di Fabrizio Di Leo
Alle ore 19,30, circa, di domenica 18 giugno 2023, il Lecco, con l’impegno massimo nei play off nazionali di serie C, approdava alla serie B, di fronte al pubblico amico.
Il percorso del club, rappresentante un città di manzoniana memoria, iniziato, nei play off nazionali, lo scorso 31 maggio, quando i blucelesti espugnarono lo stadio Omero Tognon, da sfavoriti (i friulani erano arrivati secondi per il miglior esito negli scontri diretti proprio con i lombardi, terzi nel girone A) era stato un crescendo che aveva visto la formazione di Foschi, espugnare anche Cesena, nel turno successivo, e Foggia, all’andata, nella finale per la B.
Le perplessità rimanevano per le prestazioni casalinghe che avevano visto i lombardi capitolare sia con il Pordenone che con il Cesena, mentre in Puglia, dopo l’iniziale svantaggio, i ragazzi del presidente Di Nunno, sbancavano lo Zaccheria
Il jolly rossonero si chiamava Bjarki Bjarkason. Rispetto alla gara dello ‘Zac’, l’islandese scollinava da una fascia ad un’altra per sostituire lo squalificato Costa. Era l’unico cambio che Rossi effettuava, riconfermando anche Di Noia in cabina di regia con Frigerio e Schenetti mezzali.
Foschi ritrovava capitan Giudici, che si piazzava sul versante destro con Lepore sul fronte opposto.
Valeva e tanto la carta islandese: Bjarkason impiegava meno di quattro minuti per far esplodere il settore destinato ai tifosi rossoneri. Come all’andata, il Foggia la sbloccava subito. E come all’andata, c’era lo zampino di Daniel Leo: era una sua sventagliata che metteva Bjarkason nelle condizioni di calciare da buona posizione. Parità subito ripristinata, come voleva il Foggia per poter comandare il gioco, ma senza l’ansia della rimonta. Il predominio diventava presto assedio nudo e crudo. I rossoneri erano superiori in tutto e per tutto. Coprivano meglio il campo, lavoravano con i tempi giusti sulle corsie grazie alla perfetta sincronia dei quinti con le mezzali, mentre Di Noia dettava i tempi e le incursioni. Anche le punte si muovevano bene, con il solito Peralta imprevedibile a tutto campo e Ogunseye a fare il lavoro sporco con i fisici centrali del Lecco.
I padroni di casa? Non pervenuti. Troppo passiva la squadra di Foschi, che neppure era in grado di sfruttare i ribaltamenti di fronte con le sue rapide punte, anche per una perfetta esecuzione delle preventive, da parte della difesa rossonera.
C’era solo un neo nella prestazione degli ospiti: la concretezza. Perché un dominio così evidente sul campo meritava ripetute certificazioni. E se sul diagonale di Schenetti al 12’ (perfetta imbucata centrale di Di Noia) era molto attento Melgrati, meno bene faceva Ogunseye che spediva da pochi metri oltre la traversa, un perfetto invito da sinistra di Bjarkason, imbeccato ancora una volta da Di Noia. L’ex Modena chiudeva come peggio non poteva un primo tempo generoso, ma infruttuoso, cagionando il rigore (concesso dopo revisione del var) che Lepore trasformava. Il primo tempo si concludeva come era iniziato, con il Lecco virtualmente in serie B e il Foggia carico di rimpianti.
Un dato era evidente quasi da subito. II Foggia del primo tempo aveva speso tante energie soprattutto atletiche, il che impediva ai rossoneri di dominare con la stessa continuità. Il che giocava tutto a vantaggio del Lecco e della sua strategia attendista.
La squadra di Foschi poteva anche, di tanto in tanto, mettere il becco fuori dalla tana. La prima conclusione era di Buso, che trovava la deviazione di Kontek. La manovra del Foggia non era più fluida come servirebbe. Rossi prova a cambiare qualcosa, inserendo Beretta per Ogunseye e Vacca per Di Noia. Foschi rispondeva con Lakti, Mangni e Zambataro. I primi due, erano decisivi. Rossi le provava tutte, finanche il cambio di modulo quando decideva di inserire anche Petermann per uno stremato Frigerio, passando al 4-3-2-1 con Iacoponi e Bjarkason in appoggio a Beretta.
Il gol, però, lo segnava il Lecco, nel più beffardo dei modi. Dalmasso pasticciava due volte su un tiro di Mangni, Lakti poteva realizzare il più facile dei tap in. L’estremo difensore argentino era ancora protagonista in negativo anche nell’azione del 3-1 di Lepore, sbagliando i tempi dell’uscita e facendosi beffare dall’ex Lecce.
Fine dei giochi. Fine dei sogni. Ancora una volta i playoff si rivelavano il peggior nemico dei rossoneri.
Il Lecco raggiungeva Catanzaro, Feralpi Salò e Reggiana riabbracciando la serie cadetta dopo mezzo secolo. Doveva ancora attendere, invece, il Foggia, la cui corsa miracolosa si fermava in finale. Per la quarta volta nella sua storia. Il Lecco si aggiungeva a Paternò, Avellino e Pisa, tra i giustizieri dei satanelli in una finale playoff.
Epperò, l’epilogo amaro non cancellava la grandezza del percorso di una squadra che era riuscita a trascinare nuovamente la piazza, ricordandole quanto fosse bello sognare.













