È ufficialmente terminato il cantiere dello stadio “Renzino Paradiso” di Talsano. Nella giornata di lunedì 10 agosto è stata sancita la conclusione dei lavori di riqualificazione dell’impianto, profondamente trasformato in vista dei Giochi del Mediterraneo Taranto 2026.
Un intervento che consegna al quartiere una struttura rinnovata e moderna, destinata a rappresentare una delle eredità concrete dell’appuntamento internazionale. Per l’occasione sono state raccolte le dichiarazioni del sindaco di Taranto Piero Bitetti e del vicesindaco Mattia Giorno, che hanno illustrato rispettivamente il valore dell’opera e gli interventi realizzati.
BITETTI: «UN PATRIMONIO DELLA COMUNITÀ»
Il sindaco Piero Bitetti ha sottolineato soprattutto la dimensione sociale della nuova struttura, inserendola nel più ampio progetto di rigenerazione urbana della città.
«Questa struttura resterà patrimonio della comunità. È un gioiellino che l’amministrazione mette a disposizione dei cittadini, un segnale concreto del cambiamento a cui facciamo riferimento», ha dichiarato il primo cittadino.
Il collegamento con i Giochi del Mediterraneo, secondo Bitetti, rappresenta inoltre la dimostrazione di come la collaborazione tra istituzioni possa produrre risultati concreti.
«Dimostrano che l’interlocuzione seria tra istituzioni funziona. Dal 4 settembre dovremo sviluppare economie e contesti che generino qualità della vita, benessere, sviluppo, occupazione. Taranto deve essere riconosciuta come città centrale nel Mediterraneo».
Particolare attenzione anche alla crescita del quartiere di Talsano, per il quale l’amministrazione punta a un complessivo miglioramento dei servizi e delle infrastrutture.
«Qui la qualità della vita deve migliorare. È un quartiere nato in maniera scomposta, ma lo stiamo seguendo con attenzione: viabilità, fermate BRT, parcheggi, strutture sportive. È un rilancio necessario».
GIORNO: «UNA TRIBUNA VERA E UNA GESTIONE GIÀ PRONTA»
Il vicesindaco Mattia Giorno ha invece illustrato nel dettaglio le principali novità introdotte dal progetto.
Il cambiamento più evidente riguarda la nuova tribuna, capace di circa 500 spettatori e dotata di ascensore, zona stampa e piccolo bar.
«Prima c’era solo una tribunetta laterale. Ora abbiamo una struttura completa, accessibile, con spogliatoi interni e nuovi accessi dedicati a pubblico e squadre», ha spiegato Giorno.
Riqualificate anche le torri faro, sulle quali è stato installato un nuovo impianto di illuminazione, oltre agli ingressi e alle diverse aree di servizio.
Un altro aspetto già definito riguarda il futuro dell’impianto dopo i Giochi del Mediterraneo. Lo stadio è infatti inserito nel primo bando per la gestione delle strutture sportive comunali e, secondo quanto riferito dal vicesindaco, sono già arrivate due offerte.
«A settembre gli uffici ci diranno chi sarà l’aggiudicatario. Il modello di gestione è già previsto: uno dei due entrerà subito dopo i Giochi».
L’EREDITÀ PER TALSANO
La riqualificazione del “Renzino Paradiso” assume quindi un significato che va oltre l’appuntamento con i Giochi del Mediterraneo.
Per Giorno, l’impianto rappresenta infatti un pezzo della storia del quartiere che torna a disposizione della comunità in una veste completamente rinnovata.
«Questo campo è sempre stato parte della storia di Talsano. Ora diventa un luogo di aggregazione sportiva e sociale, inserito in un piccolo polo che comprende anche il nuovo impianto del gioco legale. Questa è la vera eredità che lasciamo dopo i Giochi del Mediterraneo».
Con la conclusione dei lavori, dunque, si chiude la fase del cantiere e se ne apre una altrettanto importante: quella della gestione e della piena fruizione della struttura.
L’impianto è pronto per accogliere gli eventi previsti durante i Giochi. Dal 4 settembre, però, inizierà la vera sfida: trasformare il “Renzino Paradiso” in un impianto vissuto quotidianamente, capace di ospitare attività sportive e iniziative sociali e di diventare un punto di riferimento stabile per Talsano.
Perché una struttura pubblica possa essere considerata davvero un patrimonio della città, non basta completarla: bisogna farla vivere.














