È ormai aperto il confronto politico e sindacale a Taranto sulle dichiarazioni del sindaco Piero Bitetti in materia di scuola, integrazione e presenza degli studenti stranieri. Dopo le parole pronunciate dal primo cittadino durante l’incontro con il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, Bitetti è intervenuto nuovamente per precisare il senso delle proprie affermazioni e contestare alcune ricostruzioni giornalistiche.
Bitetti: «Ciò che è stato riportato dalle agenzie non corrisponde a quel che ho detto»
«Faccio una premessa: ciò che è stato riportato dalle agenzie non corrisponde a quel che ho detto durante l’incontro con il ministro Valditara», afferma Bitetti, sottolineando di non voler alimentare una contrapposizione ideologica sul tema.
Il sindaco spiega quindi la propria posizione sul burqa in classe: «Semplicemente che in classe con il burqa è meglio non andare, perché un’alunna deve essere riconoscibile e anche per questioni di sicurezza».
Bitetti collega la questione anche al tema della tutela delle donne e delle pratiche che, a suo giudizio, possono assumere carattere vessatorio: «Giustamente abbiamo grande attenzione verso le pratiche vessatorie nei confronti delle donne: le avversiamo e le combattiamo. E costringere una donna a indossare il burqa è o non è una pratica vessatoria?».
«La scuola deve essere inclusiva, ma per tutti»
Il sindaco respinge inoltre l’interpretazione secondo cui avrebbe indicato percentuali relative alla presenza di stranieri nelle aule.
«Per non parlare delle percentuali sulle presenze di stranieri in aula, che mai ho citato», precisa Bitetti. E ribadisce: «Per me la scuola resta inclusiva, accogliente, aperta, ma deve esserlo per tutti: stranieri e italiani».
La precisazione arriva dopo che le sue precedenti dichiarazioni erano state interpretate come un sostegno alle nuove regole sulla presenza degli studenti stranieri nelle classi e al divieto del burqa. Diverse testate hanno riportato il suo sostegno a tali misure, mentre il sindaco sostiene ora che il contenuto delle sue parole sia stato ricondotto a una lettura più ampia rispetto a quella da lui intesa.
Bitetti invita quindi chi lo critica a confrontarsi direttamente con il mondo della scuola: «Chi mi accusa, faccia come me e vada a parlare con i docenti, raccolga i loro appelli, risponda alle loro sollecitazioni. E poi potremo confrontarci».
E rispetto alle accuse di razzismo, conclude: «Perché chi pensa che io mi sia improvvisamente trasformato in un razzista impertinente, probabilmente non mi conosce bene. Oppure, ed è la cosa più preoccupante, cerca un espediente per farmi del male. Ma io preferisco la pace!».
La replica di D’Arcangelo: «L’integrazione è un vaccino»
Alle parole del sindaco ha replicato Giovanni D’Arcangelo, segretario generale della CGIL di Taranto, che ha contestato l’impostazione del dibattito e chiesto di concentrare l’attenzione sulle politiche di integrazione e welfare.
«L’integrazione non è una malattia che si trasmette per contatto o vicinanza. Anzi è il vaccino contro l’intolleranza, l’estremismo o la violenza», afferma D’Arcangelo.
Il segretario della CGIL richiama anche la responsabilità di chi ricopre incarichi istituzionali: «Chi ha incarichi pubblici e responsabilità istituzionali, anche nella libertà di espressione delle proprie opinioni, deve valutarne sempre gli effetti e le ricadute culturali e sociali e soprattutto ha il dovere di fornire risposte e soluzioni in caso di mancata integrazione».
I numeri citati dalla Cgil
D’Arcangelo sostiene che a Taranto non esista un’emergenza legata alla presenza degli studenti stranieri e cita i dati secondo cui, su 74.755 iscritti alle scuole pubbliche di Taranto e provincia, 1.990 sarebbero non italiani, pari al 2,7%. Secondo la stessa ricostruzione, 996 di questi studenti sarebbero nati in Italia. Si tratta di dati riportati dalla CGIL e ripresi nelle sue dichiarazioni.
«Che senso hanno certe esternazioni?», domanda il segretario, auspicando invece un confronto sulle politiche di integrazione scolastica.
«Servono welfare e servizi»
Per D’Arcangelo, la risposta alle difficoltà della scuola dovrebbe passare da interventi strutturali e sociali.
«L’integrazione si fa non dividendo le classi, ma con un lavoro sistematico e continuo di politiche di welfare che riguardano sia i figli degli stranieri, sia i figli di italiani in difficoltà», sostiene.
Tra le misure indicate dalla CGIL figurano risorse per l’integrazione scolastica attraverso i Piani Sociali di Zona, mediatori culturali, assistenti alla comunicazione, interventi sull’edilizia scolastica e servizi dedicati agli studenti con disabilità.
Il segretario generale della CGIL conclude richiamando il ruolo della scuola come luogo di costruzione della comunità educante e sostiene che il dibattito sulle presenze degli studenti stranieri rischi di distogliere l’attenzione dalle condizioni complessive della scuola pubblica.
Il confronto resta quindi aperto, con due impostazioni differenti: da una parte Bitetti rivendica una scuola «inclusiva, accogliente e aperta» ma richiama il rispetto delle regole e le questioni legate al riconoscimento degli studenti; dall’altra la CGIL pone al centro integrazione, welfare, servizi e investimenti nel sistema scolastico.















