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Taranto-Pescara 3-0, la fotogallery

Serie C – PlayOff, Foggia e Pescara pirotecnico pari

Il Cesena, d'autorità, passa a Lecco e rimanda il pass alla finale al Manuzzi

di Fabrizio Di Leo

Primo turno delle semifinali, svoltosi con le gara d’andata che non ha deluso le aspettative delle tifoserie interessate. A Foggia, il “derby” tra Delio Rossi e Zeman è terminato in partità, dopo un match in cui il risultato è stato altalenante e pieno di emozioni fino al 90° ed oltre. Zeman con la sua squadra, ovviamente, aspettava gli spazi che, inevitabilmente, i rosseri avrebbero concesso, ma appena iniziato il match, erano i dauni a colpire con Petermann. Da quel momento in poi erano gli abruzzesi a portarsi in avanti alla ricerca del pareggio che ottenevano poco prima della mezzora, con un rigore realizzato da Rafia, parità che perdurava nella prima frazione e, dopo l’intervallo lungo, nuova fiammata ospite. Era Lescano, da rapace d’area, a piazzare la rete del sorpasso bianco azzurro e, nonostante l’imprevisto subito, grazie ai circa dodicimila tifosi presenti sugli spalti, il Foggia, in maniera veemente, si portava in avanti alla ricerca del nuovo pareggio trovato, al quarto d’ora, con Bjarkason. Sul 2 a 2, la stanchezza più fisica che nervosa, consigliava alle due squadre, innnazitutto di non scoprirsi, quindi attendere eventuali occasioni che, rare, non venivano sfruttate ed il pareggio accontentava più gli ospiti che non i padroni di casa, con il verdetto rimandato all’Adriatico la prossima settimana. A Lecco, l’unica testa di serie arrivata alle semifinali, affrontava sul campo, piccolo nelle dimensioni ed in sintetico, del Rigamonti, la sempre ostica squadra lariana, ma dopo nove minuti, un fallo di mano in area, dava la possibilità ai romagnoli, con il rigore del’ex Monopoli, Mercadante, di passare in vantaggio. La rete, trovata, dava da questo momento in poi, alla migliore difesa del girone B e dei play off, il controllo delle posiibili sfuriate lecchesi che non procuravano eccessivi patemi d’animo al reparto arretrato bianco nero, poi, al secondo minuto di recupero, da angolo, battuto alla sinistra del portiere di casa, era Prestia che incornando la palla, aiutato da una deviazione di un difersore locale, piazzava la palla del 2 a 0. Al riposo, con il doppio vantaggio ospite, sembrava il match archiviato invece, la perseveranza della formazione lombarda, nonchè l’imprecisione degli avanti ospiti (sciupate almeno un paio di nitide occasionI, anche con la collaborazione di pali e traverse), portava i padroni dI casa a trovare un goal, di forza, con una incornata di Giudici, marcatura che sembrava potesse riaprire la contesa. In realtà, la compatta compagine di Toscano, rimaneva in densità nella prorpia metà campo, impedendo alla squadra di Foschi di raggiungere il sospirato pareggio che però sarebbe risultato ingiusto per quanto prodotto dai bianco neri romagnoli. Finiva con la vittoria cesenate, garanzia, comunque, per il ritorno, esibizione apprezzata dai numerosi sostenitori bianconeri assiepati in Curva Sud e primo check per l’assalto, nella finale, alla serie B.

