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Serie C – PlayOff, rinviata Vicenza-Padova

Foto Sartore - LR Vicenza

Serie C – PlayOff, passa avanti l’Avellino che rispedisce il Catania all’Inferno

Il corsaro Vicenza, espugna Padova e si candida prepotentemente per la promozione alla serie superiore

di Fabrizio Di Leo

Il turno dei play off nazionali, ritorno dei quarti, ha prodotto dei risultati con un paio di sorprese riguardanti l’eliminazione di due teste di serie, accreditate alla promozione in serie B. Il Padova di Oddo, candidata numero uno alla promozione, atteso dal riscatto dopo la sconfitta all’inglese subita nel derby veneto, al Menti di Vicenza, sul proprio campo, passato in svantaggio con un goal di Della Morte, non riusciva, in un’ora di gara residua, a superare la formazione biancorossa di Vecchi, blindata dalla cerniera di centrocampo, filtro del gioco ospite, e dalla linea difensiva, muro invalicabile per l’attacco patavino. Vicenza, quindi promosso alle semifinali e Padova rimandato alla prossima stagione per l’assalto alla serie B. A Sassari, la Torres di Greco, aveva il compito di vincere per continuare il sogno della serie B, contro il coriaceo Benevento che, giunto in Sardegna, aveva il compito, esclusivo di non perdere. L’attenzione massima del reparto difensivo e il gioco di rimessa della formazione di Auteri non consentiva ai padroni di casa di poter perforare la porta difesa da Paleari e la termine del match i campani festeggiavano con l’altra faccia della medaglia, i sardi, i cui volti erano rigati dalle lacrime di amarezza, per il sogno semifinale, infranto. Al Lombardi Partenio di Avellino, serata vietata ai deboli di cuori, quella proposta dalla formazione bianco verde di Pazienza, al cospetto di un Catania, nel primo tempo cinico e capace di passare in vantaggio con Cianci, capace di ammutolire il pubblico irpino, poi, nella ripresa, un atteggiamento da veri lupi consentiva agli irpini di azzannare gli ospiti e con un 1 – 2di Liotti e D’Ausilio, permetteva ai bianco verdi di tagliare le gambe agli etnei e continuare il sogno serie B, coltivato dall’inizio della stagione. L’arcigna Carrarese di Calabro, forte dei due risultati su tre a disposizione, ingaggiava un duello, palpitante, con la Juve Next Generation, formazione under 23 bianco nera, capace di recuperare due volte il risultato, ma verdetto che premiava, giustamente, la Carrarese, vera protagonista, silenziosa, di questi play off nazionale e la meno accreditata, alla vigilia, nel lotto delle possibili protagoniste.

