di Domenico Ciquera
La gara contro il Brilla Campi ha lasciato in eredità una certezza difficile da ignorare: al Taranto è mancata la personalità. I rossoblù non sono riusciti a imporsi, a reagire nei momenti decisivi né a trasmettere quella determinazione necessaria per cambiare l’inerzia dell’incontro. Il dato dei soli tre tiri nello specchio della porta fotografa le difficoltà offensive, ma il problema principale riguarda soprattutto l’atteggiamento mostrato dalla squadra.
In partite di questo tipo servono calciatori capaci di affrontare i duelli, aumentare il ritmo e assumersi la responsabilità della giocata quando la situazione lo richiede. Contro il Brilla Campi, invece, il Taranto ha lasciato troppo spesso l’iniziativa agli avversari, senza riuscire a costruire una reazione convincente.
Non è stata soltanto una questione tattica. È mancata quella partecipazione collettiva che consente a una squadra di restare dentro la partita anche quando il gioco non scorre e le soluzioni sembrano non arrivare. Una carenza che chiama in causa l’intero gruppo e che dovrà essere affrontata per evitare che una prestazione del genere si ripeta.
Falzerano l’unico a provare a cambiare la partita
In una prova negativa del collettivo, Falzerano è stato l’unico a cercare con continuità di cambiare il volto della gara. Il centrocampista ha provato a dare ordine alla manovra, ad aumentare il ritmo e a proporsi come riferimento per i compagni, assumendosi responsabilità che il resto della squadra non è riuscito a condividere.
Il suo atteggiamento merita di essere sottolineato proprio perché ha evidenziato, per contrasto, le difficoltà del gruppo. Una squadra non può affidarsi alle iniziative di un solo calciatore quando è chiamata a reagire. Falzerano ha provato a dare una scossa, ma non ha trovato intorno a sé la stessa convinzione e la stessa disponibilità al sacrificio.
A complicare il quadro ci sono anche alcune criticità nella gestione della rosa. Il Taranto dispone di tre calciatori classe 2008, ma due ricoprono lo stesso ruolo, mentre il terzo trova meno spazio anche a causa della crescita di Lupo. Una distribuzione degli under non ottimale, che riduce le alternative a disposizione e rende più complicato intervenire sull’assetto durante la partita, soprattutto quando emerge la necessità di inserire un attaccante in più.
È un aspetto che la società dovrà valutare con attenzione. Le difficoltà nella costruzione dell’organico possono condizionare le scelte dell’allenatore, ma non possono diventare un alibi per giustificare la mancanza di intensità e convinzione mostrata contro il Brilla Campi.
Calciatori sotto le aspettative e il messaggio di Montervino
A preoccupare è anche il rendimento di alcuni calciatori che nella scorsa stagione avevano fatto bene. Hadziosmanovic, in particolare, non sta offrendo il contributo che ci si aspettava da lui e, al momento, non è semplice individuare le ragioni di questo calo.
Il Taranto ha bisogno che i suoi elementi più importanti ritrovino rapidamente il proprio livello. Qualità ed esperienza, infatti, non bastano se non sono accompagnate da continuità, applicazione e disponibilità a sacrificarsi per la squadra. In un campionato nel quale ogni partita richiede attenzione e determinazione, il rendimento dei singoli può fare la differenza, ma soltanto se inserito in un contesto collettivo convincente.
In questo senso, le parole pronunciate ieri da Montervino sono condivisibili e assumono un significato preciso: a Taranto nessuno ha il posto assicurato. La maglia deve essere conquistata attraverso il lavoro, la lotta e il sudore. Chi non ha più la volontà di restare e di mettersi a disposizione della squadra, secondo il messaggio lanciato dal direttore sportivo, può andare via.
È un richiamo netto, ma necessario. La società deve poter contare su calciatori convinti del progetto, mentre chi viene chiamato in causa deve dimostrare sul campo di voler difendere quei colori. Il passato non può garantire automaticamente un posto e il nome non può sostituire l’impegno quotidiano.
Ora servono risposte concrete
La gara contro il Brilla Campi deve rappresentare un campanello d’allarme e, allo stesso tempo, un’occasione per cambiare passo. Il Taranto possiede qualità, ma deve trasformarle in atteggiamenti concreti: maggiore aggressività nei duelli, più ritmo, capacità di assumersi responsabilità e una partecipazione collettiva che non venga meno alle prime difficoltà.
Falzerano ha provato a indicare la strada, ma il peso della reazione non può ricadere su un solo calciatore. Tocca all’intero gruppo dimostrare di aver compreso la lezione, ritrovando convinzione e spirito di sacrificio.
Le parole di Montervino fissano un principio chiaro: la maglia rossoblù va meritata ogni giorno. Adesso il Taranto è chiamato a dimostrarlo sul campo, con i fatti e non con le dichiarazioni. Perché a una squadra che ambisce a competere non bastano il nome e le qualità tecniche: servono carattere, personalità e la volontà di lottare fino all’ultimo minuto.