FOGGIA – PESCARA: le squadre si spartivano la posta in un primo atto delle semifinali combattuto, equilibrato, per nulla noioso. Le squadre avevano dato tutto. Forse, qualcosa in più il Foggia, più generoso e sfortunato (due legni nella prima frazione) di un Pescara bravo a sfruttare le occasioni. Si deciderà tutto all’Adriatico. Alla luce di quanto visto allo ‘Zaccheria’, nessun pronostico sembrava scontato, anche se dalla sua il Pescara avrà il favore del pubblico, Zeman un ventaglio di alternative più ampio rispetto all’ex allievo Rossi, che dovrà rinunciare agli squalificati Kontek e Di Noia e dovrà fare i conti con la pletora di acciacchi tra i suoi calciatori. Comunque andrà, il cammino del Foggia in questi playoff ridava vigore a quel profumo di serie B, o comunque di categoria superiore, che da un po’ latitava da queste parti. Lo si evinceva dalla gradinata rigonfia di anime rossonere, anche più della gara con il Crotone. Per tacere delle curve e della stessa tribuna, dove si rivedevano anche un po’ di volti conosciuti (da Gigi Di Biagio all’ex tecnico del Parma D’Aversa, passando per Loiacono, Sarno e Marcello Quinto, diventato vice di De Zerbi al Brighton). Anche in campo lo spettacolo non deludeva. Chi era giunto allo ‘Zac’ all’ultimo momento non faceva in tempo neppure a poggiare le terga sul proprio seggiolino, che già era tempo di esultare. Petermann battezzava i suoi playoff con un preciso sinistro a giro dal limite, al termine di una bella percussione nata sull’out di destra. Il terzetto della mediana rossonera scelto da Rossi era inedito, perché mai prima si era visto Petermann fiancheggiato da Schenetti e da Bjarkason, quest’ultimo accentratosi per sostituire l’infortunato Frigerio e riconsegnare la delega della corsia destra al rientrante Garattoni. C’era anche Ogunseye di punta, altro recupero prezioso alla luce dell’infortunio dell’eroe dello ‘Scida’ Beretta. Zeman non cambiava modulo, per cui le sorprese le regalava nella scelta degli uomini. Uno su tutti, Cuppone, che veniva confermato al centro dell’attacco al posto di Lescano, confinato in panchina. La partita era oggettivamente avvincente, anche perché le squadre riuscivano a tenere per tutto il primo tempo ritmi alti considerando la pletora di minuti accumulati nelle ultime settimane. Il Foggia poteva subito raddoppiare con Ogunseye, che centrava il palo con una precisa girata. La partita si giocava soprattutto sulle fasce. Il Pescara prediligeva in particolare la catena destra, dove agivano Cancellotti, Rafia e l’ex Merola. I tre abbinavano velocità, fisicità e tecnica. E infatti i dirimpettai rossoneri (Costa, in particolar modo) andavano di sovente in affanno. Il Foggia non aveva preferenze, anche se a sinistra Schenetti sembrava piuttosto ispirato, mentre dall’altra parte il duo Garattoni-Bjarkason trovava spesso l’affiancamento di Peralta, ma spesso le idee (buone) non trovavano il conforto della scelta finale. Il Pescara lasciava il palleggio agli avversari ed era un lusso che poteva permettersi, considerando la rapidità dei suoi attaccanti. Non a caso, l’azione del rigore nasceva da una ripartenza. Kontek si opponeva col braccio alla conclusione di Merola. Tremolada e il secondo assistente non avevano bisogno dell’esordiente var per accordare il penalty. Rafia faceva 1-1. Gol che aveva l’effetto di una zavorra sulle gambe dei rossoneri, ma anche sui piedi, a giudicare dai sempre più crescenti errori in fase di costruzione. Dalmasso al 26’ doveva superarsi per spedire in corner un maligno rasoterra a giro di Merola. Il Foggia si ridestava nel finale, beccando il secondo legno di giornata con Schenetti, che di testa coglieva il palo su perfetto invito da destra di Bjarkason. Il primo tempo degli attaccanti non doveva essere granché piaciuto a mister Zeman, che nell’intervallo richiamava Delle Monache (ripetutamente catechizzato nella prima frazione) e Merola, inserendo Lescano e Kolaj. C’era anche il giovane portiere D’Aniello, che prendeva il posto di Plizzari. Triplo cambio all’intervallo, privilegio che non era concesso al Foggia per l’esiguità delle risorse disponibili, ma era storia vecchia. Il Pescara partiva meglio e trovava anche il gol: Lescano impiegava meno di quattro minuti per mettere il marchio sulla partita. Il gol arrivava sugli sviluppi di un corner, nel quale accadeva un po’ di tutto in area, ma la spinta ai danni di un difensore del Foggia, non era ritenuta sufficientemente “illegale” perché il var sollecitasse la revisione all’arbitro. Il Foggia perdeva poco dopo Petermann (dentro Di Noia). La squadra, passato lo shock, ricominciava a giocare, pur esponendosi alle ripartenze degli abruzzesi. Nell’ultima mezz’ora saliva in cattedra anche Costa (fino a quel momento in evidente affanno) e i rossoneri trovavano il meritato pareggio al quarto d’ora. Bjarkason riusciva a pescare il pertugio giusto, dopo una sponda sporca di Ogunseye, e a battere D’Aniello. Pari e patta, con Rossi che poco dopo richiamava Garattoni inserendo Di Pasquale, con contestuale dirottamento di Kontek sul centrodestra e slittamento di Leo nel ruolo di quinto. Mora era l’ultima scelta di Zeman, che non riteneva di dover sfruttare l’altro slot. Eppure, il Pescara nell’ultimo spezzone di gara si appiattiativa nella propria trequarti, riuscendo a uscirne col contagocce. La spinta dei rossoneri meriterebbe un vento di freschezza che la panchina non poteva offrirle, a parte il dinamismo di Iacoponi per Ogunseye. Un ficcante destro di Schenetti impegnava D’Aniello, che poteva battezzare l’esordio con un bel voto. La partita finiva 2-2, si deciderà tutto al ritorno.

