Accelerare il percorso verso l’attivazione del nuovo ospedale San Cataldo e avviare il trasferimento delle attività del Santissima Annunziata, evitando ulteriori ritardi e costi per una struttura che rischia di rimanere inutilizzata. È la richiesta avanzata dal consigliere regionale Perrini, che interviene sulle prospettive della sanità ionica e sulla riorganizzazione della rete ospedaliera della provincia di Taranto.
Secondo Perrini, attendere fino al 2028 per l’entrata in funzione del nuovo presidio non è una prospettiva accettabile. Da qui la sollecitazione ad avviare immediatamente il trasferimento dei reparti e delle attività dal Santissima Annunziata al San Cataldo, con l’obiettivo di rendere operativa la nuova struttura e contenere i costi legati alla sua mancata utilizzazione.
La rete ospedaliera e il rischio di squilibri territoriali
Nel suo intervento, Perrini pone l’accento anche sulle conseguenze che le scelte di programmazione sanitaria potrebbero produrre sugli altri ospedali della provincia. Il timore espresso è che gli interventi destinati a rafforzare un presidio possano tradursi in un ridimensionamento di altri servizi, alimentando contrasti tra territori.
«Si approvano delibere per potenziare un presidio a discapito di un altro, sopprimendo reparti da una parte per spostarli altrove, alimentando tensioni tra comuni, mentre il sistema sanitario sta crollando», afferma il consigliere regionale.
Perrini contesta un modello di gestione che, a suo giudizio, rischia di alimentare divisioni tra le comunità locali, anziché rispondere alle esigenze complessive della popolazione. «La sanità deve rispondere ai bisogni dei cittadini, non a logiche di divisione», sottolinea.
La richiesta di un confronto in Consiglio regionale
Per affrontare le criticità evidenziate, Perrini chiede l’apertura di un dibattito serio e trasparente in Consiglio regionale sull’intera organizzazione della rete ospedaliera ionica.
Al centro della questione c’è il ruolo del San Cataldo, che il consigliere considera sovradimensionato rispetto alle scelte di programmazione sanitaria adottate. Secondo la sua valutazione, la gestione del nuovo ospedale potrebbe assorbire risorse a scapito degli altri presidi, con ripercussioni sull’offerta sanitaria distribuita sul territorio.
Le strutture di Castellaneta, Manduria e Martina Franca vengono indicate tra quelle da tutelare, affinché l’attivazione del nuovo hub non comporti una progressiva riduzione dei servizi disponibili negli altri comuni della provincia.
La proposta alternativa e le scelte del passato
Perrini richiama anche una posizione sostenuta, afferma, già dieci anni fa. A suo giudizio, sarebbe stato preferibile realizzare la nuova struttura accanto all’ospedale Moscati, così da sostituire il Santissima Annunziata e, contemporaneamente, mantenere e potenziare il resto della rete ospedaliera provinciale.
Si tratta di una valutazione critica delle scelte di programmazione compiute negli anni, che il consigliere ripropone nel dibattito attuale sul futuro della sanità tarantina.
La questione, nella sua prospettiva, non riguarda soltanto i tempi di apertura del San Cataldo, ma anche la capacità di organizzare in modo equilibrato servizi, reparti e risorse tra i diversi presidi del territorio.
«Ogni territorio ha diritto a una sanità di prossimità»
La richiesta conclusiva è quella di garantire un sistema sanitario efficiente e accessibile in tutta la provincia, senza creare contrapposizioni tra comunità e senza procedere, secondo le preoccupazioni espresse da Perrini, a un progressivo impoverimento degli ospedali esistenti.
«Ogni territorio della nostra provincia ha diritto a un sistema sanitario efficiente e di prossimità. Non possiamo permettere di dividerci o innescare conflitti tra territori, né di smantellare progressivamente i reparti e gli ospedali rimasti», dichiara.
Il consigliere regionale conclude assicurando che continuerà a vigilare affinché tutti i presidi della provincia di Taranto siano tutelati e rafforzati. Il confronto sul San Cataldo si intreccia così con una questione più ampia: conciliare l’attivazione del nuovo ospedale con la salvaguardia dei servizi sanitari già presenti, garantendo risposte adeguate ai cittadini dell’intero territorio ionico.















