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Taranto-Bitonto, l’Analisi del match: “Una squadra a metà”

Esordio agrodolce per il Taranto di mister Panarelli che impatta allo Iacovone, per 1 a 1, contro la neopromossa Bitonto. Una partita nettamente dai due volti: primo tempo di marca rossoblu con la rete di Favetta per gli Ionici; ripresa tutta a favore degli ospiti, con il pareggio di Turitto e gli affanni finali degli Ionici. 
Il Taranto è partito a mille, con il 4-2-3-1 disegnato e annunciato da Panarelli. Manovra veloce, fraseggi in verticale e sopratutto un’intensità elevata, sia in fase di possesso che in quella di recupero palla. Si può dire che il Taranto, nella prima frazione di gioco (ma più precisamente nei primi 30-35 minuti), non ha fatto mai vedere palla ai suoi avversari. Dopo il vantaggio, realizzato quasi subito, si aveva l’impressione che del Bitonto si poteva fare un sol boccone. 
Le occasioni da rete, quasi tutte su palla inattiva, avevano legittimato un gran possesso palla e un netto dominio territoriale e fisico. Il Taranto poi, però, piano piano dava l’impressione di dover rifiatare e il primo tempo si concludeva con l’occasionissima sciupata da Patierno per i neroverdi. 
Nella ripresa ti aspetti un Taranto maturo, che allunghi sugli avversari. Tutt’altro. I rossoblu non sono pervenuti. Il pallino del gioco diviene tutto in mano degli uomini di mister Pizzulli. Che, minuto dopo minuto, acquisiscono fiducia e padronanza del campo Il pareggio di Turitto ne è la naturale conseguenza, seppur la rete venga viziata da una un’azione un po’ rocambolesca. 
Il Taranto è stordito, la reazione confusa. Come fiacca sembra la condizione psicoatletica. Si susseguono i cambi (alcuni dicono tardivi). Ma il risultato non cambia: sono i neroverdi a farsi più pericolosi e a rischiare il colpaccio. Il Taranto chiude con 4 giocatori offensivi, ma, alla fine dei cinque minuti di recupero, non è mai più riuscito a rendersi pericoloso dalle parti di Figliola. Termina la partita, tra la delusione del pubblico che manifesta il proprio malcontento con qualche fischio rivolto alla squadra uscente dal rettangolo di gioco. 
Quali, allora, i motivi di questo passo falso?
Condizione psicofisica
Le sconfitte in amichevole con Potenza e Virtus Francavilla, susseguite dal passaggio del turno in Coppa Italia con il Nardò, tra tutte le lacune hanno evidenziato un fattore comune: la squadra, nei primi minuti (20-25 minuti) “girava bene”. Anzi, si rendeva aggressiva in entrambe le fasi di gioco.
Poi, quasi sempre dopo la prima marcatura avversaria, crollava. E il crollo, oltre che fisico, era anche mentale. La squadra non riusciva più a mettere insieme due, tre passaggi di fila. E ad ogni azione avversaria c’era sempre il timore che arrivasse un altro gol.  
La stessa sensazione, sopratutto dal punto di vista atletico, la si è avuta contro il Bitonto. Una squadra che, finché ha benzina, corre. E lo fa anche bene, produttivamente. Creando pericoli agli avversari e subendo quasi nulla. Poi, come se questa benzina terminasse, tutto evapora. D’altronde se mancano le energie fisiche, vengono meno anche quelle mentali. 
Panarelli stesso, insieme a qualche giocatore, lo ha esplicitamente detto: la squadra è atleticamente sotto il suo livello. E’ troppo palese la differenza tra primo e secondo tempo. Non può essere che gli avversari, da che erano “annichiliti” nella loro metà campo, tutto ad un tratto diventano invincibili. 
