Qualche errore all’inizio, l’espulsione di Oggiano che mette indiscutibilmente in salita (piuttosto ripida) la partita e poi la reazione da grande squadra, da gruppo solido. Il match contro il Nardò sembra una vera e propria metafora della stagione del Taranto e non si può far altro che sperare che anche l’epilogo sia il medesimo. Allo “Iacovone” scende in campo una squadra caparbia, ostinata e con tanta personalità.
Un gruppo che non vuole rassegnarsi alla sconfitta, dei ragazzi che per questa maglia lanciano il cuore oltre l’ostacolo. Le pecche ci sono, l’inizio è parso la fotocopia del match Vallo della Lucania. Approccio blando e un’altra disattenzione su palla inattiva sono elementi da correggere al più presto in vista soprattutto dello scontro diretto di Picerno. Il gol di Mingiano ricorda quello di Grieco di una settimana fa e rappresenta un campanello d’allarme per la retroguardia rossoblu, ma va riconosciuta l’importanza della reazione.
Quando tutto sembrava essere irrimediabilmente compromesso, quando anche molti tifosi si erano lasciati andare allo scoramento, quando le avversità avrebbero potuto prevalere è arrivata la risposta perentoria, una replica quasi infastidita a chi mette ancora in dubbio le potenzialità di questa squadra. La parabola tarantina di Ciro Favetta è l’emblema del carattere di questa squadra: attaccante di indubbio valore, centravanti che lo scorso anno ha collezionato quindici reti, che quest’anno è a quota undici con cinque partite da giocare e nonostante questo ruolino di marcia invidiabile, oltre alle caratteristiche che consentono a tutta la squadra di beneficiare della sua presenza, ha ricevuto le critiche di una fetta di pubblico che gli contestava la scarsa vena realizzativa.
Lui da par suo non ha mai detto una parola fuori posto scaricando la sua rabbia sul terreno di gioco e facendo ricredere anche il più scettico dei sostenitori. Da titolare o entrando in campo a partita in corso la sua presenza si sente, le difese lo subiscono su tutti i fronti ed anche il toro neretino è stato “matato” grazie a due sue prodezze. Da una sua rapida serpentina nasce infatti il rigore del pareggio, perfettamente realizzato da capitan D’Agostino, che riaddrizza il match mentre ad una decina di minuti dal termine decide di mettersi in proprio realizzando un gol da cineteca. Stop al centro dell’area ospite e girata che sembra un colpo da biliardo. Il suo destro preciso dopo aver toccato il palo finisce in rete e regala i tre punti ai rossoblu.
Vanno fatti i più sinceri complimenti ad una formazione che non è indietreggiata di un millimetro nonostante un’espulsione giunta dopo solo mezzora di gioco ed anzi ne ha tratto forza. Come l’araba fenice questo Taranto sembra risorgere dalle proprie ceneri e tutti ci auguriamo che possa compiere un’altra impresa, la più importante, da qui a cinque settimane.
Gabriele Campa













