatibile con la diversificazione economica del territorio.
“Proprio per questo il confronto non può restare confinato a pochi addetti ai lavori”, si afferma. Taranto, secondo Confartigianato, dovrebbe discutere della questione nelle piazze, nei luoghi di lavoro, nei circoli, nei comitati e anche nelle scuole, poiché le scelte odierne influenzeranno le nuove generazioni.
L’associazione sottolinea la necessità di un confronto pubblico ampio, trasparente e partecipato, che coinvolga istituzioni, corpi intermedi, mondo della cultura e della formazione. I cittadini, si ribadisce, hanno diritto di conoscere benefici, rischi, vincoli e impatti dell’opera, per poter esprimere una valutazione consapevole.
Infine, Confartigianato chiede di conoscere le posizioni di Governo, Parlamento, Regione Puglia, Provincia, Comune ed enti coinvolti, e auspica un dibattito pubblico reale e diffuso.
“Dopo decenni di scelte subite, occorre restituire alla comunità la possibilità di incidere sul proprio destino”, si conclude. “Le grandi scelte non diventano meno importanti se smettiamo di parlarne: è proprio l’assenza di dibattito a dover preoccupare di più”.














