Le Sanitaservice non rappresentano il problema della sanità pugliese, ma costituiscono uno strumento di gestione pubblica capace di migliorare l’efficienza dei servizi e ridurre il ricorso agli appalti esterni. È questa la posizione del consigliere regionale Cosimo Borraccino, che interviene nel dibattito sul disavanzo della sanità pugliese replicando alle dichiarazioni del collega Giannicola De Leonardis, il quale aveva indicato nelle società in house una delle possibili cause del deficit regionale.
Secondo Borraccino, attribuire alle Sanitaservice la responsabilità del disavanzo significa offrire una lettura semplificata di un problema molto più complesso.
«Nel dibattito sul disavanzo della sanità pugliese – afferma – servono rigore, dati e senso delle proporzioni. Individuare nelle Sanitaservice una delle cause del deficit è una lettura politicamente efficace, ma economicamente e contabilmente poco convincente. Quando un servizio viene internalizzato è fisiologico che aumenti il costo del personale, ma ciò non comporta necessariamente un incremento della spesa complessiva. Molto spesso accade il contrario».
Il consigliere regionale ricorda come, prima dell’internalizzazione dei servizi, le Aziende sanitarie ricorressero ad appalti esterni, sostenendo non solo il costo del lavoro, ma anche quello legato agli utili d’impresa, alle spese generali, ai costi amministrativi e alle intermediazioni.
«Il modello delle società in house – sottolinea – nasce proprio per eliminare questi costi e riportare sotto il controllo pubblico attività essenziali, garantendo maggiore efficienza, trasparenza e capacità di programmazione. Quello pugliese rappresenta inoltre un unicum a livello nazionale».
A sostegno della propria tesi, Borraccino richiama i dati elaborati da Luigino Sergio, docente dell’Università del Salento, secondo cui le risorse destinate alle Sanitaservice incidono mediamente soltanto per il 2-3% del valore della produzione delle Asl pugliesi, una quota che, secondo il consigliere, rende difficile attribuire a queste società la responsabilità di un disavanzo che ammonta a centinaia di milioni di euro.
Per il consigliere regionale le vere criticità economiche del sistema sanitario vanno invece ricercate altrove.
«Le determinanti dell’equilibrio finanziario – evidenzia – sono il mancato finanziamento del Fondo sanitario nazionale da parte del Governo, la spesa farmaceutica, il costo delle prestazioni sanitarie, la mobilità passiva e l’organizzazione ospedaliera».
Borraccino osserva inoltre che tra l’85% e il 93% dei costi sostenuti dalle Sanitaservice è rappresentato dalle spese per il personale, a conferma del fatto che tali società non costituiscono centri di spesa per acquisti sanitari o tecnologie, ma gestiscono servizi di supporto come ausiliariato, logistica, servizi tecnici, trasporto sanitario e attività amministrative.
Un passaggio è dedicato anche al tema delle assunzioni.
«Molti dei lavoratori assunti dalle Sanitaservice – precisa – operavano già negli stessi servizi attraverso gli appalti e sono stati stabilizzati. L’internalizzazione ha eliminato i margini di profitto delle imprese private, consentendo risparmi permanenti e una migliore qualità dei servizi».
Il consigliere respinge anche le accuse secondo cui le società in house sarebbero prive di adeguati controlli.
«Le Sanitaservice – ricorda – sono sottoposte per legge al controllo analogo da parte dell’ente pubblico. Inoltre, nella precedente legislatura, il presidente Michele Emiliano dispose ulteriori verifiche attraverso il NIRS, il Nucleo Ispettivo Regionale Sanitario. Se la Corte dei conti ha evidenziato la necessità di rafforzare i sistemi di controllo, ciò rappresenta uno stimolo al miglioramento organizzativo e non la dimostrazione dell’assenza di vigilanza».
Pur riconoscendo la necessità di proseguire nel percorso di miglioramento, Borraccino invita a non trasformare le Sanitaservice nel “capro espiatorio” delle difficoltà della sanità pugliese.
«Le criticità del sistema sanitario richiedono analisi serie e soluzioni strutturali. Le Sanitaservice, se ben governate, rappresentano invece uno strumento moderno di gestione pubblica, capace di ridurre il ricorso agli appalti, aumentare il controllo dell’amministrazione e migliorare l’efficienza dei servizi».
Infine, il consigliere regionale richiama anche il valore sociale dell’esperienza delle società in house.
«Non va dimenticato – conclude – l’aspetto umano: oltre 10.000 lavoratori hanno acquisito in questi anni dignità e tutele, passando da rapporti privatistici e da contratti spesso caratterizzati da retribuzioni inadeguate a un’occupazione stabile e maggiormente garantita».