PADOVA – LANE ROSSI VICENZA: il Padova usciva dai playoff perdendo anche la gara di ritorno in casa contro il Vicenza e nel 2024/2025 sarà ancora in terza serie. Non bastava una prestazione coraggiosa, di grande tempra morale e fisica dei ragazzi di Oddo per ribaltare una qualificazione ampiamente compromessa dopo l’andata al Menti. Anche all’Euganeo il Vicenza giocava al gatto e al topo con i biancoscudati, ufficializzando il pass alla semifinale con una prestazione poco brillante offensivamente, ma granitica a livello difensivo, confermando l’imbattibilità di Confente in questa post season. Sia chiaro, nulla da spellarsi le mani, ma sufficiente per avere la meglio di questo Padova, che si fermava sul palo di Bortolussi al 27′. Le grandi squadre, per sfortuna del Padova, sanno vincere anche così. Ora è il tempo dell’analisi e delle riflessioni in Viale Nereo Rocco, con parte del tifo che ha già trovato in Massimiliano Mirabelli il principale indiziato di questa stagione finita a maggio senza la tanto sospirata promozione in Serie B. Oddo, come previsto, rivoluzionava completamente sistema di gioco e uomini, ripartendo dagli ultimi 20′ del Menti. Spazio al 3-5-2, con esclusioni eccellenti: Fusi, Crisetig, Liguori e Valente. Al loro posto Cretella, Radrezza, Belli e Zamparo. Le fasi iniziali, anche se di studio, vedevano un Padova padrone del pallone e questa volta degli spazi, con il Vicenza venuto all’Euganeo chiaramente con intenti conservativi. Il doppio centravanti varato da Oddo sgravava di responsabilità Bortolussi, molto più vivace rispetto al Menti e soprattutto libero di agire su tutto il fronte offensivo con Zamparo a fare la boa e tenendo sempre sul chi vive il macchinoso Golemic. Occasioni poche, vero, ma la musica rispetto a 72 ore prima era diversa, come testimoniava il tiro di Cretella dal limite ribattuto da Laezza al 13′. Del Vicenza garibaldino dell’andata nemmeno l’ombra, decisamente quadrato e chiuso dietro, piuttosto propenso alla perdita di tempo sin dal primo minuto di gioco. Il palo di testa di Bortolussi al 27′ certificava che la cattiva sorte ci vedeva bene con i padroni di casa, mentre per vedere il primo tiro della squadra di Vecchi bisognava attendere 33′ con Ferrari, parato facilmente da Donnarumma. Le occasioni la squadra di Oddo continuava a macinarle e al 34′ sarebbe clamoroso l’errore di Zamparo a porta sguarnita, ma per sua fortuna El Filali alzava la bandierina per fuorigioco. Tronchin, futuro giocatore del Cittadella, si faceva male, al suo posto Pellegrini, attaccante. Il suo ingresso era subito decisivo perché nell’azione del vantaggio vicentino era proprio il numero 19 a mettere Belli in difficoltà nella prima rincorsa, tanto che l’ex Bari restava a terra per un probabile colpo proprio della punta del Vicenza. Il problema era che nel proseguo dell’azione Capelli in disimpegno compiva un errore che si faceva fatica a vedere in categorie dilettantistiche, figurarsi tra i professionisti, regalando il pallone a Pellegrini, che dopo la pulizia di Ferrari, si travestiva da assistmen per Della Morte che dal limite con il piatto non lasciava scampo a Donnarumma. Vantaggio immeritato, ma questo era il calcio quando si sciupavano le occasioni a disposizione. Le polemiche non mancavano – e non sarebbero mancate – per la decisione di Perri di non andare a rivedere al VAR la presunta spinta di Pellegrini ai danni di Belli, ma se non la si buttava quando c’era l’occasione. Subito fuori Capelli, in evidente stato di shock, dentro Valente, per un Padova sempre a trazione anteriore. Il primo squillo era di Bortolussi al 48′, ma la sua conclusione dal limite si perdeva altissima sopra la traversa. Oddo intorno al quarto d’ora della ripresa ci provava varando un attacco più mobile, con Palombi e Tordini, ma la mira continuava a fare difetto proprio con quest’ultimo al 65′. Liguori entrava a venti minuti dalla fine per un esausto Bortolussi, completando un tridente con Palombi e Tordini ad alto contenuto di tecnica e velocità. Tutto inutile. Il Vicenza si arroccava dietro con intelligenza, a Della Morte veniva annullata una rete per un vistoso fuorigioco. Finiva con i 1500 vicentini saltare per la qualificazione, gli ultras patavini della Tribuna Est contestare Massimiliano Mirabelli, regista ed architetto dietro la scrivania di questo Padova ancora una volta eliminato prima ancora di arrivare sul più bello. Tempo di decisioni difficili per Oughourlian? Solo i giorni successivi avrebbero districato la matassa di questo Padova ancora in serie C, purtroppo, per l’ennesimo anno.