LECCO – CESENA. la gara si apriva con un episodio da sala VAR: al 5′ Ardizzone perdeva palla, Stiven Shpendi la recuperava calciando di prima intenzione verso la porta di Melgrati e trovando la respinta di Bianconi, che toccava la palla col braccio dopo un rimbalzo sulla coscia. Il direttore di gara lasciava giocare ma dopo essere stato richiamato al VAR concedeva il rigore che Mercadante trasformava spiazzando Melgrati. Dopo la rete del vantaggio cesenate la reazione del Lecco era immediata; i blucelesti gestivano il possesso palla e nel giro di pochi minuti si rendevano pericolosi per due volte, prima con Buso e poi con Girelli. Le aquile continuavano a premere e al 25′ trovavano il pareggio con un’incornata di Celjak su una perfetta punizione di Lepore; la rete però veniva annullata per la posizione di offside del difensore classe ’91 al momento della battuta del calcio piazzato. Al 32′ tornavano a farsi vedere in attacco gli ospiti, con Melgrati che doveva superarsi per negare il raddoppio a Silvestri, bravo nel trovare il tempo giusto e nel colpire a rete di testa su un corner di Adamo. Passavano tre giri di lancette e Stiven Shpendi falliva il possibile 2-0 calciando di poco a lato della porta bluceleste. Nel finale di primo tempo il pallino del gioco restava al Cesena e nel primo minuto di recupero i bianconeri colpivano ancora, questa volta con Prestia che trovava il colpo di testa che valeva il 2-0 da calcio d’angolo. In avvio di ripresa gli ospiti partivano forte e dopo tre minuti sfiorano il tris, con Stiven Shpendi che veniva fermato dal legno. Il Lecco faticava ad entrare in partita e il Cesena ne approfittava continuando a mantenere il possesso palla e a farsi vedere in maniera pericolosa dalle parti di Melgrati. Al 65′ arrivava un’altra chance clamorosa per i ragazzi di Toscano; questa volta a non concretizzarla era Cristian Shpendi, che calciava sul palo a Melgrati battuto. E così dal possibile 3-0 nel giro di soli sessanta secondi si passava al 2-1: era il 66′ quando capitan Giudici accorciava le distanze, insaccando di testa su un perfetto assist dalla sinistra di Lepore. Dopo il gol del 2-1 il Lecco continuava a provarci ma la retroguardia bianconera era sempre molto attenta e concedeva davvero pochissimo all’attacco bluceleste. Di occasioni da rete non se registravano più su entrambi i fronti d’attacco ma ad un passo dallo scadere Zuccon faceva partire un tiro-cross sul quale Bunino non ci arrivava per pochissimo. Si arrivava così al 90′ con il risultato sul 2-1; nei cinque minuti di recupero concessi dal direttore di gara non succedeva più nulla. Il discorso qualificazione era così rimandato alla gara di ritorno in programma al “Manuzzi” giovedì 8 giugno (calcio d’inizio alle 20.30).

Tags: Serie C
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