Che sia un momento delicato della storia del Taranto è piuttosto evidente per tutti. Logico che nei momenti di difficoltà, i tifosi si rifugiano nei bei ricordi ed in probabili porti sicuri. Luigi Blasi è stato un presidente che ha fatto bene a Taranto. Lo dicono i fatti: la salvezza di Ragusa, la promozione in C1, i play-off poi persi contro l’Avellino, la serie B sfiorata contro l’Ancona, la salvezza di Sorrento e poi quell’addio amaro dopo l’avventura burrascosa con D’Addario. Era un addio che aveva il sapore dell’arrivederci, con Blasi che grazie a Pagni, Iodice e Braglia, se pur aspramente contestato dai tifosi, aveva costruito una squadra sulla carta imbattibile. Basti ricordare i nomi: Corona, Innocenti, Correa, Mezavilla e chi più ne ha ne metta.
Eppure quel presidente contestato da una parte di tifoseria che osannava D’Addario, (senza dimenticare tutti gli strascichi del dopo Taranto – Massese), oggi viene richiesto a gran voce dopo diversi anni di Serie D ed una serie C gestita in modo maldestro. E’ bastato un semplice post su Facebook dell’imprenditore messapico per scatenare gli entusiasmi: “Grazie al mio lavoro nel mondo potrò un giorno prendere il Taranto se i tarantini lo vorranno”.
La frase è piuttosto chiara e vista anche la forte presa sui social di quelle poche parole, a precisare meglio le intenzioni di Blasi ci ha pensato Vittorio Galigani, uomo di fiducia dell’ex presidente rossoblu: “Gigi Blasi non ha mai nascosto il suo amore per i colori rossoblu. In riferimento ad un recente post da lui pubblicato sui social, peraltro in risposta ad una domanda postagli da un tifoso, è giusto precisare il suo pensiero attuale. Nel presente il Taranto ha già una proprietà ed è giusto che sia così. Blasi non intende interferire sul lavoro e sui programmi impostati da altri. Il futuro? Non si può mai ipotecare e non sappiamo mai cosa potrà accadere. Con una pregiudiziale importante che è sempre quella dell’affidamento pluriennale, al club rossoblu, dello stadio E. Iacovone per farne la “nicchia” del calcio a Taranto”. Tradotto cosa significa? Che intanto il Taranto ha una proprietà, un presidente ed un progetto. E’ giusto dare a queste persone la possibilità di lavorare e fare il bene di questi colori.
Nel momento in cui l’attuale dirigenza dovesse venir meno, Blasi sarebbe sempre disposto a subentrare con l’unica condizione di vedersi affidare lo stadio in modo pluriennale con l’obiettivo di effettuare dei lavori specifici. Di qui ecco che un passaggio da Giove a Blasi non è fattibile in modo lineare, perché ci vorrebbe anche l’ok del comune, quindi del classico terzo incomodo, per affidare lo stadio alla potenziale nuova società. Tenendo presente che l’attuale società ha vari discorsi di impiantistica aperti con il sindaco Melucci. Valutazioni che vanno fatte in modo concreto, perché un conto sono le parole ed un conto sono i fatti. Detto questo, per vendere è necessario che ci sia una volontà di vendere che al momento non c’è. Perché Giove non vuole vedere e sta lavorando duramente proprio per il bene del Taranto e solo per questo merita il giusto rispetto. Il presente quindi, ma anche il prossimo futuro, si chiamano Giove e soltanto con un supporto costruttivo e con la fiducia si potranno ottenere risultati importanti.
Maurizio Mazzarella
