TORRES – BENEVENTO: al “Vanni Sanna” di Sassari il secondo atto di Torres-Benevento, con i giallorossi che dopo il successo di misura del “Ciro Vigorito” erano chiamati a difendere il piccolo vantaggio maturato per accedere alle final four. Ai sardi, invece, bastava vincere con qualsiasi risultato per eliminare la troupe di Auteri. Due novità nell’undici iniziale sardo e rappresentate da Diakite al posto di Fischnaller nel reparto offensivo e da Liviero preferito a Zambataro sulla corsia mancina del centrocampo, con Greco che confermava da un punto di vista tattico il suo collaudato 3-4-1-2 e davanti a Zaccagno si posizionavano Idda, Antonelli e Dametto. Zecca e appunto Liviero erano gli esterni a tutta fascia, con Giorico e Mastinu in mediana. Ruocco a supporto delle due punte Scotto e Diakite. Nessuna variazione, invece, tra i giallorossi, con Auteri che si riaffidava alla stessa formazione iniziale di martedì e nel 3-4-3 del tecnico siciliano, davanti a Paleari, trio difensivo formato da Berra, Capellini e Viscardi. Improta e Simonetti erano gli esterni del centrocampo e completato da Talia e Nardi in mezzo, con il tridente offensivo formato da Ciciretti, Perlingieri e Lanini. Il match iniziava con cinque minuti di ritardo a causa del fumo dovuto dai fumogeni e i padroni di casa sfioravano subito il gol al 3′ con una conclusione dal limite di Diakite allontanata da Paleari in angolo. La partenza horror del Benevento proseguiva nei minuti immediatamente successivi e i padroni di casa al 5′ con Ruocco la sbloccavano, ma la rete non veniva convalidata per una posizione di fuorigioco confermata al Var. Il numero dieci era riuscito a buttarla dentro sulla respinta in seguito alla traversa colpita da Scotto. Al 17′ Giorico ci provava dalla distanza e la difesa giallorossa respingeva il pallone in angolo. Al 22′ altro grande pericolo per il Benevento, con Diakite che svettava più in alto di tutti dagli sviluppi di una punizione e Paleari respingeva il tentativo di testa dell’ex Casertana in angolo. Dagli sviluppi del corner conclusione di Idda che veniva bloccata senza problemi dal portiere giallorosso. Al 43′ primo timido affondo del Benevento e sul cross dalla sinistra di Simonetti nessun suo compagno ci arrivava con il pallone che si spegneva fuori. Nel finale di tempo doppia chance della Torres che andava vicino al gol prima con una conclusione di Mastinu che colpiva il palo di sostegno della porta e qualche secondo dopo, con il Benevento completamente in bambola, con Liviero e Paleari smanacciava il pericolo in angolo. La prima frazione si chiudeva sullo 0-0, ma con un Benevento apparso per lunghi tratti superficiale e timoroso. Nella ripresa il copione non cambiava, con i padroni di casa subito all’attacco e al 2′ Nardi rimediava il cartellino giallo, unico diffidato per i giallorossi e avrebbe saltato l’eventuale semifinale. All’8′ brutta respinta di Berra che consegnava di fatto il pallone a Zecca e la sua conclusione era allontanata in angolo dalla difesa giallorossa. Al 19′ per scuotere la Strega Auteri inseriva Bolsius e Starita che prendevano il posto rispettivamente di Ciciretti e Perlingieri. Al 27′ in campo anche Ferrante che rilevava Lanini. Al 29′ la Torres la sbloccava con Diakite e anche in questo caso la marcatura dei padroni di casa non veniva convalidata per una posizione di fuorigioco. Strega nuovamente graziata grazie anche al supporto della tecnologia, con Ghersini e Longo al Var che confermavano la posizione di offside di Idda. Al 33′ i padroni di casa restavano in inferiorità numerica per un fallo di Zecca su Ferrante, con il direttore di gara che lo reputava da rosso diretto e nella circostanza ammonito tra i sardi anche Mastinu. La parità numerica veniva ristabilita al 38′, con il direttore di gara Galipò che utilizzava lo stesso metro di giudizio di cinque minuti prima ed estraeva il rosso diretto anche a Bolsius per un fallo su Liviero. La pressione della Torres alla ricerca del vantaggio proseguiva anche nel recupero e al 46′ Paleari si opponeva al tentativo di Antonelli dagli sviluppi di un angolo. I sardi ci provavano anche nei successivi minuti e al 49′ Diakite staccava di testa e il pallone finiva sul fondo. La Torres ci provava anche nei secondi finali, ma la Strega resisteva all’assedio e al triplice fischio poteva tirare un grandissimo sospiro di sollievo. Con questo pareggio i giallorossi approdavano alle final four e martedì 28 dovevano affrontare la Carrarese allo stadio dei Marmi.