Mancanza di un cambio di gioco a centrocampo
Il Taranto di quest’anno, per natura, non ha a disposizione un regista a centrocampo. Tutti i centrocampisti sono più adatti a giocare da interni: per inderci, sono bravissimi a fare entrambe le fasi, ma meno “puliti” nell’impostazione di gioco e nel dettare i tempi alla squadra. 
Un’altra lettura di gioco del pareggio interno la si può trovare qui. Il Taranto nella ripresa era in difficoltà. La squadra si era allungata, non riusciva più rimanere stretta e compatta. E il proprio possesso palla risultava poco duraturo e poco incisivo. Gli avversari, il Bitonto, accorciavano subito e riuscivano ad aumentare sensibilmente la percentuale del possesso palla. 
Al Taranto manca quel giocatore in grado di entrare dalla panchina, andarsi a prendere palla dalla difesa (che risulta molto rocciosa ma poco adatta ad impostare), allentare la pressione dei propri compagni abbassando i ritmi di gioco e far rifiatare i più stanchi. Un giocatore, magari di grande esperienza, che in quella manciata di minuti, facesse ritrovare geometrie e tempi di gioco. E che desse sicurezza alla squadra. Questo, secondo lo scrivente, è il ruolo più scoperto che ha il Taranto. Perché, come dice il suo mister Panarelli, la squadra deve essere in grado di cambiare pelle, essere camaleontica. A seconda delle situazioni di gioco. 
Quando il Taranto iniziava visibilmente a soffrire, ma probabilmente anche dopo il gol del pareggio, serviva un uomo in più in mezzo al campo. Una soluzione poteva essere trovata, ad esempio, togliendo Squerzanti per il pari under Guadagno, abbassare Manzo (il più adatto nel rolo di playmaker) e giocare momentaneamente con un “falso” 4-3-3. Questa poteva essere una soluzione al netto dominio territoriale degli avversari. Ma è anche vero che sarebbe risultata un po’ “forzatura”. 
Centravanti?
Potrebbe un centravanti di grande spessore, e l’esempio facile e calzante ricade spesso sul Genchi di tre anni fa, colmare i difetti e gli errori del Taranto? Forse. Il Taranto, sicuramente, se disponesse di un calciatore straordinario come lo era Giuseppe Genchi, si tirerebbe spesso fuori dai guai. Un calciatore che è quasi totale: non solo negli ultimi metri di gioco, ma anche in mezzo al campo. Andandosi a prendere palla fin quasi dalla difesa caricandosi la squadra sulle spalle.
Favetta, bravissimo marcatore d’area da rigore, fa quel che può nel modulo ad una sola punta. Si sacrifica, gioca spesso spalle alla porta, scarica ai compagni di dietro, si prende “botte” e fa, come si dice in gergo, a sportellate con gli avversari. Ma rimane comunque un attaccante da area da rigore.  Diakitè sarebbe più adatto. Ma al momento ha dimostrato lontanamente di essere imprescindibile.

Allora la risposta alla domanda se servirebbe un grande centravanti è: forse. Senza ombra di dubbio sarebbe importante, una freccia in più nel proprio arco. Ma non fondamentale. Perché il Taranto dei primi tempi è sempre stato incoraggiante e positivo. A prescindere dal famoso centravanti. Il Taranto del momentaneo 1 a 0 sembrava quasi imbattibile. Quando a questo Taranto ci sono energie e testa, non c’è modulo o giocatore che tenga. Il Taranto gioca bene, è vero concretizza poco, ma risulta sì una squadra che può vincere il campionato. 
La sfida sta nell’arrivare subito in condizione. Trovare subito delle alternative tattiche, quando le cose si mettono male, e come ha detto mister Panarelli, diventare più “navigato” ed esperto a far scorrere i minuti di gioco, quando le energie sono poche. 
Bisogna avere fiducia, pazienza e lasciare lavorare un gruppo di lavoro che non è nato ieri. Se queste cose le vediamo noi sicuramente anche loro, che nel calcio ci hanno fatto una carriera di oltre vent’anni, le vedranno facilmente. 
Paolo Fine
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