AVELLINO – CATANIA: l’Avellino ribaltava il Catania allo stadio Partenio-Lombardi, conquistava il successo e staccava il pass per le semifinali dei playoff. La squadra di Michele Zeoli passava in vantaggio con il solito Cianci, gli uomini di Michele Pazienza restavano aggrappati al match e nella ripresa rimontavano con la coppia Liotti-D’Ausilio. L’allenatore di San Severo si affidava al 4-3-1-2 come modulo di partenza: in difesa c’era Rigione e non Cionek, a destra scala Cancellotti che vinceva il ballottaggio con Ricciardi. A centrocampo c’era D’Ausilio con Armellino e De Cristofaro, soltanto dalla panchina Rocca. Sgarbi era il trequartista alle spalle di Gori e Patierno. Zeoli rispondeva con il 3-5-2: in avanti spazio alla coppia Cianci-Di Carmine. Davanti ad una splendida cornice di pubblico e alla coreografia della Curva Sud, i biancoverdi provavano subito a rendersi pericolosi con una sventagliata di Armellino, pronto ad innescare le punte: Sgarbi sbagliava il controllo e l’azione sfumava. I padroni di casa gestivano il possesso della sfera e al 9′ protestavano timidamente per un presunto tocco di braccio nell’area etnea, l’arbitro lasciava correre. Sul capovolgimento di fronte arrivava la doccia gelata per il “Partenio”: traversone di Ndoj dalla destra, Cianci anticipava Frascatore e in zampata beffava Ghidotti. La reazione dei lupi non si faceva attendere, con un cross di Liotti e la sfera che restava a pochi passi dalla linea. Patierno, da posizione ravvicinata, mandava alto e si divorava un’ottima occasione. Al 17′ squillo di Cicerelli con un destro improvviso dalla distanza, Ghidotti respingeva in angolo. Sugli sviluppi del corner seguente, la palla veniva respinta dalla difesa: Tello raccoglieva al limite e concludeva sul fondo. Al 20′ Patierno agganciava un suggerimento dalla destra e tenta di chiudere l’azione con il destro, scontro con Bouah e Bordin della sezione di Bassano del Grappa segnalava fallo in attacco. Poi potenziale chance per Liotti che arrivava negli ultimi metri e si allungava il pallone, Castellini interveniva e Furlan bloccava. Al 25′ l’esterno fraseggiava con Armellino e scaricava il sinistro da circa trenta metri, la traiettoria era larga e l’estremo difensore rossazzurro ripartiva con un rinvio. Stesso esito per D’Ausilio: l’ex Cerignola saltava Ndoj e non indirizzava verso lo specchio della porta da mattonella interessante. Passata la mezz’ora di gioco, Cancellotti serviva Gori ma l’incornata del centravanti era tutt’altro che convincente. Al 35′ altra iniziativa dell’Avellino, con il numero 35 che metteva al centro: Liotti veniva premiato da una deviazione di un avversario e sprecava con una pessima coordinazione. Nel finale di primo tempo Armellino pescava Patierno che cercava di impattare, Bouah era provvidenziale e si opponeva con una lettura perfetta. Dopo un minuto di recupero le squadre rientravano negli spogliatoi: Catania in vantaggio con Cianci, pioveva qualche fischio dalle tribune del “Partenio”. I ventidue protagonisti della frazione iniziale rientravano in campo, non c’erano sostituzioni all’intervallo. In avvio di ripresa grande aggressività da parte dei lupi con una bordata di Gori respinta dai rossazzurri. Al 49′ Liotti scodellava il pallone in area, Patierno colpiva di testa e Furlan neutralizzava senza difficoltà. Al 52′ l’Avellino agganciava il pareggio con l’eurogol del suo laterale sinistro: cross di D’Ausilio smanacciato da Furlan, Armellino appoggiava per Liotti che apreival destro e insaccava all’incrocio con una conclusione chirurgica. Al 56′ scattava la panchina biancoverde per un tocco sospetto di Castellini in area, anche in questo caso l’arbitro non segnalava irregolarità. L’assedio degli irpini andava avanti: al 63′ Sgarbi, dirottato sulla fascia, invita Patierno all’incornata: il bomber, in tuffo, non inquadrava il bersaglio. Al 66′ Cianci prendeva il tempo a tutti sugli sviluppi di un angolo e di testa spediva alto. Poi l’autore del gol etneo scappava in contropiede e si faceva ipnotizzare da Ghidotti, si alzava in ritardo la bandierina. Al 70′ doppio cambio per Pazienza, padroni di casa a trazione anteriore per le battute conclusive dell’incontro: Gori e Liotti lasciavano il posto a Russo e Marconi. I calciatori del Catania giocavano di esperienza, cercando di guadagnare tempo: si scaldavano gli animi sul rettangolo verde del “Partenio”. Al 77′ proprio i neo entrati tentavano di spaventare il pacchetto arretrato ospite. Russo si incaricava della battuta di un angolo e trovava Marconi, la giocata aerea si perdeva sul fondo. Altre due modifiche all’undici per il tecnico di San Severo: Dall’Oglio e Ricciardi entravano per Cancellotti e De Cristofaro. All’83’ l’Avellino siglava la rete del sorpasso. Russo faceva correre Frascatore, il suggerimento era per Patierno che impattava di testa: Quaini respingeva, D’Ausilio armava il sinistro e con una fucilata trafiggeva Furlan. Esultanze sfrenate al “Partenio”, Pazienza intanto rafforzava la retroguardia con Cionek. La truppa di Zeoli si riversava in zona offensiva nel finale, ma non c’era più tempo: era l’Avellino a vincere e a conquistare la final four del torneo. L’avversario in semifinale sarà il Vicenza.

CARRARESE – JUVENTUS NEXT GENERATION: l’avvio metteva il match subito in salita per i giovani bianconeri: Palmieri riceveva il pallone in area di rigore e con il sinistro portava in vantaggio i padroni di casa dopo due giri d’orologio. La reazione della squadra di Brambilla però non tardava ad arrivare con Guerra e Mbangula pericolosi dalle parti di Bleve che, nella seconda occasione, smanacciava il pallone in calcio d’angolo. La Juventus Next Gen continuava a premere in zona d’attacco e al 20’ trovava la via del pari: servizio in profondità di Rouhi per Sekulov che, entrato in area di rigore, scaricava un destro preciso e potente sul quale l’estremo difensore di casa non poteva nulla. Equilibrio che Hasa provava a rompere alla mezz’ora con una conclusione dall’interno dell’area di rigore che veniva però respinta da Bleve; nel finale di primo tempo era attento invece Daffara ad allontanare con sicurezza una conclusione di Panico. La partenza nella seconda frazione era di marca bianconera con un’occasione sulla testa di Muharemovic su azione d’angolo con la sfera che terminava di poco a lato. I bianconeri controllavano il match alla ricerca della rete del vantaggio ma era la Carrarese a trovare nuovamente il vantaggio con il servizio in verticale di Schiavi per Giannetti che siglava il 2-1. Mister Brambilla dava spazio alle prime sostituzioni dell’incontro ed era proprio il neoentrato Cerri, imbeccato da Hasa, a rimettere ancora una volta la sfida in equilibrio. A poco meno di venti giri d’orologio dal termine dell’incontro era Anghelè che aveva la chance per portare in vantaggio la Juventus Next Generation ma il giovane attaccante non riusciva a inquadrare lo specchio della porta. Minuto 85 e i bianconeri sfioravano di nuovo il vantaggio con una conclusione insidiosa da fuori area di Palumbo respinta in qualche modo da Bleve. La squadra di Mister Brambilla tentava il forcing nel finale di gara mettendo sul rettangolo verde ogni scampolo di energia senza però riuscire a trovare la rete della qualificazione al turno successivo. Finiva a Carrara l’ottima annata dei giovani bianconeri.

Tags: Serie C
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